Venerdì, 6 Agosto 2021
L'anniversario

Emanuela Orlandi 38 anni dopo la scomparsa: tante piste e domande senza risposta

Il fratello Pietro continua a chiedere “verità” in nome della sorella, al centro di uno dei casi più oscuri della cronaca del nostro Paese, tra indagini, sospetti e misteri

Il disegno di una ragazza dai capelli scuri, vestita con una salopette jeans, che suona il flauto traverso. Dietro di lei la scritta: "Verità in nome di Emanuela". È l'immagine che su Facebook invita alla partecipazione a Roma a un sit in vicino via della Conciliazione e quella Emanuela per la quale si chiede verità è Emanuela Orlandi. Una verità che tarda ad arrivare, a 38 anni dalla scomparsa della ragazza, cittadina vaticana e figlia di un commesso della Prefettura della Casa Pontificia, di cui si sono perse le tracce in circostanze misteriose quando ne aveva 15, nel 1983. La sua famiglia non ha mai smesso di cercare verità e giustizia, combattendo contro quello che il fratello di Emanuela, Pietro Orlandi, ha definito spesso un "muro di gomma", che avrebbe respinto tutti i tentativi di fare luce su una vicenda che ha preso inizio in un caldo pomeriggio romano di inizio anni Ottanta, e che negli anni ha visto vorticare accuse e sospetti, indagini e depistaggi, criminalità organizzata, intrighi internazionali, finanze parallele, segreti diplomatici. 

Pietro Orlandi e la ricerca della verità sulla sorella

Appena un mese fa la conferma che le ossa trovate nel cimitero Teutonico a Roma non appartengono ad Emanuela Orlandi, come confermato dalle ulteriori analisi disposte dalla famiglia che hanno permesso però di datare quei frammenti a un periodo successivo al 1900. Gli accertamenti erano partiti in seguito all'istanza della famiglia Orlandi, dopo l'arrivo di una lettera anonima all'avvocata Laura Sgrò con il suggerimento di cercare proprio nel piccolo camposanto all'interno delle Mura vaticane ("Cercate dove indica l’angelo"), che aveva portato all’accesso a due tombe all'interno del cimitero, poi risultate vuote; in un locale sottostante erano stati scoperti migliaia di frammenti ossei. Per il perito d'ufficio del Vaticano quei frammenti risultavano "databili ad epoca anteriore alla scomparsa della povera Emanuela. I più recenti risalgono ad almeno cento anni fa". Sgrò commentò invece che "il fatto che vi fossero frammenti risalenti a dopo il 1900, come accertato dall’esame del carbonio 14, dimostra che il metodo utilizzato dal Vaticano non è stato quello adeguato" e che "le analisi più approfondite andavano fatte. Adesso sappiano che non è lei. E andiamo avanti". 

E Pietro Orlandi continua ad andare avanti. In occasione del quarantesimo anniversario dell'attentato a papa Wojtyla, avvenuto in piazza San Pietro il 13 maggio 1981 ad opera del "lupo grigio" Mehmed Alì Agca, Orlandi tornò a parlare della scomparsa della sorella, del presunto legame con quel fatto e dei misteri che avvolgono la vicenda di Emanuela Orlandi. "La cosa assurda è che ogni pista aveva elementi di verità ma poi sono state accantonate. È passato un tempo infinito, è venuto il momento che il Vaticano prenda una posizione seria su questo argomento, non possono continuare a mantenere questo silenzio", disse Orlandi, ricordando 38 anni di domande senza risposta. "Istanze, richieste, piste, ma zero risposte. Con l'ultima pista che abbiamo segnalato, lo scambio di whatsapp tra due persone vicine al Papa che parlavano di documenti legati alla scomparsa di Emanuela, ci aspettavamo che dal Vaticano si chiamasse almeno il nostro legale per capire cosa avevamo in mano invece niente, silenzio assoluto. Ripeterò sempre che Emanuela è ancora iscritta all'anagrafe vaticana come cittadina vivente, io non ho mai fatto dichiarazione di morte presunta".

La scomparsa di Emanuela Orlandi: 38 anni di misteri

Emanuela Orlandi scompare il 22 giugno 1983, poco dopo essere uscita dalla lezione in una scuola di musica in centro a Roma, in piazza Sant'Apollinare. Quando la ragazza non torna a casa la sera del 22 giugno, la famiglia inizia le ricerche e fa partire la denuncia. Cominciano a circolare i manifesti con la foto di Emanuela, sorridente e con una fascetta hippy sulla fronte: una delle immagini simbolo che ritornano alla mente ogni volta si pensa alla sua scomparsa. Poco tempo prima un'altra ragazza romana, Mirella Gregori, anche lei della stessa età di Emanuela Orlandi, era scomparsa e i due casi vengono collegati quasi fin da subito anche se non si conoscevano né avevano frequentazioni in comune. Seguono segnalazioni di avvistamenti, telefonate anonime, ma di Emanuela non si trova traccia mentre si dipana una trama di indagini e piste sempre più intricate che chiamano in causa di volta in volta lo stesso Stato Vaticano, lo Ior e i personaggi che vi ruotavano attorno (dal monsignor Marcinkus al caso Calvi), la Banda della Magliana, terroristi internazionali, i servizi segreti di vari paesi stranieri.

Tra le piste quella del cosiddetto "Amerikano", il fantomatico personaggio che telefonò più volte a casa Orlandi e in Vaticano, collegando la scomparsa di Emanuela con Alì Agca, arrestato dopo l’attentato a Giovanni Paolo II, finita senza prove e senza indizi certi. Lo stesso Agca un paio d'anni fa scrisse una lettera per dire che secondo lui Emanuela Orlandi "è viva e sta bene e il Vaticano non c’entra", tirando in ballo "la Cia".

La banda della Magliana torna spesso nelle intricate ricostruzioni sul caso di Emanuela Orlandi. Nel 2005 una telefonata anonima a Chi l’ha visto? suggerisce di guardare tra le tombe nella basilica di Sant'Apollinare, dove si scopre era stato sepolto il boss "Renatino" De Pedis (la sua sepoltura era stata autorizzata dall'allora presidente della Cei, il cardinale Ugo Poletti). Qualche anno dopo l'ex compagna di De Pedis, Sabrina Minardi, rilascia numerose dichiarazioni, tra cui quelle sulla morte e sulla presunta prigionia di Emanuela Orlandi nei sotterranei di una palazzina nel quartiere Monteverde a Roma nei pressi dell’ospedale San Camillo, giudicate parzialmente incoerenti da parte degli inquirenti e anche in quel caso senza che si arrivi a fatti dimostrati. C'è poi poi la pista della pedofilia, anche questa rimasta senza riscontri, con la ragazza che potrebbe essere finita al centro di un giro di festini a sfondo sessuale con il coinvolgimento di esponenti del clero, rilanciata dall'esorcista padre Gabriele Amorth e da un collaboratore di giustizia ex affiliato di Cosa nostra. 

Ipotesi in molti casi di grande suggestione, che ciciclamente tornano a galla, con rivelazioni che esplodono sui media riaccendendo le luci su quello che è uno dei misteri più oscuri della storia italiana, ma che poi finiscono per perdersi in mille rivoli di vaghezza e inattendibilità. Tante piste, nessuna verità, mentre Pietro Orlandi continua a ripetere: "Finché non avrò un corpo, ho il dovere di cercarla viva". 

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