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Lunedì, 4 Marzo 2024
Omicidio Giulia Cecchettin / Verona

Filippo Turetta è in Italia: le prime immagini, in cella singola sorvegliato a vista, le "leggi del carcere" e le aggravanti da ergastolo

Atterrato alle 11.30. Il giovane arrestato per l'omicidio di Giulia Cecchettin sarà detenuto nel carcere di Verona. Le prossime tappe dell'iter giudiziario. I funerali della studentessa spostati a Padova

Torna in Italia Filippo Turetta, e sarà recluso in carcere a Verona. Sarà in cella da solo, sorvegliato a vista 24 ore su 24 poiché avrebbe espresso intenti suicidari. L'interrogatorio di garanzia avverrà non prima di lunedì. Dalle indagini, intanto, si fa strada l'ipotesi della premeditazione: Turetta avrebbe acquistato in anticipo lo scotch trovato nella zona dove avvenne l'ultima aggressione a Giulia Cecchettin. Gli inquirenti sono al lavoro per valutare se contestargli o meno anche il reato di occultamento di cadavere e l'aggravante della crudeltà e dei motivi abietti. Ma procediamo con ordine.

Ultimi aggiornamenti in diretta. Cosa succede adesso a Filippo Turetta

Filippo Turetta atterrato in Italia: le prime foto

Filippo Turetta è accusato del sequestro e dell'omicidio di Giulia Cecchettin. E' tornato in Veneto dalla Germania con un volo militare predisposto dallo Scip, il Servizio per la cooperazione internazionale della polizia, decollato da Francoforte in mattinata e atterrato a Venezia intorno alle 11.30 di sabato mattina. Non su un aereo di linea, per evitare contatti con altri passeggeri "anche per la sua sicurezza", visto il clamore mediatico e l'impatto sull'opinione pubblica per il delitto di Vigonovo. Ormai lo studente di ingegneria è una persona tristemente nota.

Filippo Turetta sbarcato dall'aereo (foto LaPresse)

Dopo l'atterraggio all'aeroporto di Venezia, presso gli uffici della Polizia di frontiera gli viene notificata l'ordinanza di custodia cautelare per il sequestro e l'omicidio volontario aggravato della sua ex fidanzata Giulia Cecchettin. Preso in consegna dai carabinieri, sarà portato fino al carcere di Verona. Come mai Verona e non Venezia? Per la sua sicurezza, per la sua incolumità. Il ministero della Giustizia ha deciso che il ventiduenne non sarà detenuto nel carcere della città lagunare, ma in quello di Verona-Montorio, distante più di cento chilometri.

Turetta, trasportato a bordo di una Lancia Delta con i vetri oscurati, preceduta e seguita da automobili di scorta, è entrato nel carcere Montorio di Verona. L'area di accesso al carcere è stata transennata dalla Polizia penitenziaria poco prima del suo arrivo, data la presenza di numerosi cronisti e troupe tv, e anche di alcuni curiosi, che hanno anche commentato il suo arrivo con espressioni come "maledetto". Dopo la notifica dell'ordinanza di custodia cautelare nell'aeroporto di Venezia, il 22enne dovrà essere interrogato dal gip all'inizio della prossima settimana.

Perché il reparto protetto in carcere

A breve, realisticamente già la prossima settimana, le accuse a suo carico potrebbero aggravarsi (facendo sì che l'ergastolo diventi un rischio più concreto che mai): la procura potrebbe contestargli la premeditazione e l'occultamento di cadavere. Filippo Turetta oggi o domani avrà una serie di colloqui medici di rito, poi entrerà in un reparto "protetto". I reparti per protetti sono quelli riservati agli autori di crimini che per le "leggi" del carcere rischiano di diventare bersaglio degli altri detenuti. Ma serve anche per evitare che possa compiere gesti autolesionistici.

I "protetti" sono detenuti che non possono vivere nelle sezioni comuni perché hanno tenuto comportamenti contrari all'etica della maggioranza della popolazione detenuta (collaborare con la giustizia, compiere reati di natura sessuale, in special modo la pedofilia). Le cosiddette sezioni "protette" ospitano quindi categorie di detenuti molto diverse tra loro, tutti accomunati dall'essere considerati dalla giustizia in pericolo di incolumità personale: non possono vivere nelle sezioni comuni per condizioni personali, per ragioni processuali o detentive.

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Tutte le aggravanti e il rischio ergastolo per Turetta

Filippo Turetta non avrà compagni di cella. Sarà da solo, sorvegliato 24 ore su 24, a sua tutela. Nei giorni scorsi, subito dopo la fuga di mille chilometri terminata con l'arresto, avrebbe detto di non aver avuto il coraggio di farla finita dopo aver ucciso Giulia Cecchettin. La difesa valuterà se chiedere o meno una perizia psichiatrica.

