Lunedì, 14 Giugno 2021
Le indagini / Palermo

Emanuele Burgio ucciso a 25 anni: dietro l'omicidio una banale lite per un incidente

Sarebbe un semplice litigio il movente che ha portato all'assassinio del 25enne, freddato a colpi di arma da fuoco nel quartiere Vucciria, a Palermo. Per il delitto sono state fermate tre persone

Il luogo dell'omicidio

Ci sarebbe una banale lite legata ad un incidente stradale dietro l'omicidio di Emanuele Burgio, il giovane freddato a colpi di arma da fuoco nella notte tra domenica e lunedì, nel quartiere Vucciria di Palermo. Nonostante la vittima fosse sotto processo con l'accusa di aver trasportato diversi chili di hashish da Vicenza a Palermo nel 2017 e fosse anche figlio di un condannato per mafia, Filippo Burgio, al momento non c'è alcun elemento che possa far pensare ad un delitto maturato nel mondo dello spaccio né tantomeno in quello di Cosa nostra. Per l'omicidio sono state fermate tre persone: M.R., di 39 anni, suo fratello D.R (un 49enne) e il figlio di quest'ultimo, di 29 anni. 

Le indagini sulla morte di Emanuele Burgio, il giovane ucciso a Palermo

Come spiega Sandra Figliuolo su PalermoToday, il delitto è stato integralmente ripreso da una telecamera di sorveglianza ed è proprio grazie a questo filmato e a tutte le immagini registrate in vari punti del centro storico che, con un lavoro certosino, gli investigatori della squadra mobile, guidata da Rodolfo Ruperti, sono riusciti a risalire ai tre fermati in poco più di 24 ore. Alla Vucciria, nonostante al momento della sparatoria vi fossero dei testimoni, tutti hanno preferito tenere la bocca cucita. Un'omertà che certamente non ha agevolato le indagini, ma che comunque non ha impedito ai poliziotti, coordinati dalla Dda, diretta dal procuratore aggiunto Salvatore De Luca, di chiudere il cerchio.

La discussione e la spedizione punitiva

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, una decina di giorni fa, in seguito a un incidente stradale, vi sarebbe stata una lite tra Burgio e il più giovane dei tre fermati. Burgio, appassionato di boxe, avrebbe anche strattonato l'indagato. Per questo nella notte di domenica, i tre parenti si sarebbero presentati a bordo di scooter alla Vucciria, per regolare il conto in sospeso. Avrebbero posteggiato i loro mezzi lontano dal luogo del delitto e anche questo ha reso più complesso rintracciarli.

La discussione animata tra Burgio e i tre fermati sarebbe avvenuta non lontano dalla trattoria Zia Pina, gestita dalla famiglia della vittima e una telecamera di sorveglianza ha inquadrato la scena: una discussione di circa un minuto, animata, ma senza spintoni, finché si vedrebbe uno degli indagati prendere l'arma dietro la schiena, scarrellare e passarla a M.R. che avrebbe fatto fuoco puntando al torace della vittima. A quel punto nel video si vedrebbe Burgio che barcolla e che cerca di fuggire, inseguito dai killer che lo finiscono con altri tre colpi alle spalle prima di allontanarsi tra i vicoli del centro storico.

Accanto a Burgio ci sarebbe stato un altro giovane, che avrebbe quindi assistito a tutta la discussione e sarebbe persino scappato assieme alla vittima. Avrebbe però confermato soltanto in un secondo momento la sua presenza in via dei Cassari. Grazie ad altre immagini riprese da diverse telecamere - è stato necessario vagliare tutte le possibili vie di fuga per arrivare a riprendere gli scooter - i poliziotti sono poi risaliti ai proprietari dei mezzi, che sarebbero imparentati con gli indagati e infine a fermare i presunti autori del delitto.

Uno di loro avrebbe ammesso che dietro all'omicidio ci sarebbe la vicenda dell'incidente stradale. Ora si attende che venga fissata l'udienza di convalida, durante la quale gli indagati, assistiti dai loro avvocati, potranno se lo vorranno rispondere alle domande del gip e fornire eventualmente una loro versione dei fatti. 


 

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