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Lunedì, 6 Febbraio 2023
Caso Aldrovandi / Ferrara

Cassazione: "Federico Aldrovandi era già morto, gli agenti si rifiutarono di togliergli le manette"

Depositate le motivazioni della sentenza con la quale, lo scorso 21 giugno, furono confermate le condanne a tre anni e sei mesi per i quattro agenti che uccisero di botte il giovane ferrarese

Fu un'azione "sproporzionatamente violenta e repressiva" quella nella quale morì, all'alba del 25 settembre 2005 a Ferrara, Federico Aldrovandi. Questa la motivazione principale per la quale la Cassazione ha confermato la condanna a tre anni e sei mesi per gli agenti Paolo Forlani, monica Segatto, Enzo Pontani e Luca Pollastri. I quattro che "schiacciarono il cuore" di Federico.

Oggi la Cassazione ha depositato le motivazioni - sentenza 36280 - relative all'udienza dello scorso 21 giugno. Motivazioni nelle quali si legge, ad esempio, che gli agenti "si rifiutarono di togliere le manette" al giovane Federico "mentre giaceva a terra, già morto" come chiedeva il personale dell'ambulanza sul posto.

Ai condannati la Suprema Corte ha negato le attenuanti per la gravita' del fatto e per aver "distorto dati rilevanti, per il sequente sviluppo delle indagini, sin dalle prime ore successive all'uccisione del ragazzo".

MOTIVAZIONI -  Ad avviso dei supremi giudici, è da "escludere - come invece sostenevano i legali degli agenti - che la morte del ragazzo sia dovuta alla sindrome da 'delirio eccitato' o alla assunzione di sostanze stupefacenti'', in quanto, come accertato dalla perizia del massimo esperto di morti improvvise, il professor Di Thiene, l'esito letale era dovuto alla "pressione" esercitata dai polizotti".

"INTERVENTO SBAGLIATO" -  Per la Suprema Corte, "lo stato di agitazione in cui versava il ragazzo avrebbe imposto un intervento di tipo contenitivo" Invece i poliziotti della pattuglia 'Alpha 4' "sferrarono numerosi colpi contro Aldrovandi, non curanti delle sue invocazioni di aiuto" e la "serie di colpi proseguì anche quando il ragazzo era stato fisicamente sopraffatto e quindi reso certamente inoffensivo".
 

VIDEO - E' stato morto un ragazzo, il 'film choc' su Federico


L'OMICIDIO - "Segatto lo colpiva alle gambe con il manganello, Pontani e Forlani lo tenevano schiacciato a terra, mentre Pollastri lo continuava a percuotere", ricorda la Cassazione sottolineando che gli agenti ''posero in essere una violenta azione repressiva nei confronti di un ragazzo che si trovava da solo, in stato di visibile alterazione psicofisica". Sono andati ben oltre l'impiego lecito dei "mezzi di coazione fisica consentiti dall'ordinamento per vincere una resistenza all'Autorità".

IL DEPISTAGGIO -  Infine la Cassazione ricorda le "manipolazioni delle risultanze investigative pure realizzate da funzionari responsabili della Questura di Ferrara". Lo scorso 9 luglio la Corte di Appello di Bologna ha confermato le condanne per l'ispettore Marco Pirani in servizio alla Procura di Ferrara, e per l'operatore del 113 Marcello Bulgarelli, accusati nel processo sui depistaggi delle indagini.

LA FAMIGLIA: "SENTENZA STORICA" - Una sentenza "storica", esulta l'avvocato della famiglia Aldrovandi, Fabio Anselmo, visto che si travolge un "tabù" e cioè "la possibilità di censurare e sanzionare un intervento di polizia violento e al di fuori del diritto".

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