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Martedì, 18 Giugno 2024
La svolta nelle indagini / Bologna

Donna morta a letto con una corda al collo: "Il marito l'ha uccisa per stare con l'amante"

Il caso a Castello d'Argile (Bologna). Non sarebbe stato un suicidio, come sostenuto dall'uomo. Secondo le accuse della procura, avrebbe ucciso la moglie perché la considerava un ostacolo a vivere una relazione con un'altra donna. Indagini chiuse: contestato l'omicidio aggravato

"Correte, mia moglie si è suicidata", aveva detto ai soccorritori. Ma oggi, a tre anni di distanza dal dramma, è indagato per omicidio volontario. La procura di Bologna ha notificato un avviso di conclusione indagine per omicidio aggravato dai futili motivi e dalla relazione sentimentale con la vittima a un 53enne accusato di aver ucciso la moglie 59enne, trovata morta il 5 settembre 2021 in un letto, nella sua casa di Castello d'Argile, piccolo comune della città metropolitana di Bologna. Quindi non si sarebbe trattato di una morte naturale né di un suicidio, come si pensò in un primo momento, ma di un femminicidio: un marito che, secondo le accuse, avrebbe ucciso la moglie perché la considerava un ostacolo a vivere una relazione con un'altra donna. Della conclusione dell'inchiesta dà notizia il Corriere di Bologna, e la circostanza trova conferme in ambienti investigativi.

A costruire l'accusa ci sono una serie di presunte omissioni e di dichiarazioni fatte dall'indagato quando è stato sentito, ritenute non veritiere né convincenti: l'uomo, difeso dall'avvocato Ermanno Corso, si è sempre dichiarato innocente. A chiamare il 118, riferendo di aver trovato la moglie morta nel letto, è stato proprio il marito. L'uomo, però, in un primo momento non avrebbe segnalato la presenza di una corda che invece poi, quando i sanitari sono arrivati nell'appartamento, avrebbe detto che era legata al collo della moglie, impiccata alla spalliera del letto. Quando i medici sono arrivati, però, la corda non era più lì e sarebbe stato lui a mostrarla ai soccorritori. "Ho sciolto la corda e provato invano a rianimarla", le parole dell'uomo.

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, invece, la donna sarebbe stata imbottita di farmaci (non avrebbe avuto la forza di stringersi la corda al collo da sola) e presumibilmente strangolata. Un suicidio inscenato, secondo l'accusa. Il corpo, inoltre, sarebbe stato spostato dopo la morte. Gli elementi di accusa sono stati messi in fila da una lunga indagine dei carabinieri del nucleo investigativo, integrate da consulenze medico-legali e da accertamenti specifici affidati dal pm Augusto Borghini ai militari specializzati nelle investigazioni scientifiche, per la ricostruzione della scena del crimine. L'avviso di fine indagine prelude alla richiesta di rinvio a giudizio: l'indagato potrà chiedere di essere interrogato.

Con l'avviso di fine indagini che accusa il marito di omicidio, l'auspicio della famiglia della presunta vittima è "che si possa mettere un punto a questo strazio che dura da quasi tre anni, uno stress notevolissimo per il fratello e la sorella, ma anche per i genitori", ha detto all'Ansa l'avvocato Daniele Nicolin, difensore dei familiari della donna di 59 anni morta a Castello d'Argile. "Poi che direzione prenderà vedremo, l'importante è mettere una parola di verità, arrivare a una spiegazione di quello che è successo", si augura la famiglia. Oltre al fatto che venga dato il nulla osta a poter celebrare i funerali, dal momento che la salma è ancora sotto sequestro.
 

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