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Domenica, 23 Gennaio 2022
La rivelazione

Emanuela Orlandi: perché si torna a parlare di "trattativa segreta"

Le rivelazioni dell'ex procuratore capo di Roma, Giancarlo Capaldo, gettano nuova luce sul legame tra la tomba di Renatino De Pedis e la scomparsa della studentessa 15enne

Uno sviluppo che, se confermato, avrebbe del clamoroso: nel caso della scomparsa di Emanuela Orlandi si affaccia l’ipotesi di una “trattativa segreta” portata avanti dal Vaticano, che avrebbe promesso di fornire indizi utili al ritrovamento del corpo della quindicenne scomparsa nel 1983 in cambio di un aiuto da parte della magistratura italiana a liberare la Chiesa dall’imbarazzo rappresentato dalla presenza della tomba del boss della Magliana “Renatino” De Pedis nella basilica di Sant’Apollinare.

La tomba di Renatino De Pedis e l'imbarazzo della Chiesa

La rivelazione arriva dall’ex procuratore di Roma Giancarlo Capaldo, all’epoca titolare dell’inchiesta sulla scomparsa di Emanuela. Ospite al programma di La7 ‘Atlantide’, Capaldo ha confermato di essere in possesso di informazioni potenzialmente esplosive sulla presunta trattativa, e di essere pronto a parlarne e a fare i nomi degli emissari del Vaticano che lo avrebbero contattato e di tutti i potenziali testimoni.

Capaldo riferisce che i primi approcci risalgono al periodo a cavallo tra il 2011 e il 2012, anno in cui, sotto il papato di Benedetto XVI, Joseph Ratzinger, la Chiesa viene investita da una bufera per la presenza della tomba di Enrico “Renatino” De Pedis, boss dell Banda della Magliana ucciso nel 1990 in via del Pellegrino, a pochi passi da Campo de’ Fiori, nella basilica di Sant’Apolinnare.

Stando alle rivelazioni dell’ex procuratore è in quel periodo che due emissari del Vaticano “che ricoprivano cariche importanti in quel momento” anche sotto il profilo diplomatico, chiedono di incontrarlo formalmente per risolvere una questione che causa grande imbarazzo alla Chiesa: in cambio della concessione a spostare la salma, il Vaticano avrebbe messo in campo tutto il suo potere per arrivare al ritrovamento del corpo di Emanuela Orlandi, cittadina vaticana scomparsa il 22 giugno del 1983.

La scomparsa di Emanuela Orlandi e il legame con la tomba del boss della Magliana

Perché la Chiesa si preoccupa così tanto della tomba di De Pedis? Va detto infatti che la sepoltura del boss della Magliana in Sant’Apollinare era cosa nota, visto che la notizia era stata diffusa dalla stampa pochi mesi dopo la sua morte. A riportarla sotto i riflettori (e a scatenare polemiche) è stata però una telefonata anonima arrivata a ‘Chi l’ha visto’ nel 2012, in cui l’interlocutore invitava a riaprire la tomba per controllare chi fosse sepolto nella cappella e a indagare sul “favore” che De Pedis aveva fatto per meritarsi di essere seppellito lì. Il favore, dirà nel 2008 agli inquirenti Sabrina Minardi, ex amante di Renatino diventata una super testimone, sarebbe stato quello di rapire e uccidere Emanuela per ordine del potentissimo arcivescovo Paul Marcinkus, uomo della finanza vaticana e capo dello Ior, dichiarazioni che il Vaticano ha categoricamente smentito definendole “infamanti”. 

