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Venerdì, 3 Dicembre 2021
Il caso

Montepaschi Siena, la ricetta per la salvezza: 8mila esuberi

Il cda della banca ha dato il via libera al piano di salvataggio con un ingente taglio dei costi voluto dall'Europa: 8mila esuberi entro il 2017. Il presidente Profumo: "Ce la faremo da soli"

SIENA - La banca si "salva" con gli esuberi. Saranno ottomila quelli da operare entro il 2017 e tra questi ben 2.700 già attivi a fine giugno 2013: è quanto prevede il piano di salvataggio del Monte dei Paschi di Siena a cui è stato dato il via libera dal cda di Palazzo Salimbeni.

Il costo del personale si riduce così di circa 500 milioni di euro. E' stato approvato inoltre un maxiaumento di capitale fino a 2,5 miliardi ,insieme con l'impegno a rimborsare entro il 2014 3 miliardi di Monti-bond, cioè oltre il 70% del totale. "L'obiettivo di riduzione dell'organico al 2017 risulta coerente con i risultati fin qui ottenuti (riduzione di circa 2.700 unità) soprattutto attraverso le manovre di ricomposizione degli organici già realizzate", spiega la banca.

"Per la quota rimanente - si legge nella nota - di circa 5.300 dipendenti, oltre alle operazioni industriali di cessione delle attività non strategiche e di esternalizzazione, il Piano prevede soluzioni che consentano il raggiungimento degli obiettivi con il minor impatto occupazionale possibile attraverso il ricorso al Fondo di solidarietà, nell'ambito delle previste fasi di confronto con le organizzazioni sindacali".

TETTO AGLI STIPENDI DEI MANAGER - Mps si impegna "a rispettare il limite massimo di remunerazione - concordato con la Commissione Europea per un importo pari a 500.000 euro - fino al completamento dell'aumento di capitale o al rimborso integrale dei Nuovi Strumenti Finanziari". Lo si legge nella nota della banca. Questo limite sulla remunerazione, spiega la banca, si colloca in un contesto che vede la banca aver adottato già significative misure della retribuzione nel 2012 e nel 2013.

PARLA PROFUMO - "Sappiamo che si tratta di un piano difficile da realizzare, ma ce la metteremo tutta. L'Unione Europea ci obbliga a realizzare in poco tempo una riorganizzazione che tutto il sistema bancario italiano sarà obbligato a fare nei prossimi anni. La priorità è riuscire a mantenere la banca autonoma, a beneficio di tutti gli stakeholders compresa la Fondazione Mps. La nazionalizzazione è l'ipotesi estrema, non rientra nei nostri obiettivi. Alleanze con altre banche? Siamo disponibili a valutare tutte le opzioni, in Italia e all'estero. Per ora non c'è nulla di concreto". Così Alessandro Profumo, presidente di Mps, al Sole 24 Ore. "Il piano che abbiamo approvato - afferma - è una sfida per tutti noi. Nessuno ha certezze (sull'evitare che la banca finisca in mano allo Stato, ndr), ma ce la metteremo tutta. In poco tempo, dovremo ridurre l'attivo di bilancio, tagliare i costi e aumentare il margine da servizi senza avere esposizione alla finanza. Diciamo che questo piano rappresenta per la banca il vero ingresso nel nuovo secolo".

Sull'aumento del piano esuberi da 4.700 a 8.000 dipendenti, Profumo spiega che "il piano di taglio dei costi che ci chiede la Ue è duro ma ormai è indiscutibile, anche su questo fronte siamo costretti a fare in tempi brevi quello che tutti dovranno fare nei prossimi due-tre anni. Aggiungo che faremo i tagli senza nessun licenziamento, accompagnando gradualmente i dipendenti all'uscita entro il 2017". "Io continuo a credere che l'ipotesi piu' realistica sia il successo dell'aumento di capitale e del piano di rilancio in autonomia. Noi in banca lavoriamo per questo".

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