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Mercoledì, 8 Febbraio 2023
Eutanasia

Dj Fabo, Cappato si autodenuncia ai carabinieri: "Spero di essere incriminato"

Dopo averlo annunciato su Twitter il politico dei Radicali si è presentato alla stazione dei carabinieri della compagnia "Duomo" di Milano. "Voglio difendermi in un processo, lo Stato deve prendersi le sue responsabilità"

Lo aveva annunciato su Twitter questa mattina: "Alle 14.45 vado dai carabinieri ad autodenunciarmi". Ed è stato di parola. Marco Cappato, tesoriere dell'associazione Luca Coscioni, è arrivato intorno alle 15 alla stazione dei carabinieri della compagnia "Duomo" di Milano per presentare una autodenuncia dopo aver accompagnato in Svizzera Dj Fabo e averlo aiutato nel suicidio assistito. "Racconterò come ho aiutato Fabo ad ottenere l'assistenza alla morte volontaria", ha detto l'esponente dei Radicali prima di entrare nella stazione dell'Arma. "Io non ho girato la testa dall'altra, mi sono preso le mie responsabilità. Anche lo Stato italiano deve prendersi le sue responsabilità".

"Spero di essere incriminato e di potermi difendere in un processo", ha detto Cappato prima di presentarsi ai carabinieri. "In questo caso non c'è stata alcuna istigazione" al suicidio, ha aggiunto il politico radicale. "Ho solo aiutato Fabo nella sua decisione. Sabato mattina l'ho caricato in macchina con la sua carrozzella e l'ho portato in Svizzera. Ora lo Stato ha due strade: fare finta di nulla oppure incriminarmi, e io spero che lo faccia". 


Secondo Cappato, infatti, spetta allo Stato italiano "il compito di decidere se girare la testa dall'altra parte oppure consentirmi di difendere le mie ragioni in un'aula di Tribunale".

Obiettivo della sua iniziativa dunque è quella di spingere lo Stato a una assunzione di responsabilità "perché - ha spiegato - la soluzione non può essere che se tu hai 10mila euro e la condizione di trasportabilità allora vai in Svizzera, altrimenti resti inchiodato a un letto e devi subire un suicidio nelle condizioni più terribili oppure una tortura di vita che non vorresti. Lo Stato non può fare finta di niente".

"Andrò a difendere davanti a un giudice quello che ho fatto. Lo potrò fare - ha puntualizzato - in nome dei principi costituzionali di libertà e responsabilità fondamentali che sono più forti di un Codice penale scritto in epoca fascista dove non si fa differenza tra l'aiuto a un malato che vuole interrompere una sofferenza e lo sbarazzarsi di una persona di cui ci si vuole liberare. Il Codice penale non fa questa differenza, la Costituzione sì".

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