Lunedì, 2 Agosto 2021
Expo 2015

Expo, il sistema "fantasma" per gli appalti trasparenti

E' il 7 marzo 2012 e si insedia lo Iab, organismo deputato a vigilare sulla trasparenza di appalti e spese per Expo. In due anni, però, a nessuno dei membri sarà permesso di lavorare. Ora Renzi promette un "nuovo" Iab

Doveva essere un successo: una delle prime volte che in Italia si apriva ai cittadini e si chiudeva al malaffare. Ne erano convinti tutti gli esponenti di governo di allora. E' il 7 marzo 2012 e presso il Miur, ministro Riccardo Profumo, si insedia l'Innovation Advisory Board di Expo 2015, un organismo in cui siedono tutti i partner tecnologici che devono contribuire all'avvio dell'infrastrutturazione informatica e telematica dell'evento. Il fine è chiaro: rendere pubblico tutto. Dagli appalti milionari alle spese "insignificanti". 

Il governo ci crede davvero. Lo testimoniano i nomi che, a titolo gratuito, si spendono per il progetto. Nello Iab, per dire, siedono l'ad di Cisco, Telecom e Accenture, scienziati ed esperti di opendata. A guidare tutti il signor Riccardo Luna, primo direttore di Wired e promotore alla candidatura di Internet al Nobel per la pace. "Il messaggio più forte che si aspettano i cittadini italiani è che siamo capaci di realizzare un grande evento e delle opere pubbliche, senza rubare soldi pubblici - dice Luna in sede di presentazione - Senza sperarli realizzando cose inutili”. Quindi, #openexpo sia. 

O meglio #openexpo avrebbe dovuto essere. Già perché lo Iab sostanzialmente è poco più che un fantasma. In un anno nessuna riunione, nessuna opera e nessun dato su spese o bandi pubblicato on line. Passa qualche altro mese e il progetto naufraga del tutto con le dimissioni "senza effetto e senza eco", dirà lui stesso, del direttore responsabile Riccardo Luca. Gli altri lo seguono a ruota. Flavia Marzano, presidente di Stati Generali dell'Innovazione, ad esempio, scrive mail su mail per sapere se e quando lo Iab, finalmente, riunirà per la prima volta. Nessuna risposta: zero repliche in due anni. Altri, come l’epidemiologa Ilaria Capua, si defilano per manifesta impossibilità di contribuire a un Expo trasparente. La società Expo non fornisce spiegazioni sulla vicenda.

Come finisce tutto? In perfetto stile italico. Mazzette, appalti truccati, arresti e - sempre perché "Italians do it better" - con la nomina di Raffaele Cantone alla guida dell'authority anticorruzione dedicata a Expo. A rendere il tutto più amaro, la beffa delle beffe. 

Fa notare Il Fatto Quotidiano

Tra i rimedi promessi da Matteo Renzi per rilanciare l'esposizione universale ammaccata dalle inchieste giudiziarie su tangenti e appalti c'è anche l'adozione della piattaforma "open expo". 

Ma non esisteva già?

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