Sabato, 5 Dicembre 2020

Lo sfogo di una paziente: "Noi disabili siamo invisibili, lasciati soli anche nella fase 2"

La testimonianza di Maria Antonietta: "La riabilitazione è considerata l'ultima branca della medicina, assimilata a una semplice ginnastica. Non le viene data la giusta importanza, eppure per noi è essenziale"

Maria Antonietta è affetta da una rara patologia neurologica di tipo degenerativo che la costringe sulla sedia rotelle e impiega il suo tempo come volontaria del'associazione clown terapia del Salento "Portatori sani di sorrisi". Sui social ha condiviso un appello duro e polemico per gettare luce sulla situazione dei disabili a due mesi dal lockdown. "Non vi lasceremo soli: quante volte ho ascoltato queste parole in questi giorni, ma di fatto noi disabili da due mesi siamo parcheggiati in casa, senza riabilitazione e senza assistenza domiciliare", si chiede la donna. 

Per la sua patologia non ci sono cure specifiche e sta seguendo una cura sperimentale, spiega, "ma l'unica arma che ho per combatterla è la fisioterpia che svolgo tre volte a settimana presso il reparto di riabilitazione dell'ospedale Poggiardo" o, come chiarisce subito dopo, "per meglio dire, svolgevo". Durante la prima fase dell'emergenza sanitaria infatti, gli operatori non hanno potuto continuare a fare fisioterapia a domicilio con i pazienti e Maria Antonietta, che risiede a Poggiardo (Lecce) ricorda: "mancavano i dispositivi di protezione individuale e mancano tuttora: durante la fase 2 non è cambito nulla, almeno per noi disabili che rimaniamo sempre gli ultimi in tutte le classifiche".

Nessuno infatti, dice Maria Antonietta, si occupa dei disabili. "Non si fa altro che parlare di congiunti, ma siamo sicuri che sia questa la priorità?".
"La Regione Puglia vuole ripartire, eppure mancano i dispositivi di sicurezza. Non vogliamo screditare nessuno perché capiamo che questo è un momento difficile per tutti. Semplicemente chiediamo di ricevere quel minimo di assistenza che ci permette di vivere", dice Maria Antonietta. 

"Io sono ferma a casa e non posso nemmeno effettuare le visite di controllo in Adi (assistenza domiciliare integrata) che prima facevo ogni 15 giorni – denuncia ancora - La riabilitazione è considerata l'ultima branca della medicina, assimilata a una semplice ginnastica. Non le viene data la giusta importanza, eppure per noi è essenziale".
 

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