Venerdì, 26 Febbraio 2021
Firenze

Erika Lucchesi, morta in discoteca a 19 anni: chi sono le due persone rinviate a giudizio

Due giovani sono accusati di spaccio e morte in conseguenza di altro reato

Le indagini sono andate avanti, la giustizia sta facendo il suo corso. La Procura di Firenze ha chiesto il rinvio a giudizio per due persone accusate di spaccio e morte in conseguenza di altro reato nell'ambito dell'inchiesta sulla morte di Erika Lucchesi, 19enne livornese, deceduta all'alba del 20 ottobre 2019 sul pavimento del 'Jaiss', la discoteca di viale Togliatti a Sovigliana, nel comune di Vinci (Firenze), dopo aver assunto un mix di alcol e droga: lo scrive oggi il quotidiano "La Nazione".

I due per i quali è stato chiesto il giudizio sono Matteo Nerbi, 21 anni, amico della giovane, accusato di averle ceduto almeno due pasticche di ecstasy, e Emir Achour, 28enne di nazionalità tunisina, senza fissa dimora, attualmente in carcere dopo essere stato arrestato lo scorso luglio con l'accusa di aver venduto alla 19enne almeno quattro pasticche di ectasy.

Non manca molto all'udienza preliminare, davanti al gup del tribunale di Firenze Angelo Antonio Pezzuti: è stata fissata per il 15 ottobre. Stralciata la posizione di A.A., 48 anni, legale rappresentante della Sovigliana Cooperativa che gestisce la discoteca dove è avvenuto il decesso della giovane livornese.

L'avvocato: "Non esiste la prova provata che Nerbi abbia ceduto le pasticche"

"Ci siamo messi a completa disposizione della procura", dice a La Nazione Francesco Atzeni, avvocato difensore di Nerbi, insieme al collega Arnaldo Belvedere. E aggiunge: "Due interrogatori, la memoria. Abbiamo criticato tutte le prove: non esiste la prova provata che Nerbi abbia ceduto le pasticche. Abbiamo cercato di dimostrare la nostra posizione e la nostra estraneità. Il mio cliente era amico della giovane, erano un gruppo di amici andati in discoteca. La ragazza si è sballata per propria volontà, è brutto a dirlo ma è così. Che lui debba pagare un prezzo altissimo, la stessa imputazione di Achour, è follia pura, giuridica, di fatto" perché "le risultanze probatorie non sono univoche".

Secondo quanto ricostruito nel corso delle indagini, coordinate dal sostituto procuratore Fabio Di Vizio, Erika Lucchesi, la sera del 19 ottobre, era arrivata a Sovigliana da Livorno con alcuni amici per partecipare a una serata di musica techno. Di quella comitiva faceva parte lo stesso Nerbi. Appena poche ore dopo, la ragazza morì dopo aver accusato un malore provocato, secondo le risultanze dell'autopsia, dall'assunzione della droga, acquistata a quanto ricostruito dagli investigatori, proprio all'interno del locale. Erano le 4.10. Inutili i soccorsi. Il pusher, che si trovava ancora nella discoteca, venuto a conoscenza della tragedia, avrebbe regalato le pasticche che gli erano rimaste agli avventori, in modo da non incappare in problemi uscendo dalla discoteca.

Gli accertamenti dei carabinieri partirono subito: gli stessi amici della 19enne raccontarono dell'acquisto di ecstasy e fornirono indicazioni sullo spacciatore tunisino, noto sulla piazza livornese e alle forze dell'ordine con altri due alias.

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