Mercoledì, 12 Maggio 2021
Il giallo a Roma / Roma

Federico Tedeschi, il ragazzo trovato senza vita in casa: "Mio figlio non è morto per un infarto, lo hanno ucciso"

A tre anni e mezzo di distanza dalla tragedia, la madre del giovane continua la sua battaglia per la verità. Il 19enne venne trovato riverso a terra in camera in una pozza di sangue. Per la procura un malore lo avrebbe fatto cadere contro un mobile, ma la famiglia è convinta che sia stata un'aggressione

Federico Tedeschi

"Sono convinta che l'omicidio di mio figlio sia maturato in un determinato contesto, e abbiamo raccolto tutti gli elementi necessari a dimostrarlo: agli inquirenti non resta da fare altro che esaminarli". RomaToday riaccende i riflettori sul caso di Federico Tedeschi, il ragazzo di 19 anni che il 26 novembre del 2017 venne trovato senza vita dalla madre in una pozza di sangue nella sua camera da letto, nella villetta del quartiere Infernetto dove il giovane viveva con la famiglia. La madre del ragazzo, Elena Novelli, a distanza di tre anni e mezzo da quella tragedia, ha deciso di presentare denuncia per omicidio volontario: mai è stata convinta, come stabilito sino a oggi da procura e relativi consulenti medici, che a uccidere il figlio sia stato un infarto, ed è decisa ad andare sino in fondo per avere risposte e giustizia. Sul viso del giovane erano infatti presenti lividi ed escoriazioni, che uniti ai denti rotti le hanno subito fatto pensare a una morte violenta.

Il racconto della madre

"Mancano ancora soltanto due elementi - spiega la donna a RomaToday - la relazione del dentista forense relativa al dente trovato incastrato nel cassetto, e un’altra del nostro consulente informatico relativa ai messaggi e alle chat cancellati. Poi saremo pronti a presentare la denuncia completa". Quella mattina la madre sarebbe uscita di casa poco con la figlia Ludovica poco prima delle 11.30 per andare a messa e poi al supermercato, chiudendosi la porta di casa alle spalle. Al loro ritorno, dopo poco più di un'ora, mamma e figlia avrebbero trovato il cancelletto che chiude la porta della villetta chiuso male e la stessa porta aperta.

Il pensiero è che Federico sia uscito di casa dimenticando di dare una mandata, ma quando Ludovica sale al piano di sopra lo trova sdraiato sul pavimento della camera da letto a pancia sotto. Chiama la madre, che attonita lo gira e scopre il sangue, il volto tumefatto, le ferite: il primo inevitabile pensiero è che il figlio sia stato aggredito.

E invece, si legge nell'articolo firmato da Andrea Barsanti, nel 2018 la Procura ha archiviato il caso: i consulenti del tribunale hanno stabilito che Federico è morto per "necrosi cardiaca su base ischemica, con infarto acuto del miocardio", e che le ferite al volto e i denti rotti sarebbero stati provocati dalla caduta contro un mobile (su cui è stata trovata una scalfittura) in seguito al malore.

Cosa non torna nella morte di Federico Tedeschi

Per la famiglia di Federico invece tanti, troppi indizi ed elementi non sono stati presi in considerazione, e la morte dello studente 19enne sarebbe da imputare a un’aggressione. Qualcuno, secondo i genitori e la sorella di Federico, si è introdotto in casa mentre il ragazzo era solo, lo ha picchiato selvaggiamente e poi lo ha soffocato: questo è lo scenario su cui concordano anche i tre consulenti nominati dalla famiglia, secondo cui la morte è stata causata dal soffocamento. Ci sarebbero molti punti oscuri: la madre ad esempio ha sempre fatto presente come diverse prove non siano state repertate e i sopralluoghi non siano stati condotti in modo approfondito.

In particolare, la lente dei consulenti della famiglia è caduta su diverse impronte rinvenute su specchi e pareti, tracce di sangue, e poi su una scalfittura trovata sul mobile che non è sopra, ma sotto il bordo: come è possibile, si chiede la madre di Federico, che il ragazzo abbia sbattuto sotto cadendo dall’alto? E ancora, la mazza da baseball tenuta in casa per difesa con alcune scalfitture, segni sulla porta della camera da letto che potrebbero indicare qualcuno che vi ha picchiato contro con un anello, magari nel tentativo di entrare. Stesse anomalie riscontrate dal generale Luciano Garofano, ex comandante del Ris di Parma, quando dopo l’archiviazione del caso Novelli si è rivolta a lui per un sopralluogo e un consulto.

Altra pista di cui gli inquirenti sembrano non avere tenuto conto stabilendo l’archiviazione per infarto è quella delle chat segrete con cui Federico intratteneva relazioni nel mondo omosessuale. Scambi di messaggi e foto che portava avanti con un altro nome, e di cui la mamma è venuta a conoscenza soltanto nei giorni successivi alla morte del figlio. Proprio i contenuti di queste chat l’hanno spinta a temere che possano avere qualcosa a che fare con una morte che, Novelli non ha dubbi, è stata violenta: omicidio. E con questa convinzione ha deciso di portare avanti la sua battaglia legale.

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