Domenica, 1 Agosto 2021
Expo 2015

Expo, la cupola esiste: "Pagai 600mila euro per lavorare"

Enrico Maltauro, l'imprenditore ripreso in un video mentre consegna una mazzetta, confessa: "Sistema basato sulle tangenti, mi hanno chiesto 1,2 milioni per lavorare all'Expo. Ne ho pagati 600mila."

MILANO - Negare sarebbe stato difficile, troppo. Gli inquirenti li avevano ripresi, a loro insaputa, mentre il diciassette aprile scorso in corso Sempione a Milano si scambiavano una mazzetta da quindicimila euro. Un incontro rapido e fugace concluso da un invito - di Enrico Maltauro a Sergio Cattozzo - abbastanza inequivocabile: "Ora faccia quello che deve fare". Quello che l'esponente ligure dell'Udc doveva fare, secondo gli inquirenti, era pilotare appalti e bandi per far vincere le gare proprio all'azienda dell'imprenditore vicentino. E ora, dopo l'interrogatorio dei due, l'impianto accusatorio dei pm comincia a trovare conferme. 

Per lavorare ai progetti Expo - avrebbe ammesso Maltauro - bisognava stare al "gioco", a quel sistema architettato dalla "cupola" e fatto di presunti appalti pilotati e di mazzette per i lavori. "Mi hanno chiesto 1,2 milioni di euro - avrebbe spiegato agli inquirenti - e ne ho pagati seicentomila".

Maltauro è stato arrestato insieme all'ex esponente della Dc Gianstefano Frigerio, all'ex funzionario del Pci Primo Greganti, all'ex senatore del Pdl Luigi Grillo, all'ex esponente ligure dell'Udc Sergio Cattozzo e all'ex manager, appena dimessosi, di Expo Angelo Paris. Maltauro e Cattozzo, ex esponente ligure dell'Udc, sono stati interrogati dai pm Claudio Gittardi e Antonio D'Alessio, e hanno consolidato l'impianto accusatorio.  

Maltauro, in particolare, avrebbe ammesso l'esistenza della "cupola" e avrebbe puntato il mirino sul trio Frigerio, Greganti, Grillo: il vero asse portante della presunta associazione per delinquere.  Era "un sistema basato sulle tangenti e io - avrebbe ammesso l'imprenditore - per poter lavorare mi adeguavo e pagavo". Maltauro avrebbe aggiunto: "La cupola mi ha chiesto un milione e duecento mila euro di mazzette" per poi ammettere di aver già pagato seicentomila euro e di averne promessi altrettanti per aggiudicarsi gli appalti di Expo e Sogin.

Sulla stessa linea Sergio Cattozzo. Anche il politico avrebbe infatti confermato l'esistenza di appalti truccati e di tangenti, con promesse di carriera ai pubblici ufficiali complici. I suoi avvocati, Rodolfo Senes e Michele Ciravegna, hanno spiegato che il loro assistito "ha chiarito, dando giustificazioni congruenti e fornendo le indicazioni richieste". 

L'ex Udc avrebbe spiegato inoltre "il significato delle cifre" contenute nei tre post-it che al momento dell'arresto aveva tentato di nascondere e sui quali, come poi l'altro ieri ha confessato davanti al gip Fabio Antezza, aveva appuntato la "contabilità" delle mazzette e del denaro versato dall'imprenditore vicentino. E i conti, in effetti tornano: le agendine segrete di Cattozzo parlano, infatti, di 590mila euro tra l'anno scorso e quest'anno. Come "mazzetta ad personam" invece, i compensi sono stati versati da Maltauro sotto forma di falsi contratti per trecentomila euro lordi a cui si aggiunge, come benefit, un'Audi da circa sessantamila euro. 

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