Venerdì, 19 Luglio 2024
Today

Today

Redazione

Vie d’Acqua Expo tra conflitto e partecipazione

Ritorna di attualità la questione delle Vie d’Acqua milanesi per Expo2015. Dal 25 febbraio, data della temporanea sospensione del progetto, arriva oggi una sua revisione che elimina alcune delle maggiori criticità a livello sia territoriale che locale. Si tratta dell’interramento di circa la metà del tracciato che, pur rimanendo pressoché inalterato, migliora il rapporto con i parchi attraversati (Pertini, Trenno, delle Cave). E tuttavia la tensione con i comitati sembra riaccendersi dato che le caratteristiche della nuova soluzione progettuale piuttosto che emendarne gli aspetti critici legati alla impostazione e alla logica dell’intervento, si limitano all’eliminazione degli impatti più evidenti.

In Italia la partecipazione nelle politiche urbanistiche è pressoché inesistente, da qui l’innescarsi di proteste e contrapposizioni successivamente alla formazione di un’idea di cambiamento che coinvolga la città, nel suo insieme o in ambiti specifici ,che non abbia radicamento sociale. Si tratta anche di una reazione alla opacità che contraddistingue le strategie dei piani, oltre ad una opposizione alla estemporaneità delle decisioni, spesso incongruenti e scollegate rispetto al processo di pianificazione.

Se a fronte di reazioni contrarie si parla di partecipazione è perché ci si trova di fronte a scelte inadeguate che innescano una generica difesa degli equilibri esistenti. Di fatto, poiché la reazione ha spesso origine dalla natura di ciò che si vorrebbe trasformare, il risultato è la conservazione dello status quo. Nel caso della protesta degli abitanti dei grandi quartieri del nord ovest di Milano si tratta di parchi realizzati molto dopo i massicci insediamenti residenziali, sui quali si esercita una forte tensione rivendicativa e identitaria.

Non manca nel caso delle Vie d’Acqua anche la consapevolezza che in un momento di scarsità di risorse sia di massima importanza l’uso oculato delle risorse economiche esistenti. In questo caso la conservazione dell’esistente sembra più connotata dalla consapevolezza del ruolo che queste aree verdi svolgono sulla qualità dell’abitare e sul loro essere bene collettivo da difendere. Molto spesso le modalità e la qualità della partecipazione dei cittadini sui grandi progetti di trasformazione urbana è più di tipo corporativo che collettivistico perché la logica dell’intervento straordinario e della progettazione “chiavi in mano” è per definizione poco interessata alle componenti ambientali e a chi abita il territorio su cui interviene. Non stupisce affatto quindi che il conflitto sia in questi casi fisiologico.

PROSEGUE NEI SERVIZI DI MILLENNIO URBANO

Si parla di
Vie d’Acqua Expo tra conflitto e partecipazione
Today è in caricamento