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Giovedì, 2 Dicembre 2021
Le indagini della procura

Inchiesta mascherine, Arcuri indagato: la procura ne sequestra 800 milioni "pericolose per la salute"

Disposto il sequestro di 800 milioni di mascherine del lotto cinese acquistato a inizio pandemia, deflagra l'inchiesta. L'ex commissario all'emergenza coronavirus accusato di peculato e abuso d'ufficio

L’ex commissario per l’emergenza covid-19, Domenico Arcuri, è indagato dalla procura di Roma per peculato, abuso d’ufficio e corruzione. Per quest’ultima ipotesi di reato la procura ha chiesto l’archiviazione, richiesta su cui dovrà esprimersi il gip.

L’inchiesta riguarda la maxi fornitura di mascherine cinesi acquistate a inizio pandemia, e nello stesso fascicolo sono chiamati in causa anche l’ex giornalista Rai Mario Benotti, considerato una sorta di intermediario, e gli imprenditori Andrea Vincenzo Tommasi ed Edisson Jorge San Andres Solis. L’indagine è stata affidata ai pm Gennaro Varone e Fabrizio Tucci, coordinati dal procuratore aggiunto Paolo Ielo.

Sequestrati 800 milioni di mascherine cinesi: "Potenzialmente pericolose"

La Guardia di Finanza intanto, proprio su disposizione della procura di Roma, ha notificato un decreto di sequestro alla struttura commissariale nazionale e alle strutture regionali in merito alle mascherine provenienti dalla Cina nell'ambito dell'inchiesta. Il reato contestato in questo filone di inchiesta dai pm Gennaro Varone e Fabrizio Tucci è la frode nelle pubbliche forniture: dalle indagini è emerso che i dispositivi di protezione individuale forniti erano "non conformi". Le indagini riguardano nello specifico affidamenti per un valore di 1,25 miliardi di euro effettuati dall'allora commissario straordinario per l'emergenza Covid Arcuri, a favore di tre consorzi cinesi, per l'acquisto di oltre 800 milioni di mascherine, effettuate con l'intermediazione di alcune imprese italiane che hanno percepito commissioni per decine milioni di euro. 

La procura, nel decreto di sequestro, evidenzia come "l'esame fisico/chimico delle mascherine e dei dispositivi di protezione acquistati, compiuto tanto dall'Agenzia dogane di Roma che da 'consulenti nominati' dai pm ha dimostrato che 'gran parte' per i quali si è disposto il sequestro "non soddisfano i requisiti di efficacia protettiva richiesti dalle norme Uni En" e addirittura che "alcune forniture sono state giudicate pericolose per la salute".

I dispositivi in questione sono sia mascherine chirurgiche sia Ffp2 e Ffp3 o Kn95, e non hanno passato gli esami all'"aerosol di paraffina" ed "aerosol al cloruro di sodio". Nel documento i pm Fabrizio Tucci e Gennaro Varone scrivono che "appare necessario procedere al sequestro probatorio di tutte le mascherine chirurgiche e di tutti i dispostivi di protezione attualmente giacenti. Sia di quelli appartenenti a partite giudicate inidonee, sia quelli appartenenti a partite non esaminate - potenzialmente inidonee o pericolose - non essendo stato possibile, in base alla informazioni ottenute dalla Struttura Commissariale, distinguerli da quelli di partite esaminate con esito regolare al fine di garantire la possibilità della perizia, evidentemente necessaria per la prova di responsabilita' penale e per l'accertamento di idoneità"

Arcuri su questo era stato a questo proposito sentito sabato in procura. Secondo gli inquirenti, era stato costituito “un comitato d’affari”, un “sodalizio composto da freelance improvvisati desiderosi di speculare sull’epidemia e capace di interloquire e di condizionare le scelte della pubblica amministrazione” facendo pressioni su Arcuri, fino allo scorso febbraio commissario per l’emergenza Covid. Chi ne ha fatto parte avrebbe ottenuto provvigioni indebite per oltre 77 milioni di euro.

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