Venerdì, 30 Luglio 2021
Cronaca Catania

"Istigazione al suicidio": il caso della professoressa Alessandra Giordano

La Procura ha richiesto il rinvio a giudizio per istigazione al suicidio per Emilio Coveri, presidente dell'associazione Exit-Italia, nell'ambito dell'inchiesta sul ricorso all'eutanasia il 27 marzo scorso in una clinica Svizzera di una 47enne di Paternò, Alessandra Giordano

Foto Ansa repertorio

La Procura di Catania ha richiesto il rinvio a giudizio per istigazione al suicidio per Emilio Coveri, presidente dell'associazione Exit-Italia, nell'ambito dell'inchiesta sul ricorso all'eutanasia in una clinica Svizzera di una 47enne di Paternò, Alessandra Giordano. La donna era deceduta lo scorso aprile in una clinica svizzera che pratica il suicidio assistito: non era malata terminale, ma da tempo soffriva di una grave forma di depressione.

Nella richiesta di rinvio a giudizio la procura ipotizza che Coveri avrebbe determinato o comunque rafforzato il proposito suicida della donna, poi effettivamente avvenuto con l'eutanasia in una clinica di Zurigo. La procura ha identificato cinque parti offese nell'inchiesta: la madre, una sorella e tre fratelli della 47enne. Le indagini sono state avviate su denunce dei familiari della donna.

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L'associazione Exit Italia è un'associazione aconfessionale, apolitica, riconosciuta organizzazione non lucrativa di utilità sociale dallo Stato italiano e che ha come scopo principale la promozione del diritto all'eutanasia.

Silvio Viale, responsabile scientifico dell’associazione che promuove il diritto alla morte assistita, con un post su Facebook ha commentato: "Come responsabile scientifico di Exit-Italia esprimo stupore per questa richiesta. Sono certo che il confronto tra Emilio e Alessandra sia stato nei limiti del dibattito su eutanasia e suicidio assistito tra i nostri soci, per cui Alessandra ha deciso in autonomia con piena autodeterminazione tempi e modi del propria morte. [...] In questi casi si usa dire 'piena fiducia nella magistratura', ma noi lo diciamo con convinzione per la ragionevole certezza che non potrà che emergere la determinazione di Alessandra, mentre l'ipotesi di istigazione sembra nascere da un pregiudizio ingannevole. Nonostante molti di coloro che hanno beneficiato del suicidio assistito in Svizzera siano nostri soci, è la prima volta che Exit-Italia viene coinvolta direttamente e noi speriamo che questa vicenda, come quelle di DJ Fabo, Davide Trentini, Daniela Cesarini, Pietro D'Amico e Oriella Cazzanello possano contribuire affinché ci possa essere anche in Italia una buona legge su eutanasia e suicidio assistito".

"Quella donna mi aveva chiesto informazioni sul suicidio assistito dicendomi di avere dolori atroci. E io gliele ho date - ha commentato Coveri - sono fermamente convinto di quello che faccio, bisogna rispettare gli ammalati e quelli che non ne possono più. Io continuerò sulla mia strada". Alessandra Giordano era partita senza dirlo ai familiari, era andata in una clinica in Svizzera: aveva scelto lei, il 27 marzo, di mettere fine alla sua esistenza.

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