Domenica, 19 Settembre 2021
Il caso

Troppe esenzioni sui ticket: ora si paga

Il governo vuole riequilibrare il sistema delle esenzioni: ipotesi di agganciarle al reddito. Aiuti ridotti per chi guadagna di più

ROMA - La metà degli italiani non paga i ticket sanitari perché è esente per reddito o per patologia (milionari compresi).

Chi invece li paga, soprattutto quelli su visite specialistiche e accertamenti diagnostici, sborsa molti soldi. Le stime parlamentari parlano di 30,3 miliardi di euro spesi ogni anno di tasca propria dai cittadini per curarsi.

Ecco perché il governo, il Parlamento e le Regioni stanno pensando di cambiare questo sistema pieno di contraddizioni: le Commissioni Affari Sociali e Bilancio della Camera, nel documento conclusivo dell’indagine conoscitiva sulla sostenibilità economica del nostro Servizio sanitario pubblico, hanno proposto un meccanismo di pagamento a franchigia, proporzionato al reddito Isee, l’indicatore dell’effettiva ricchezza delle famiglie.

Come spiegato da Paolo Russo in un articolo su La Stampa, a seconda del reddito verrebbe fissata una soglia. Fino a quella cifra si paga, quando si comincia a spendere oltre in corso d’anno ci pensa lo Stato. Per ora l’idea è di considerare "la condizione reddituale e la composizione del nucleo familiare", lasciando da parte il reddito Isee, ma fissando comunque un tetto di reddito anche agli esenti per patologia.

Questa idea nasce perché chi non paga consuma l’80% delle prestazioni e perché le esenzioni per patologia (il 50% del totale) non contemplano nessun limite di reddito. I maggiori introiti servirebbero così ad abbassare i super ticket su visite e analisi, che "hanno fatto rinunciare alle cure 9 milioni di italiani", secondo il presidente della Commissione Affari Sociali, Pierpaolo Vargiu. "Illudendosi di poter continuare ad offrire tutto gratis a tutti si finge di non vedere che fuori dalla coperta stanno finendo proprio i ceti più deboli". 

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