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Venerdì, 21 Giugno 2024
Il caso

Dell'Utri arrestato: tutti gli ostacoli sulla richiesta di estradizione

La cattura di Marcello Dell'Utri in Libano consentirà adesso l'avvio delle procedure di estradizione dell'ex senatore in Italia. Esiste un accordo bilaterale tra Roma e Beirut per la "consegna reciproca di condannati", ma l'iter è tutt'altro che semplice

ROMA - Era solo, in una suite dello sfarzoso Hotel Phoenicia Intercontinental, nel cuore di Beirut, quando i poliziotti libanesi insieme a un funzionario della nostra Polizia di Stato hanno bussato alla porta, sono entrati e lo hanno arrestato. E' finita così, ieri mattina, la breve latitanza di Marcello Dell'Utri, che ora si trova rinchiuso nel quartier generale della polizia di Beirut.

In attesa della sentenza della Cassazione sull'ex senatore di Forza Italia condannato in appello a sette anni per concorso esterno in associazione mafiosa, il governo italiano si è attivato "immediatamente" per le procedure di estradizione, ha annunciato il ministro dell'Interno Angelino Alfano. "Abbiamo avviato tutte le procedure previste dalla legge e dai trattati per l'estradizione", ha detto il ministro della giustizia Andrea Orlando. 

IL TRATTATO CON IL LIBANO - Sulla base di un accordo bilaterale firmato a Beirut nel 1970 ed entrato in vigore il 5 aprile 1975, Italia e Libano di sono impegnate a “consegnarsi reciprocamente” “gli individui che, trovandosi nel territorio di uno dei due Stati, sono perseguiti e condannati dalle autorità giudiziarie dell’altro Stato”. La convenzione sulla reciproca assistenza giudiziaria – il cui testo è disponibile sul sito del ministero della Giustizia – si compone di 47 articoli. Il capitolo I del titolo III tratta – dall’art. 14 all’art. 32 – le procedure di estradizione. Ferma restando la protezione che ciascuno dei due Stati garantisce ai propri cittadini, la Convenzione prevede che siano sottoposti a estradizione “gli individui che sono perseguiti per crimini o delitti puniti dalle leggi delle parti contraenti con una pena restrittiva delle libertà di almeno un anno” e “gli individui che sono condannati, in contraddittorio o in contumacia dai tribunali dello stato richiedente per crimini o delitti puniti dalla legge dello stato richiesto con pena restrittiva della libertà di almeno di almeno sei mesi".

Il trattato prevede inoltre che in caso di urgenza, segnalata dalle autorità richiedenti, si proceda all’arresto provvisorio, sulla base di una domanda trasmessa anche via Interpol, in attesa che arrivi l’istanza di estradizione corredata dei documenti necessari.Riguardo invece ai casi di diniego, la Convenzione stabilisce che “l’estradizione non sarà concessa se l’infrazione per la quale è domandata è considerata dalla parte richiesta di materia politica o connessa a tale infrazione”. “Si potrà porre fine all’arresto provvisorio se, nel termine di trenta (30) giorni dall’arresto, il governo richiesto non avrà ricevuto uno dei documenti menzionati al secondo comma dello articolo 21 (i documenti relativi alla condanna, ndr). La liberazione esclude l’arresto e l’estradizione se la domanda di estradizione perviene successivamente”. 

Beirut, l'hotel di lusso in cui è stato arrestato Dell'Utri

TEMPI LUNGHI - I tempi potrebbero però essere lunghi e non è detto che Dell'Utri non abbia scelto il Libano proprio perché sicuro di essere più tutelato. Un iter tutt'altro che semplice, in cui a giocare un ruolo determinante sarà la contemplazione, da parte dell'ordinamento giuridico di quel Paese, del reato associativo di tipo mafioso. A questo va aggiunta la possibilità che Dell'Utri abbia scelto il Libano non a caso, potendo contare magari su coperture diplomatiche che rallentino o facciano entrare in stallo l'iter. Ad ogni modo, per evitare di incorrere in una decadenza dell'efficacia della misura di custodia, Dell'Utri dovrà essere interrogato entro i prossimi cinque giorni.

Competente per la richiesta d'estradizione è il ministero della Giustizia, che agisce autonomamente o su richiesta della Procura generale presso la corte di appello nel cui distretto si procede o è stata pronunciata la sentenza di condanna. Sempre al Viminale spetta la decisione riguardo all'accettazione delle condizioni eventualmente poste dallo Stato estero per concedere l'estradizione, purché non contrastanti con i principi fondamentali dell'ordinamento giuridico italiano. E l'autorità giudiziaria è vincolata al rispetto delle condizioni accettate.

La ragione di tale scelta è evidente se si considera che la richiesta o la concessione dell'estradizione possono incidere in maniera determinante nelle relazioni tra Stati esteri; pertanto, è del tutto giustificabile che la valutazione finale spetti al vaglio politico del ministro, che dovrà ispirarsi all'esigenza di salvaguardare i buoni rapporti tra Stati esteri, conformando la propria decisione a valutazioni politiche di opportunità e convenienza. In tale ottica, come il ministro può agire di propria iniziativa, così può determinarsi a respingere ovvero a differire la richiesta di estradizione proposta dall'Autorità giudiziaria.

La norma prevede la figura dell'estradizione condizionata, in quanto il ministro acconsente alle eventuali condizioni apposte alla concessione dell'estradizione. Nel valutare queste, il ministro gode di un'ampia discrezionalità con l'unico limite del rispetto dei principi fondamentali del nostro ordinamento, che sono insuscettibili di poter essere derogati anche a fronte di rilevanti esigenze di carattere politico. Le condizioni accettate vincolano, infine, l'autorità giudiziaria, che è tenuta ad uniformarsi a quanto prescritto nelle condizioni dallo Stato estero riguardo al trattamento dell'estradato.

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