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Sabato, 25 Maggio 2024
Il caso

Tutte le ombre sul metodo Stamina: "Rischio morbo mucca pazza e Hiv"

I Nas e gli esperti ministeriali contestano il metodo del dottor Vannoni: "Nelle infusioni non ci sono cellule staminali". E dagli atti emergerebbe il rischio di contrarre il morbo della mucca pazza, infezioni e l'Hiv

ROMA - Ha fatto e fa discutere non poco il metodo Stamina, quello "inventato" dal dottor Davide Vannoni per curare molte malattie neuro degenerative, come la Sla e la Sma1, con le infusioni di cellule staminali. Mentre il movimento pro Stamina continua a manifestare in piazza - anche con azioni eclatanti - invocando l'accesso alle cure per i malati, un rapporto shock rivelato oggi dal quotidiano La Stampa getta nuove e pesanti ombre sul "caso".

Solo pochi giorni Vannoni ci raccontava "le sue verità" (leggi qui l'intervista), parlandoci della battaglia intrapresa con il ministero della Salute e della rivincita ottenuta grazie ad una sentenza del Tar che ha sconfessato l'operato del Comitato scientifico di valutazione sul metodo voluto dal ministro Lorenzin ("alcuni componenti del comitato erano di parte").

Ma ecco il rapporto shock che, c'è da giurarci, scatenerà nuovi contrasti e polemiche. La Stampa, in un articolo a firma di Paolo Russo, parla di alcuni verbali, finora segreti, redatti dai Nas e dagli organismi scientifici istituzionali (Aifa, Iss e Centro nazionale trapianti). Oltre che del parere, mai reso pubblico integralmente, con il quale il Comitato di scienziati, poi giudicato "non imparziale" dal Tar del Lazio, ha bloccato sul nascere la sperimentazione.

Dai documenti emergerebbe, scrive La Stampa, "il rischio di trasmissione di malattie infettive, Hiv in testa, per assenza di controlli delle cellule dal donatore". E ci sarebbero altri rischi per i pazienti, "come quello della Bse, meglio nota come sindrome da mucca pazza". Nei terreni di coltura delle cellule per Stamina agli Spedali civili di Brescia, le analisi condotte dall'Aifa (Agenzia italiana del farmaco) farebbero supporre "l'uso di siero bovino". E' lo stessa documentazione presentata da Stamina a confermare l’uso di siero bovino per la coltura delle cellule.

Cosa che in sé non sarebbe vietata anche se sconsigliata. Purché – ricorda il comitato – «per ridurre i rischi di natura infettiva… il siero fetale bovino provenga da animali allevati e sacrificati in Paesi privi di Bse», il tutto mediante certificazione europea. «Nessuna di queste informazioni è presente nei documenti pervenuti», si legge però nel parere.

Ancora: dubbi emergerebbero anche su cosa venga realmente somministrato ai pazienti. In un verbale riportato dal quotidiano torinese, "si dichiara che le cellule somministrate possono essere leucociti del sangue, di solito mescolati ad altre componenti minori...oppure cellule più purificate quali le cellule mesenchimali estratte dal midollo osseo". Insomma, di cellule staminali nelle "misteriose" infusioni ce ne sarebbero sì e no tracce. E come le cellule mesenchimali del midollo si trasformerebbero in cellule cerebrali e dei tessuti nervosi, in grado di riparare i danni all’origine di molte malattie neuro degenerative? Nessun accenno.

LA REPLICA DI VANNONI - «Siamo al ridicolo: il protocollo Stamina si basa sull'utilizzo di cellule staminali molto pure, che sono tra l'altro caratterizzate e documentate presso gli Spedali Civili di Brescia. La conferma è contenuta nelle cartelle biologiche di ogni paziente presso la struttura ospedaliera». Così il presidente di Stamina Foundation, Davide Vannoni, replica all'articolo pubblicato oggi su La Stampa. «Ci sono i documenti presso gli Spedali di Brescia - afferma Vannoni - che contraddicono queste accuse». Nel merito di quanto pubblicato, Vannoni sostiene che il comitato scientifico «non ha fatto alcuna valutazione della quantità di cellule staminali presenti nelle infusioni, avendo solo valutato il metodo sulla carta». Quanto al riferimento alla visita ispettiva nel nosocomio bresciano da parte dell'Aifa nel 2012, il presidente di Stamina Foundation precisa che già nel 2012 «è stato diffuso un documento della Regione Lombardia nel quale si definiscono i risultati di tale visita ispettiva non corretti e si sottolinea come non siano stati raccolti i documenti relativi alla produzione delle cellule staminali».

Una cosa è certa: serve chiarezza. Ecco perché si attende con ansia la nomina da parte del ministro Lorenzin del nuovo comitato scientifico chiamato a valutare l'attendibilità e la sicurezza del metodo Stamina.

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