Mercoledì, 29 Settembre 2021
VIOLENZE SESSUALI / Catania

Dottoressa violentata in ambulatorio: "Ha rischiato la vita, salva solo per un caso"

Il caso della donna stuprata nella guardia medica a Trecastagni, nel Catanese. L'aggressore si chiama Alfio Cardillo, ha 26 anni, alle spalle piccoli precedenti penali ed anche un trattamento sanitario obbligatorio. Il portavoce della vittima: "Evitato il peggio solo perché è riuscita a fuggire"

"La vicenda non deve essere analizzata solo dal punto di vista dei reali accadimenti, della violenza in sé, ma piuttosto da quello di ciò che sarebbe potuto accadere. La dottoressa ha rischiato la sua vita, ha rischiato di morire e si è salvata soltanto per una circoscanza fortuita, perché è riuscita lucidamente a fuggire dal suo aggressore e ad allertare il vicinato e le forze dell'ordine".

Così Francesca Guglielmino, portavoce della vittima, commenta l'aggressione subìta della dottoressa 51enne che era di turno in guardia medica lunedì notte a Trecastagni, nel Catanese.

L'uomo che l'ha aggredita, anche sessualmente, si chiama Alfio Cardillo, ha 26 anni, alle spalle piccoli precedenti penali ed anche un trattamento sanitario obbligatorio.

"L'arrivo dei carabinieri ha evitato il peggio" | Video

A sentire le urla della donna allertando subito i carabinieri sono stati due abitanti della zona, Sebastiano Crimi e Michela Lombardo che ai microfoni di CataniaToday hanno dichiarato: "Nel cuore della notte abbiamo sentito una donna che chiedeva aiuto e ci siamo affacciati. Non sapevamo che fosse la dottoressa, ma abbiamo capito che stava succedendo qualcosa di grave. Quando abbiamo visto una donna seminuda per strada abbiamo chiamato le forze dell'ordine". La vittima dell'aggressione era in servizio in quella sede da nove anni e, dunque ben conosciuta in paese. 

Il racconto di testimoni e colleghi | Video

Davanti alla sede della guardia medica di via Suor Maddalena Morano, c'è anche un gruppo di colleghe che, come spiegano a CataniaToday, da anni denunciano i problemi di sicurezza nei presidi notturni e nei pronto soccorsi. "Lavoriamo costantemente nel terrore, senza nessun mezzo di sicurezza - chiarisce una dottoressa - Fra l'altro siamo più donne in servizio, ma questo non può diventare un problema di genere femminile, solo perché c'è stato il rischio dello stupro.

Se l'aggressore fosse stato armato infatti anche un medico uomo si sarebbe trovato in seria difficoltà". "Ormai nelle guardie mediche siamo costantemente da soli, dobbiamo cercare sempre qualcuno che ci accompagni - conclude - Chiediamo quindi la presenza fissa di un vigilantes, sia nelle sedi che durante le visite domiciliari o gli spostamenti notturni negli ospedali".

La notizia dsu CataniaToday
 

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