Venerdì, 17 Settembre 2021
Cronaca

Il docufilm su Rigopiano: le vittime, gli eroi e la rabbia contro lo Stato di chi non dimentica

In prima serata su Rai2 "C'è qualcuno" di Michele Santoro sull'eroismo dei soccorritori. Dopo le polemiche, i parenti delle vittime hanno consentito la messa in onda. Ma restano ancora tante domande che aspettano risposta, come raccontano a Today uno dei sopravvissuti e il legale che li rappresenta

Sessanta minuti per raccontare Rigopiano. Il 2 giugno la Rai manderà in onda in prima serata "C'è qualcuno?", docufilm di Michele Santoro con la voce narrante di Alessandro Haber sulla tragedia del resort di Farindola distrutto da una valanga il 18 gennaio e in cui persero la vita 29 persone. L'annuncio era stato accolto con sorpresa e indignazione dai famigliari delle vittime. L'avvocato del comitato che li unisce, Romolo Reboa, aveva tuonato in una nota contro quella che definiva "un'iniziativa editoriale di carattere speculativo", perché girata "senza la consultazione preventiva" con nessuno dei famigliari. Sull'onda delle polemiche, Michele Santoro e la Rai avevano subito deciso di organizzare una proiezione in anteprima del documentario, realizzato con filmati orginali dei Vigili del fuoco. Al termine della visione, la maggioranza degli esponenti del comitato ha deciso di approvare la messa in onda perché "l'interesse nel non far spegnere i riflettori è prevalso sui sentimenti personali, ma non è piaciuto l'utilizzo di certe immagini, senza che prima fossero sottoposte alla visione dei familiari", come ha fatto sapere l'avvocato Reboa in una nota, rimarcando però l'esistenza di alcune perplessità  sulla "spettacolarizzazione" di certi aspetti e la presenza di "alcune lacune". 

"Il docufilm fa di Rigopiano una tragedia che si fonda sull'eroismo dei Vigili del fuoco, mentre le vittime e le responsabilità dietro quanto è successo diventano dei comprimari. Invece questa vicenda ha due protagonisti: le vittime e le responsabilità", dice a Today l'avvocato Reboa. "Esaltare l'eroismo dei Vigili è giusto. Ma questo prodotto giornalistico non fa vedere tutto, ad esempio perché quelle persone sono state fatte salire in macchina quando si sapeva che non potevano essere fatte riscendere e perché gli elicotteri dei Vigili del fuoco non si sono alzati dopo le prime scosse di terremoto", dice il legale. "Non è colpa dei singoli uomini. I 'nessuno' sono dei bellissimi protagonisti. Ma la catena di comando?". 

"C'è qualcuno", il docufilm su Rigopiano: il trailer

c'è qualcuno rigopiano screenshot trailer-2

"Ci siamo molto indignati quando abbiamo saputo che sarebbe andato in onda il 2 giugno, come se fosse una cosa bella per lo Stato. Ma noi ce l'abbiamo con lo Stato", racconta a Today Giampaolo Matrone, "una vittima un po' particolare di Rigopiano". Era al resort per una vacanza insieme alla moglie Valentina:

lei non ce l'ha fatta, lui è stato salvato dopo 60 ore passate sepolto sotto la neve e le macerie. "E' giusto esaltare il lavoro dei Vigili del fuoco e dei soccorritori, ma abbiamo voluto che fossero aggiunte anche le nostre domande, che aspettano ancora una risposta. Rigopiano sta sulla bocca di tutti e vogliamo che sia sempre ricordato. Purchè se ne parli, basta che sia la verità. E la verità è che bisogna anche dire che i Vigili del fuoco sono venuti su a piedi, hanno scavato a mani nude. Se fossero venuti prima, ora magari io starei meglio e potrei passare più tempo con mia figlia. Per mia moglie non c'è stato niente da fare, ma altri potevano essere salvati: io stesso sono vivo per miracolo", spiega Giampaolo, che dice di avere "zero fiducia" nei confronti dello Stato. "I soccorsi stessi erano spaesati. Sono stati loro a raccontarmelo, perché io poi li ho conosciuti tutti. E' un po' la storia dell'Italia, il classico romanzo italiano".

Il docufilm su Rigopiano "serve a non spegnere i riflettori su quello che è successo", chiarisce Matrone. "Ma dobbiamo essere noi vittime a parlare, non vogliamo che escano cose false. Viviamo ogni giorno per avere giustizia".  Da due mesi Giampoalo è tornato a casa dall'ospedale. "Faccio riabilitazione tutti i giorni, ma per  vedere i miglioramenti ci vorrano almeno due anni. Io non mi arrendo. E' come il calcio: posso perdere una partita, ma vincerò il campionato. Sono un guerriero". Matrone è rimasto solo con la figlia Gaia, cinque anni. "Andiamo avanti, anche se ci manca Valentina, che era il perno della nostra famiglia. Stiamo sempre insieme, vede le mie interviste sul tablet, mi fa tante domande. Vado avanti anche per lei, per farle vedere che c'è giustizia. Aspettiamo ancora risposte alle nostre domande". 

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