Nel 2012 la tomba viene effettivamente aperta, e al suo interno non si trovano resti di Emanuela. La Chiesa però si ritrova investita da sospetti e illazioni, ed è in quel periodo che il Vaticano chiede, tramite due emissari, un colloquio con il procuratore di Roma. Che accetta l'incontro e chiede, dal canto suo, collaborazione da parte del Vaticano per avere risposte sul caso Orlandi: “Chiedevano come a mio parere le indagini potessero portare a una conclusione che risolvesse il problema e il pericolo del Vaticano di essere sempre additato come una ‘bestia nera’ anche per il collegamento tra la scomparsa di Emanuela e la presenza della tomba di De Pedis”, spiega Capaldo. La Chiesa, in estrema sintesi, stava chiedendo aiuto alla magistratura affinché si procedesse con l’esumazione rapida in modo da eliminare da Sant’Apolinnare un cadavere “troppo ingombrante”. Una richiesta legata, suppone Capaldo, anche al momento storico che in quel momento la Chiesa stava vivendo sotto la direzione di Ratzinger.

Gli incontri e la trattativa arenata

“Feci presente che la riesumazione non era una priorità delle indagini, era improbabile che nella tomba ci fosse il cadavere di Emanuela vista la distanza temporale tra la sua scomparsa e la morte di De Pedis, ma sono consapevole che i parenti delle vittime trovano pace nelle risposte, anche quando purtroppo portano al ritrovamento del cadavere del loro caro - ha proseguito Capaldo - Pensai che fosse la stessa situazione per il caso di Emanuela Orlandi. Queste due persone presero atto del mio punto di vista e si riservarono di sentire alcune persone più in alto nella gerarchia e di darmi una risposta. La risposta avvenne qualche settimana dopo e fu positiva. La disponibilità era quella di mettere a disposizione ogni loro conoscenza e indicazione per arrivare a trovare il corpo”.

Qualcosa però bloccò la trattativa, secondo Capaldo due elementi in particolare: “Io termino la mia reggenza perché a capo della Procura viene nominato Giuseppe Pignatone e dall’altra parte in Vaticano si iniziano una serie di grandi manovre o di scontri sotterranei, come è costume probabilmente in quel contesto, intorno a Papa Ratzinger. E sappiamo poi che Papa Ratzinger da lì a un anno neppure si dimetterà”. Sempre nel 2012 arriva il via libera della magistratura al trasferimento, e la salma di De Pedis viene trasferita da Sant’Apolinnare al cimitero di Prima Porta per la cremazione.

L'avvocato della famiglia Orlandi si rivolge al Csm

L’ex procuratore non ha fornito indizi sull’identità dei due emissari del Vaticano, affermando però che “se fossi convocato nell’ambito di un’attività giudiziaria seria direi chi sono queste persone, se erano presenti altri oltre a me e a queste due persone e se il colloquio è stato registrato. A queste tre domande io risponderò soltanto a chi ha il titolo per chiedermelo”. Il che significa il Consiglio superiore della magistratura e la magistratura vaticana, che Laura Sgrò, avvocato del fratello di Emanuela, Pietro Orlandi, ha già interpellato.

Sgrò ha infatti presentato una richiesta di interrogatorio di Capaldo al Promotore di Giustizia vaticano e al Consiglio superiore della magistratura per condurre “accertamenti sulla condotta dei magistrati della Procura di Roma sul caso Emanuela Orlandi”. Va ricordato che l’inchiesta sulla scomparsa di Emanuela che vedeva indagate per i reati di sequestro di persona e omicidio diverse persone legate alla Banda della Magliana è stata archiviata nel 2015 su richiesta della procura, un’archiviazione confermata anche dalla Cassazione.

Le rivelazioni di Capaldo, se considerate attendibili, confermerebbero  un’ingerenza da parte del Vaticano nell’inchiesta: a che titolo gli emissari vaticani avrebbero esercitato pressioni sulla magistratura italiana, e in che modo avrebbero potuto contribuire al ritrovamento del corpo di Emanuela? Perché questo contributo non è stato proposto precedentemente, ma solo nel 2012, e che quali elementi erano effettivamente in possesso del Vaticano in relazione alla scomparsa di Emanuela e al luogo in cui il corpo è stato sepolto? A distanza di 38 anni alcune risposte potrebbero finalmente arrivare.

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