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Venerdì, 19 Aprile 2024
Omicidio Giulia Cecchettin

Cosa succede adesso a Filippo Turetta

Sarà interrogato dal gip martedì, solo in seguito potrà incontrare i genitori. Tutte le aggravanti da ergastolo. Il nuovo legale: "E' molto provato". Ora si trova in un'area isolata del carcere di Verona Montorio, poi tra qualche giorno sarò trasferito nel reparto "protetto". L'autopsia sul corpo di Giulia Cecchettin il 1º dicembre: sarà essenziale comprendere la sequenza temporale esatta delle ferite

Filippo Turetta, accusato dell'omicidio di Giulia Cecchettin, è arrivato ieri nel carcere Montorio di Verona, scortato dai carabinieri, proveniente dall'aeroporto di Venezia. E' passata una settimana dal suo arresto in Germania, dove era finita la sua fuga di mille chilometri dopo il massacro della ex fidanzata.

Dopo la notifica dell'ordinanza di custodia cautelare, il 22enne viene sottoposto a valutazioni da parte dell'equipe psicologica e psichiatrica. Sarà interrogato dal gip all'inizio della prossima settimana: il giorno fissato è martedì. Potrà scegliere di restare in silenzio o di rispondere alle domande della gip che nell'ordinanza di arresto ha descritto la "ferocia inaudita" che ha provocato la morte di Giulia Cecchettin.

Filippo Turetta in carcere a Verona: "E' molto provato"

Filippo Turetta "è molto provato". Parola del suo nuovo legale, l'avvocato Giovanni Caruso, che dopo l'incontro con l'imputato ha precisato: "Le condizioni di salute del mio assistito sono accettabili". Il 22enne è stato anche sottoposto a visita psichiatrica, ritenuta necessaria in casi come questo per evitare gesti estremi.

L'avvocato Emanuele Compagna, l'avvocato d'ufficio, ha intanto lasciato la difesa di Filippo Turetta. In una nota, spiega le ragioni: "Con l'arrivo in Italia considero concluso il mio incarico d'ufficio. Ha potuto nominare difensori di fiducia, tra cui anche me. Ho depositato, però, rinuncia nel pomeriggio a tale nomina. Fin dall'inizio avevo rappresentato ai genitori, che mi avevano espresso stima, l'opportunità di una nomina di fiducia, pertanto non vi è alcun legame con le polemiche che qualcuno ha sollevato recentemente. Resto umanamente vicino al dolore delle famiglie".

Ora in carcere in un'area isolata (ma non da solo)

Filippo Turetta è un detenuto classificato "a grande sorveglianza". Non va perso di vista nemmeno per un istante. Potrebbe far male a se stesso o potrebbero pensarci altri detenuti con cui venisse a contatto per le regole non scritte di chi è in carcere.

Per la direttrice del carcere Francesca Gioieni lui è un detenuto come tutti gli altri. "E' normale, tranquillo", così lo ha descritto, chiarendo che è stato trattato "come tutti i nuovi che arrivano", secondo "le procedure normali per tutti: attenzione, cautela, visita medica, immatricolazione". Gioieni ha sottolineato che "ci sono delle procedure per i nuovi giunti che l'amministrazione penitenziaria ha per il pericolo suicidi, le poniamo in atto per tutti" e poi si "cerca di fare un'attività di trattamento individualizzato".

Fino all'interrogatorio di garanzia dovrebbe restare quindi in un'area isolata rispetto agli altri detenuti, in cella con un compagno che è dentro per reati altrettanto gravi: due letti, un tavolo, due sgabelli, un mobiletto, il bagno, niente tv, una finestrella con le grate. Anche la scelta di farlo stare con un compagno in queste prima ore dietro le sbarre è dettata da motivi di sicurezza. Non deve restare da solo. E' sorvegliato a vista dagli agenti di polizia penitenziaria, anche di notte, per evitare gesti autolesionistici. E' stato descritto da chi ha avuto modo di vederlo in carcere, tra cui pure il suo difensore, come "provato, disorientato", ma anche assente, rassegnato alla sua condizione, silenzioso. Ora d'aria in cortile ma non contemporaneamente agli altri detenuti comuni. Potrà incontrare i genitori solo dopo l'interrogatorio di martedì.

Perché sarà trasferito in un reparto protetto

Filippo Turetta poi entrerà in un reparto "protetto", dove vivono sessanta detenuti che devono avere vite separate dalle altre. I reparti per protetti sono quelli riservati agli autori di crimini che per le "leggi" del carcere rischiano di diventare bersaglio degli altri detenuti. Ma serve anche per evitare che possa compiere gesti autolesionistici.

I "protetti" sono detenuti che non possono vivere nelle sezioni comuni perché hanno tenuto comportamenti contrari all'etica della maggioranza della popolazione detenuta (collaborare con la giustizia, compiere reati di natura sessuale, in special modo la pedofilia). Le cosiddette sezioni "protette" ospitano quindi categorie di detenuti molto diverse tra loro, tutti accomunati dall'essere considerati dalla giustizia in pericolo di incolumità personale: non possono vivere nelle sezioni comuni per condizioni personali, per ragioni processuali o detentive.

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Le aggravanti da ergastolo

Le indagini sull'omicidio Cecchettin continuano. Le accuse a carico di Turetta potrebbero presto aggravarsi: la procura potrebbe contestargli soprattutto la premeditazione e l'occultamento di cadavere. Si è scoperto dell'acquisto online, nei giorni precedenti, del nastro adesivo argentato usato la notte dell'omicidio (probabilmente per non fare urlare la vittima). Ma bisogna anche risalire a quando e come ha acquistato o è entrato in possesso dei sacchi neri trovati intorno al cadavere della povera Giulia nel canalone vicino al lago di Barcis, dei guanti e dei coltelli (almeno due quelli trovati) usati dall'assassino.

Si deve far luce anche su presunti sopralluogo nella zona industriale di Fossò, scenario della seconda violenta aggressione. Il fatto che il giorno dell'omicidio avesse con sé centinaia di euro in contanti (non ha mai usato bancomat durante la fuga verso nord) potrebbe essere un ulteriore elemento di premeditazione. Aggravante che porterebbe la pena massima prevista all'ergastolo, con l'impossibilità di chiedere il rito abbreviato.

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L'autopsia sul corpo di Giulia Cecchettin il 1º dicembre

Infine, c'è anche l'ipotesi della contestazione delle aggravanti della crudeltà e dei motivi abietti. Per questo, sarà essenziale comprendere la sequenza temporale esatta delle ferite: quali coltellate sferrate quando Giulia era ancora viva, e quali e quante inferte dopo che Cecchettin era ormai cadavere. I primi esami avrebbero messo in luce alcune lesioni senza segni di sanguinamento. Potrebbe aver continuato a colpire il corpo, martoriato, dopo che Giulia Cecchettin era già morta. Per poi abbandonare il corpo in una nicchia nella roccia a Pian delle More, tra le sterpaglie, rannicchiata e coperta dai sacchi di neri di plastica. L'autopsia sul corpo di Giulia è in programma venerdì primo dicembre 2023.

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