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Venerdì, 20 Maggio 2022
Cronaca

Svolta nel caso Scieri: l'ombra del nonnismo dietro la morte del parà

Il militare venne trovato senza vita nella caserma "Gamerra" di Pisa, il 16 agosto 1999. Finora si era parlato di incidente o suicidio, ma le cose sarebbero andate diversamente. La polizia ha arrestato un ex commilitone di 39 anni: era pronto a fuggire all'estero

Quello di Emanuele Scieri, il parà siciliano trovato senza vita nella caserma "Gamerra" della Folgore di Pisa, il 16 agosto 1999, non fu un suicidio. Il militare venne trovato morto ai piedi della scala della torre di asciugatura dei paracadute. Finora si era sempre parlato di un gesto volontario o di un probabile incidente, ma le cose potrebbero non essere andate così: dietro la morte del giovane parà ci sarebbe infatti l’ombra del nonnismo.

A settembre del 2017 la Procura di Pisa aveva riaperto le indagini dopo la richiesta della Commissione parlamentare d'inchiesta. Fu proprio la Commissione a sostenere per prima che il giovane militare – da poco in servizio in quella caserma – venne aggredito prima di precipitare nel vuoto.

Un'ipotesi ora avallata anche dagli inquirenti che sono convinti che il militare sia morto in seguito ad un atto di nonnismo. Le indagini hanno portato ad una clamorosa svolta nel caso. Agli arresti domiciliari è finito un ex commilitone del parà. Insieme a lui ci sono altri due indagati. Per l'ex commilitone l'accusa è di concorso in omicidio. L'uomo, oggi 39enne, dopo aver saputo dell'inchiesta a suo carico era pronto a fuggire all'estero. Da qui la richiesta di custodia cautelare. 

Non solo. La Procura parla ora apertamente di omicidio volontario, perché dopo la caduta dalla torre "il giovane è stato lasciato agonizzante a terra".

"Aggredito mentre era a terra"

Questa mattina il procuratore Alessandro Crini ha illustrato ai giornalisti gli sviluppi delle indagini relative alla morte del militare. "L'indagine - ha spiegato il procuratore di Pisa Alessandro Crini - ha consentito di perfezionare la conoscenza relativa al nonnismo: questo dato emerge anche con modalità tali da ritenere che contro Scieri ci sia stata un'aggressione da parte dei 'nonni' anche mentre era a terra".

Gli inquirenti dicono inoltre di essere arrivati "alla conclusione che ci fosse il tempo per soccorrere Emanuele". 

"Si tratta di ipotesi indiziarie che sono suffragate anche dalle consulenze tecniche allegate alle conclusioni della commissione parlamentare d'indagine", ha detto Crini.

Il nonnismo in caserma

Il Procuratore - scrive Tommaso Fabiano su PisaToday - ha fornito diversi elementi di contorno che aiutano a capire il clima che si respirava in quei mesi nella caserma dove Scieri perse la vita. Un clima caratterizzato da un'escalation di episodi e atti di nonnismo che si verificò in particolare nei mesi di giugno e luglio '99, alcuni giorni prima quindi dell'arrivo di Scieri. "Una situazione - ha detto Crini - che aveva creato anche un certo allarme nell'ambito della gestione della caserma. Tant'è che ad inizio agosto, quindi a monte della vicenda Scieri, venne sostituito il generale comandante".

La pratica diffusa era in particolare quella dei cosidetti 'pompeggi': flessioni, a cui erano costretti i militari più giovani, durante le quali la reclute venivano percosse nei muscoli dorsali dai colleghi anziani, "seduti a cavalcioni" sulla loro schiena. La vicenda di Scieri, rappresenterebbe, secondo gli investigatori, "la degenerazione di una pratica consolidata".

Nessun indizio al momento farebbe pensare che il ragazzo, all'epoca 27enne e appena laureato, potesse essere stato subito preso di mira dai suoi colleghi più anziani. "Ed anzi - ha detto Crini - esiste una sorta di 'statuto' non scritto del nonnismo che dice di non toccare gli allievi appena arrivati". 

Forse Scieri si trovò quindi per caso in compagnia dei suoi assassini che dopo averlo aggredito lo avrebbero costretto a salire sulla torre dalla quale sarebbe poi caduto nel vuoto. "Abbiamo accertato - ha detto Crini - come quel luogo, una specie di discarica, fosse un'area dove avvenisse un notevole consumo di droga, hashish e marijuana". 

Le indagini sulla morte del parà morto

A conclusioni simili, come accennato poco fa, era giunta la Commissione parlamentare d'inchiesta che aveva messo in fila vari indizi, tra cui la presenza di una scarpa trovata troppo lontana dal corpo del parà e in secondo luogo le ferite al piede sinistro e al polpaccio, ritenute incompatibili con la caduta.

Ma ci sono altre cose che non tornano in questa tragedia. Il militare risultò infatti assente già al contrappello delle 23.45 del 13 agosto. "Fumo una sigaretta, faccio una telefonata e vi raggiungo" , disse ai suoi commilitoni dopo cena. Ma nessuno lo vide più. Le ispezioni effettuate in caserma nei giorni successivi diedero tutte esito negativo. Finché il 16 agosto il cadavere del parà venne trovato in stato di decomposizione a pochi passi dalla scala della torre di prosciugamento della caserma, un luogo ritenuto accessibile quotidianamente a tutti.

I dubbi della mamma di Emanuele

Dubbi che due anni fa la mamma di Emanuele aveva avanzato davanti alla Commissione d’inchiesta: "C'è un buco nero, nessuno ci ha mai spiegato perché Emanuele non fu cercato subito, dalla notte del 13 agosto, quando non rispose al controappello alle 23", le parole della madre del militare, che aveva poi  sottolineato un altro elemento poco chiaro emerso nel corso delle indagini. Nell'archiviazione il procuratore di Pisa, Enzo Iannelli scrisse infatti una frase "incomprensibile: i militari della caserma erano stati avvertiti ma non informati. Non ho mai capitato quale fosse la differenza, questa frase mi ha sempre turbato".

Nel corso della prima riunione della Commissione vennero ascoltati anche i rappresentanti dell'associazione "Giustizia per Lele", tra cui il presidente Carlo Garozzo che si era detto sicuro che Emanuele non si fosse suicidato. "Emanuele è stato ucciso da un atto di nonnismo o da un atto goliardico finita male. E' stato lasciato ai piedi della torre agonizzante. In ogni caso Emanuele è stato ucciso dalla caserma di Pisa che non lo ha soccorso".

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