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Martedì, 23 Aprile 2024
Cronaca

Fabrizia, Giulio e Valeria perdonateci per non avervi protetto dall'odio

Figli dell'Italia che guarda al futuro, Fabrizia di Lorenzo, Valeria Solesin e Giulio Regeni erano consapevoli di vivere in un mondo in cui le frontiere sono l'arbitrio di un passato che non può essere più accettato. Martiri italiani di una generazione nata cosmopolita, proprio ciò che il terrore jihadista odia e reprime con artifici che sfuggono alla ragione

Fabrizia di Lorenzo, Valeria Solesin e Giulio Regeni erano giovani e con gli occhi spalancati sul futuro, consapevoli di vivere in un mondo in cui le frontiere sono l'arbitrio di un passato che non può essere più accettato da una generazione cosmopolita, e aperta al futuro, proprio ciò che il terrore jihadista odia e reprime.

E' passato quasi un anno dalla strage nel teatro Bataclan a Parigi, avvenuta il 13 novembre del 2015, in cui Valeria fu uccisa da terroristi jihadisti, e la conferma della morte di Fabrizia rinnova il suo ricordo, insieme a quello di Giulio Regeni,  il ricercatore scomparso al Cairo il 25 gennaio scorso, torturato e trovato morto nella capitale egiziana il 3 febbraio.

Valeria Solesin, aveva 28 anni, era una studentessa veneziana e si trovava in Francia per motivi di studio da diversi anni. Dottoranda presso il centro di ricerca dell'istituto demografico dell'Università di Parigi studiava il modo in combinare il tempo per la famiglia e quello per il lavoro nel tentare di trovare un equilibrio tra il desiderio di aver figli e le intenzioni di fecondità comparando i casi di Francia e Italia.

Gli attacchi a Parigi sui giornali di tutto il mondo

Fabrizia Di Lorenzo, travolta dal tir lanciato da un terrorista contro un mercatino di Natale a Berlino, aveva 31 anni ed era di Sulmona. Dopo una laurea a La Sapienza di Roma in mediazione culturale, e un diploma all'università di Bologna in relazioni internazionali, aveva scelto un percorso formativo orientato all'integrazione tra i popoli e alla lotta alla discriminazione presso l'università di Berlino dove si era trasferita dal 2013 lavorando per una società di consulenza logistica, la "4Flow".

Berlino, attentato al mercatino di Natale (Foto Ansa)

Come Valeria anche Giulio Regeni aveva 28 anni quando venne ucciso in Egitto tra la fine di gennaio e i primi di febbraio del 2016: a Il Cairo Giulio stava svolgendo una ricerca sui sindacati indipendenti egiziani nel corso di un dottorato che seguiva all'università di Cambridge nel Regno Unito. Il 25 gennaio 2016, in un clima di forte tensione per il quinto anniversario dell'inizio delle proteste che portarono alle dimissioni del presidente Hosni Mubarak, è uscito di casa per raggiungere i suoi amici a una festa di compleanno, dove non è mai arrivato.

Giulio Regeni, ucciso al Cairo

Il suo corpo, martoriato dalle torture, è stato ritrovato per caso il 3 febbraio nei pressi di Giza, lungo la strada che dal Cairo porta ad Alessandria. Aveva il volto irriconoscibile, "Su di lui si era abbattuto tutto il male del mondo", ha raccontato Paola, la mamma di Giulio. "L'ho riconosciuto - ha aggiunto - solo dalla punta del naso"

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