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Mercoledì, 8 Dicembre 2021
Treviso

Nasconde il cadavere del figlio e intasca la pensione: "Continuava a comprargli il cornetto ogni mattina"

La donna è stata rinviata a giudizio, ma si va verso il pattaggiamento

Per nove mesi ha tenuto in casa il cadavere del figlio disabile, intascando la sua pensione di invalidità di 900 euro. È stato chiesto il rinvio a giudizio per Giovanna Di Taranto, 74enne milanese residente a Treviso. Nel corso dell'udienza preliminare, gli avvocati dell'anziana avrebbero espresso l'intenzione di chiedere un rito alternativo. Probabilmente si andrà al patteggiamento (una soluzione non sgardita al pm), che dovrebbe essere ratificato a maggio dell'anno prossimo. La donna è accusata di occultamento di cadavere e truffa ai danni dello Stato.

Il caso risale al maggio 2019. Gli agenti della polizia di Treviso erano intervenuti nell’abitazione di Di Taranto e del figlio su richiesta della figlia dell’anziana. La donna, che viveva a Milano, era preoccupata perché non riusciva a mettersi in contatto con la madre, dopo che i vicini l'avevano avvertita di strani odori provenienti dall’appartamento. Madre e figlio vivevano da soli in casa ed era lei ad occuparsi di lui. Una volta entrati, gli agenti avevano trovato il cadavere di Vittorio Chies, steso sul letto e già decomposto. La madre era in stato confusionale, mentre la casa era ridotta a una discarica di rifiuti ed escrementi.

Dopo la morte del figlio, Giovanna Di Taranto si sarebbe recata di persona a ritirare la sua pensione, grazie a un'apposita delega. Per la Procura la donna ha percepito indebitamente 5mila euro, ossia l'equivalente incassato nel periodo in cui certamente il figlio è morto. L'autopsia però ha collocato il decesso dell'uomo, avvenuto per arresto cardiaco, nell'estate del 2018 e quindi i mesi in cui la donna avrebbe tenuto in casa il cadavere del figlio sarebbero molti di più, circa 9mila euro.

Per mesi la donna si è comportata come se il figlio fosse ancora vivo. Ogni mattina, ad esempio, scendeva a comprare al bar sotto casa una brioche per lui. "Giovanna Di Taranto - ha spiegato il legale, l’avvocato Cristiana Polesel - ha portato avanti, nella sua scarsa lucidità, la routine di ogni giorno per quasi un anno dopo la morte del figlio. Quando la verità venne a galla era in stato confusionale e alquanto problematico, un quadro clinico che è leggermente migliorato dopo le cure alle quali è stata sottoposta nella struttura dove ha trovato ricovero. Ma rimane comunque una persona con una fragilità psicologica evidente". 

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