Le indagini sull'omicidio Cecchettin sono tutt'altro che concluse. Gli inquirenti si concentrano sulle aggravanti delle accuse, che potrebbero portare a una condanna al carcere a vita. In primis, la premeditazione, perché si è scoperto dell'acquisto online, nei giorni precedenti, del nastro adesivo argentato usato la notte dell'omicidio (probabilmente per non fare urlare la vittima). Adesso ci si concentra su quando e come ha acquistato o è entrato in possesso dei sacchi neri trovati intorno al cadavere della povera Giulia nel canalone vicino al lago di Barcis, i guanti e i coltelli (almeno due quelli trovati) usati dall'assassino. Si indaga anche su presunti sopralluogo nella zona industriale di Fossò, scenario della seconda violenta aggressione. Il fatto che il giorno dell'omicidio avesse con sé centinaia di euro in contanti (non ha mai usato bancomat durante la fuga verso nord) potrebbe essere un ulteriore elemento di premeditazione. Aggravante che porterebbe la pena massima prevista all'ergastolo, con l'impossibilità, da codice, di chiedere il rito abbreviato.

C'è anche l'ipotesi della contestazione dell'aggravante della crudeltà. Per questo, sarà essenziale comprendere la sequenza temporale delle ferite: quali coltellate sferrate quando Giulia era ancora viva, e quali e quante inferte dopo che Cecchettin era ormai cadavere. I primi esami avrebbero messo in luce alcune lesioni senza segni di sanguinamento. Potrebbe aver continuato a colpire il corpo, martoriato, anche quando la sua ex fidanzata, che l'aveva lasciato ad agosto, era ormai morta.

"Uomo senza empatia, la laurea di Giulia il punto di non ritorno"

"Un uomo senza empatia", che ha "lucidamente eliminato la sua ex per punirla da quello che lui ha considerato un atto di insubordinazione subito, poiché, ormai, la nostra Giulia non rispondeva più alle sue aspettative". Sono le parole con le quali Nicodemo Gentile, avvocato della famiglia Cecchettin, spiega perché chiederà alla procura e ai giudici di riconoscere a carico del giovane l'aggravante del motivo abietto. Per il legale, "la laurea di Giulia ha costituito il punto di rottura, di non ritorno. Questo traguardo della ragazza avrebbe reso Filippo sempre più piccolo e comportato il definitivo distacco della giovane, pronta a svoltare pagina anche nel mondo delle sue relazioni. Le donne devono smettere di fare "le curatrici" di uomini affetti da analfabetismo emotivo, devono pensare a loro e alle prime avvisaglie di comportamenti abnormi e morbosi da parte del partner, uscire in modo definitivo da dinamiche di controllo militare, comportamenti intrusivi e molesti anche quando non si usano le mani". Gentile, che è anche rappresentante dell'associazione 'Penelope',  aggiunge che "il sacrificio della nostra Giulia non può essere sprecato ma deve servire a creare nuove consapevolezze tra i giovani, nelle famiglie, nelle scuole e magari salvare altre donne dagli attacchi e dai ricatti dei manipolatori".

Filippo Turetta omicidio Giulia Cecchettin

"Allo stato, non avendo ancora avuto alcun contatto con il mio assistito, né avendo potuto accedere agli atti del procedimento, qualsiasi dichiarazione da parte mia sarebbe, oltre che non autorizzata, in ogni caso inappropriata e prematura", commenta Giovanni Caruso, legale di Filippo Turetta. "Mi riservo - prosegue Caruso - di fornire eventuali informazioni di pubblico interesse, nel rispetto congiunto sia del diritto all'informazione, sia del riserbo personale e investigativo, una volta presi contatti col mio assistito ed esaurite le imminenti attività giudiziarie".

I funerali di Giulia Cecchettin a Padova

Si svolgeranno nella Basilica di Santa Giustina, in Prato della Valle a Padova, i funerali di Giulia Cecchettin, la cui data non è ancora stata fissata. La decisione è stata presa in accordo tra la Diocesi padovana, la famiglia di Giulia, la parrocchia e l'amministrazione comunale di Saonara (Padova), dove inizialmente era stata decisa la celebrazione dell'ultimo saluto.

Lo spostamento di sede è stato deciso perché per le esequie si prevede un grande afflusso di persone, e la situazione logistica, sia a Saonara che a Vigonovo, potrebbe non garantire la sicurezza e la partecipazione, che si preannuncia molto vasta. Santa Giustina è una delle più grandi basiliche del mondo, ed è una chiesa parrocchiale diocesana, sede di una comunità di monaci benedettini. La data del funerale di Giulia Cecchettin sarà concordata solo dopo l'autopsia, in programma il primo dicembre, venerdì prossimo.

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Un minuto di rumore in Statale per Giulia Cecchettin, foto Claudio Furlan, LaPresse 13

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