Mercoledì, 21 Aprile 2021

Evasione a Rebibbia, prima di calarsi con la corda i due detenuti avrebbero segato le sbarre

Continuano le ricerche, per ora nessuna traccia dei fuggitivi

La corda anti incendio utilizzata per fuggire

Una corda messa insieme con le manichette antincendio annodate, le sbarre della cella segate con una lima e il filo spinato fatto a pezzi con una tronchese. Come in un film. Così il 40enne Davad Zukanovic e il 46enne Lil Ahmetovic, sarebbero riusciti a sgattaiolare fuori dal carcere di Rebibbia. Dei due, nonostante le ricerche a tappeto, non sembra esserci traccia. 

L'evasione sarebbe avvenuta nella notte scorsa o all'alba, ma l'allarme è scattato solo a mezzogiorno del 3 giugno. Forse troppo tardi. Di certo c'è che Zukanovic e Ahmetovic, dal 3 giugno, sono ricercati in particolare nelle zone limitrofe ma anche nei campi nomadi, nelle stazioni e negli aeroporti.

La fotografia dei due fuggiaschi è stata spedita a tutte le forze dell'ordine, mentre la procura di Roma ha aperto un fascicolo sulla vicenda. A dare la notizia dell'evasione sono stati i sindacati della polizia penitenziaria, quindi arrivate anche le reazioni della politica.

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Tra queste anche quella dell'ex ministro dell'Interno Matteo Salvini: "Sicuramente Bonafede non ne sa nulla e non è colpa sua, è colpa di Babbo Natale".

Non è la prima volta, per altro, che Roma diventa scenario di una evasione. Ad ottobre scorso un detenuto ad evadere dal Pertini. 

Ad agosto 2019 un altro detenuto era invece riuscito ad eludere la sorveglianza e a scappare sempre dal nosocomio romano, dove era stato accompagnato dal carcere di Rebibbia per essere sottoposto a una visita medica.

Dal carcere romano, nel 2016, anche Catalin Ciobanu e Florin Mihai Diconescu riuscirono a fuggire. Prima ancora, nel 2014, protagonista dell'evasione da Rebibbia fu Sergio Di Palo.

La sua evasione, durata pochi giorni, terminò con la cattura: il detenuto, che durante l'evasione si era gravemente ferito ad una gamba, si nascondeva in un ospedale di San Benedetto del Tronto, in provincia di Ascoli Piceno. Fu quindi rintracciato dai poliziotti della Squadra Mobile di Roma in collaborazione con quelli di Ascoli Piceno.

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