Domenica, 17 Ottobre 2021
Lutto / Lecce

Carabiniere non vaccinato stroncato dal Covid a 52 anni: grave un collega

Sgomento a Gallipoli per la morte di Donato Guido. La segreteria generale Pugliese di Unarma, il sindacato dell’Arma: "Il virus c’è ancora e miete silenziosamente vittime e le miete servendosi proprio di noi"

Non c'è stato nulla da fare. Un carabiniere di Collepasso di 52 anni, Donato Guido, in servizio nella compagnia di Gallipoli, che aveva rifiutato di farsi vaccinare, è morto nel Dea di Lecce dov’era ricoverato da due settimane. Gravi le condizioni del compagno di pattuglia, un militare originario di Matino anche lui non vaccinatosi per scelta e ricoverato presso il nosocomio salentino. Il contagio sarebbe avvenuto durante il servizio e avrebbe coinvolto anche un terzo carabiniere, quest’ultimo asintomatico, ora in isolamento nella sua abitazione di Casarano.

C’è sgomento e tristezza, a Collepasso – dove risiedeva – e a Gallipoli, dove lavorava, come racconta LeccePrima. Donato Guido era appuntato scelto qualifica speciale, in forza presso il Nucleo operativo radiomobile della Compagnia dei carabinieri della città jonica. La segreteria generale Pugliese di Unarma, il sindacato dell’Arma, ha diffuso un comunicato.

"Abbiamo assistito impotenti, in davvero pochissimi giorni, alla dipartita del collega, tesserato, rimasto purtroppo vittima di questo tremendo e subdolo virus", scrive in una nota la segreteria generale di Unarma, che aggiunge: "Il contagio pare sia avvenuto in servizio ed ha interessato anche altri colleghi dello stesso turno, alcuni dei quali sarebbero ricoverati presso la locale struttura ospedaliera e per i quali auspichiamo una pronta guarigione. Dei colleghi interessati alla vicenda chi non ha accusato sintomi, a differenza degli altri, era vaccinato". "Riportiamo questo ultimissimo riferimento al vaccino - aggiungono -, come mera constatazione statistica. L’episodio è e resta triste e amaro, ci lascia attoniti e addolorati nella constatazione che un collega non c’è più ed altri ancora lottano per guarire, ma al contempo deve esserci da chiaro monito e farci riflettere: il virus c’è ancora e miete silenziosamente vittime e le miete servendosi proprio di noi".

"Lungi dal voler intraprendere (non è questo il momento né la sede appropriata) dibattiti sull’opportunità di certi strumenti giuridici di recente adozione e di opinabile utilità - continua il sindacato -, questa associazione sindacale pugliese invita ogni carabiniere alla responsabilità delle proprie scelte e delle proprie azioni, ponendo al centro della disputa sempre la sicurezza, propria e degli altri, ivi compresi i nostri familiari, dentro e fuori dal servizio, quale ineludibile cardine per la lotta al virus e il corretto e sicuro espletamento dei delicati compiti cui siamo chiamati ad assolvere".

"Il Covid-19 è un nemico - prosegue Unarma -, un nemico invisibile, subdolo e mortale che non si può pensare di combattere a mani nude e senza armi e protezioni, soprattutto da chi è chiamato, ogni giorno, in prima persona, sui campi di battaglia. È necessario, per tutti, in questo delicato e decisivo momento – la conclusione -, assumere scelte responsabili, significative e logiche, finalizzate alla reale tutela della salute, per non diventare noi stessi strumento del virus, vittime e carnefici al contempo".

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