A 400 metri dall'inferno, l'italiano a Beirut: "Salvo grazie al seminterrato"

"La spinta incredibile dell'aria mi ha scaraventato contro il muro". Il racconto di Stefano Baldini, 59 anni, cooperante fiorentino, sopravvissuto alla strage del porto

"Il seminterrato mi ha salvato la vita". A parlare è Stefano Baldini, 59 anni, cooperante fiorentino della Fondazione Giovanni Paolo II,  sopravvissuto alla devastante esplosione che ha messo in ginocchio Beirut. A FirenzeToday Stefano ha raccontato il momento dell’eslposione e le ore successive alla strage, quelle in cui ha realizzato l’enormità di ciò che era avvenuto. Ieri sera il 59enne si trovava nel suo ufficio, "un seminterrato del convento francescano di San Giuseppe nel quartiere Geitawi, a 400 metri in linea d'aria dal luogo della deflagrazione. Il botto è stato terribile, spaventoso, come uno tsunami d'aria, ha divelto muri e spaccato vetri, finestre, infissi. Se non fossi stato in questa sorta di cantina, non mi sarei salvato". 

"Erano circa le 18, stavo sistemando le ultime scartoffie e poi sarei tornato a casa. Sono stato investito da un botto incredibile, uno spostamento d'aria micidiale, lì per lì ho pensato a un terremoto perché tremava tutto, edifici compresi, sembrava il terreno si fosse alzato". 

"Io stesso sono stato sollevato per via della deflagrazione - ha detto ancora - la spinta incredibile dell'aria mi ha scaraventato contro il muro, i vetri mi hanno tagliato un po' ma sostanzialmente me la sono cavata bene. La porta d'ingresso è stata spazzata via, nel pavimento c'è un grosso buco. Ho solo tre tagli, lievi. Ho avuto molta, molta fortuna". 

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Ieri sera, Stefano è tornato a casa sotto choc. Ha camminato poco meno di mezz'ora, come fa da 2 anni a questa parte, prendendo coscienza passo dopo passo di che cosa fosse realmente accaduto nella 'sua' Beirut. E solo stamani, confessa, "ho realizzato cosa è accaduto, una vera e propria catastrofe: mi sono messo a piangere per mezz'ora, appena l'adrenalina è scesa".

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"Inizialmente pensavo fosse una cosa localizzata nel quartiere, ma nonostante mi allontanassi dall'ufficio continuavo a vedere macerie, morte e distruzione. Non finiva mai. Ho pensato: anche la casa sarà distrutta. In realtà, mentre in ufficio sono saltati anche i muri, in casa è andata leggermente meglio, sono andati distrutti infissi, finestre, la pavimentazione del terrazzo ma i muri hanno retto".

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"Ho visto scene di devastazione, il Libano è in ginocchio ma sto vedendo anche il meraviglioso spirito dei libanesi, in queste ore. Sopratutto dei giovani: girano a gruppi per la città, offrendo acqua e focacce. Mi hanno già fermato 4 volte oggi. Sono meravigliosi".

"Qui c'è un forte movimento giovanile – dice ancora il cooperante a Massimo Mugnaini di FirenzeToday – la mobilitazione è stata immediata, si sono messi tutti a spalare. Ci ho rivisto lo spirito, l'impegno indefesso del post-alluvione del '66 a Firenze, per capirci. La forza, la violenza impressionante dello spostamento d'aria causato dall'esplosione è certamente inferiore alla forza di questi ragazzi".

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Naturalmente, i familiari di Stefano hanno subito chiamato, ieri sera, per sapere come stesse. “Ho moglie e due figli, abitano verso Prato, li ho tranquillizzati tutti. Domani prenderò l'aereo e rientrerò in Italia, non vedo l'ora di riabbracciarli. Presto però sarò di nuovo qua, con la stessa felicità che mi prende ogni volta che torno a Beirut”.
 

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