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Lunedì, 23 Maggio 2022
Violenza di genere

Il 2021 anno dei femminicidi: su 295 omicidi, 118 vittime sono donne

I numeri della mattanza resi noti nel corso dell'inaugurazione dell'anno giudiziario: 102 sono state assassinate in ambito familiare, il 70% per mano del partner o dell'ex

In un solo anno, il 2021, in Italia sono state uccise 118 donne. La maggior parte di loro ha trovato la morte in casa, per mano delle persone che amavano o avevano amato: mariti, fidanzati. I numeri di quella che si delinea sempre più come un'emergenza sono snocciolati dal primo presidente della Cassazione, Pietro Curzio, nella sua relazione sull'amministrazione della giustizia durante la cerimonia di inaugurazione dell'anno giudiziario. In aula anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, per la sua ultima uscita pubblica.

"Dati sconcertanti"

Il dato complessivo sugli omicidi sarebbe, se così si può dire, "incoraggiante". "Nel complesso - dice Curzio - i reati predatori sono in calo e le considerazioni più incoraggianti sullo stato della nostra convivenza derivano dai dati sugli omicidi. Nel 2021 in Italia sono stati commessi 295 omicidi volontari. È uno dei dati migliori tra i paesi europei, che a loro volta offrono i dati migliori nel mondo. E non era così: nel 1991 gli omicidi in Italia furono quasi 2.000. In seguito, sono lentamente ma progressivamente diminuiti riducendosi a 359 nel 2018, 317 nel 2019, 287 nel 2020".

E' guardando il dettaglio che i numeri destano sconcerto, come dice lo stesso Curzio: "Tra le vittime dei 295 omicidi del 2021, 118 sono donne, di cui 102 assassinate in ambito familiare/affettivo e in particolare 70 per mano del partner o ex partner. Questo tipo di suddivisione è costante negli ultimi anni, si inquadra in un preoccupante incremento dei reati all'interno della famiglia ed è sintomo evidente di una tensione irrisolta nei rapporti di genere, di un'uguaglianza non metabolizzata". 

Per Curzio "Anche su questo tema vi è un forte impegno dello Stato a cominciare dal Parlamento, impegno che richiede agli inquirenti attenzione e reattività, cui deve seguire severità in sede di applicazione della legge. Ma la risposta repressiva non può raggiungere le cause di un malessere profondo che la società deve affrontare in una dimensione più ampia, a cominciare dai luoghi di formazione della personalità". 

Poco personale e uffici in sofferenza

Tra i problemi endemici della giustizia quello della carenza di organici. "Rimane aperta una questione cruciale, quella del numero dei magistrati", dice Curzio nella sua relazione. "Dal rapporto 2020 della Commissione europea per l'efficacia della giustizia del Consiglio d'Europa (CEPEJ) - spiega - emerge che in Italia il personale impiegato nel sistema giustizia è sensibilmente inferiore a quello di altri Paesi europei. Ad esempio, il raffronto con la Germania è il seguente: in Italia ogni 100.000 abitanti vi sono 11.6 giudici affiancati da 37.1 amministrativi; 3.7 pubblici ministeri affiancati da 14.1 amministrativi; 388.3 avvocati. In Germania ogni 100.000 abitanti vi sono 24.5 giudici affiancati da 65.1 amministrativi; 7.1 pubblici ministeri affiancati da 14.5 amministrativi e 198.5 avvocati". Curzio osserva che "lo squilibrio è evidente ed incide pesantemente sul sistema. Con riferimento al personale amministrativo le scelte operate nel Pnrr rafforzano l'inversione di tendenza rispetto a decenni in cui le assunzioni sono state bloccate, determinando un assottigliamento progressivo dei dipendenti e uno spostamento verso l'alto della loro età media, con evidenti implicazioni negative. Ma per i magistrati la situazione è critica, perché vi è una scopertura degli organici (già di per sé insufficienti) superiore a 1.300 unità, che sarà colmata solo in parte e in tempi non brevi con il concorso in atto e quello appena avviato. La centralità del concorso è fondamentale anche per una corretta soluzione della complessa vicenda della magistratura onoraria, che coniughi le aspettative maturate in anni di lavoro con le coordinate costituzionali della materia". 

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