L’ex tentò di strangolarla: "Uscirà dal carcere e mi ucciderà, ma non mi pento della denuncia"

Il racconto della donna a Stefano Pagliarini di AnconaToday: “Ora sono tranquilla perché è in carcere, ma la paura resta. Credo che sarò tranquilla solo quando lui sarà sotto terra”

Picchiata, umiliata, sottomessa, dall’uomo che le diceva di amarla e che invece voleva solo dominarla, allontanandola dalla famiglia, togliendole l’indipendenza economica, facendole temere per la propria vita e per quella dei figli. Un incubo da cui lei ha trovato la forza di uscire. Grazie al suo avvocato e al lavoro degli agenti della polizia ha resistito all’impulso di tornare da lui quando aveva bisogno di soldi o temeva per i suoi bambini. Ha iniziato faticosamente una nuova vita, dopo un periodo passato in una casa protetta, mentre il suo ex – il cuoco Mirco Bracaccini, che aveva tentato di strangolarla con una corda – è finito in carcere per stalking e maltrattamenti in famiglia (con una condanna a cinque anni e quattro mesi). “Stai attenta perché dalla galera si esce, da sottoterra invece no”, le scriveva lui. Ma lei non si pente di quella denuncia. "Io sono quasi convinta che morirò quando lui uscirà dal carcere, non si fermerà lì, mi cercherà e finirà quello che ha iniziato. Ne sono convinta. Ora sono tranquilla perché è in carcere, ma la paura resta. Credo che sarò tranquilla solo quando lui sarà sotto terra", dice la donna, che a distanza di quasi tre mesi dalla sentenza del giudice Elisa Matricardi ha deciso di raccontarsi ad AnconaToday, intervistata da Stefano Pagliarini.

Con la premessa che non glielo chiedo per retorica, ma lei come sta? "Adesso che lui è dentro sto bene. Oggi la mia vita è cambiata completamente, sono lontana dalla mia famiglia, lavoro come badante, sono distante dai miei bambini e posso vederli una volta a settimana, però la mia vita è andata avanti, è regolare e ho un nuovo compagno".

Cominciando dal passato, come aveva conosciuto Bracaccini? "L’ho conosciuto nel 2000 quando lavoravamo insieme perché lui aveva un negozio di abbigliamento e io una lavanderia, ma siccome facevo anche la sarta, capitava di sistemargli dei capi. Lui era stato sempre bravo con me e così era anche nata un’amicizia, un bel rapporto durato 17 anni, di cui 5 di relazione".

E lei come lo vedeva? "Per me lui era brava persona, era premuroso, mi stava vicino in un momento difficile con mio marito e mi dava dei consigli, che poi si sono rivelati utili solo al suo scopo: portarmi via dalla mia famiglia. Comunque ha sempre detto di essere stato innamorato di me".

Ma lei oggi crede a quelle parole, credi che quello fosse amore? "No, quello non era amore, era solo ossessione. Infatti poi, quando ho iniziato a pensare di tornare dalla mia famiglia, sono iniziate le violenze, come quando mi ha minacciato di morte gettandomi addosso dell’alcol o quando mi ha spento una sigaretta sulla schiena. Nella sua testa ero sua e non potevo andarmene così".

Però fino a quel momento era andata bene? "Sì, lui era sempre stato rispettoso e non mi aveva mai toccata. Lui mi ascoltava, alla fine non mi dava mai ragione e se volevo fare una cosa che non era nei suoi piani, la dovevo fare sempre con lui. Una volta non voleva che andassi a prendere un gelato con mia figlia e quando l’ho fatto, mi ha fatto restare fuori casa. Comunque mi puniva, anche davanti a mia figlia. Ma non alzava le mani. Poi nell’aprile 2018, poco dopo la convivenza, io decido di tornare da mio marito ed è cambiato tutto. E’ stata la prima volta che mi ha mancato di rispetto".

E cosa è successo? "Mi ha picchiata perché voleva che io andassi ad  aprire un secondo conto in banca per firmare altri assegni. Io mi sono rifiutata perché mi aveva già fatto indebitare da quando mi aveva completamente sostituita nel mio lavoro, gestendo autonomamente la bancarella. Lui decideva tutto, ma i debiti erano a nome mio e se io volevo mettere dei vestiti in un punto della bancarella iniziavano gli urli perché lui era quello che sapeva come si gestiva tutto. Lui era il boss e io dovevo stare zitta. Queste erano le sue parole: “Il boss sono io”".

Lui ha sempre sostenuto che i problemi economici in realtà dipendevano dal fatto che lei doveva pagare i debiti accumulati da suo figlio per fare uso di droga. "Non è vero. Tanto che io tanti anni fa avevo anche denunciato mio figlio nella speranza che smettesse di fare uso di sostanze. Lo denuncio e poi pago di debiti? È come legittimarlo".

E non ha incominciato a capire che c’era qualcosa che non andava? "Ma quello anche prima, da febbraio, perché dopo la terza denuncia da parte delle sue ex fidanzate, ho cominciato ad avere dei dubbi su di lui".

Perché non si è ribellata alle violenze? "Io dovevo pensare ai miei bambini, non potevo andarmene, per cui dovevo subire tutto questo perché lui mi ha sempre detto che, se lo lasciavo, se la sarebbe presa con loro. Un giorno mi ha detto che mi avrebbe fatto una videochiamata in cui mi faceva vedere come spezzava le gambe a mio figlio. Non potevo permetterlo, quindi subivo".

Ma non ha mai pensato che, al contrario, avrebbe tutelato i suoi figli denunciandolo? "Ma no perché, anche quando facevamo le bancarelle, io vedevo le persone con cui parlava e frequentava. La mia paura era che qualche sua conoscenza potesse fare del male ai miei bambini. E’ sempre stato il mio terrore. Che lui, direttamente o indirettamente, arrivasse a fare del male ai miei figli".

Ma lui cosa le diceva per farle credere di avere questo potere? "Lui mi parlava di amici che stavano nei servizi segreti, che sapevano maneggiare le armi, che conosceva gente che lavorava per la mafia. E lo diceva con una enorme sicurezza, parlando di cose in maniera convincente e io ho sempre subito per i miei figli. Fino a quando non c’è stato l’episodio della corda".

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