Giovedì, 16 Settembre 2021
Carceri

Fini Giovanardi, "la strage continua"

Presentato il quinto libro bianco che dall'introduzione della Fini Giovanardi spiega le conseguenze del provvedimento sulle carceri: il 30% dei detenuti è 'dentro' per quella legge

Una sentenza della Corte Costituzionale l'ha definita incostituzionale ma la Fini-Giovanardi, il provvedimento del 2006 che ha cambiato il Testo unico sugli stupefacenti, continua ad avere effetti 'carcerogeni'. Lo spiegano i dati del quinto libro bianco sul provvedimento, curato e pubblicato da diverse associazioni che dal 2006, anno di introduzione, studia gli effetti del provvedimento.

I RISULTATI DELLO STUDIO - Secondo lo studio tanti sono gli effetti "carcerogeni" della legge, anche se il 12 febbraio la Consulta ha reintrodotto la Iervolino-Vassalli, che prevede differenze tra i reati commessi per 'droghe leggere' e quelli commessi per 'drgohe pesanti'.

Secondo i dati raccolti dal 2006 (anno d'introduzione del provvedimento) gli ingressi in carcere a causa della Fini-Giovanardi sono in aumento. Lo stesso vale per il 2013: il 30,5% dei detenuti è in carcere per violazione del Testo unico sugli stupefacenti. In particolare il 23,7% in cella è tossicodipendente, una cifra non diversa dagli anni precedenti: nel 2011 la percentuale era del 24,4%, nel 2012 del 23,8.

SOVRAFFOLLAMENTO DELLE CARCERI - Inoltre il 38,6% dei detenuti presenti sono imputati o condannati per reati di droga. Si tratta di quattro detenuti su dieci: "In queste cifre si riassume il sovraffollamento carcerario" scrivono da Società della Ragione, una delle associazioni che si è occupata delle stesura del documento.

"SISTEMA DI REPRESSIONE" - Gli stessi autori commentano i dati raccolti spiegando che quasi la metà di coloro che sono denunciati per reati legati agli stupefacenti riguardano marijuna o hashish:

Per quanto riguarda il sistema di repressione se si sommano le denunce per hashish, per marijuana e per le piante si raggiunge la cifra di 15.347 casi (45,37% del totale). La “predilezione” del sistema repressivo per la cannabis è confermata dal numero di operazioni che aumentano, in controtendenza con tutte le altre sostanze, del 35,24% rispetto al 2005" spiegano gli autori.

COSA FARE? - In realtà tra i commenti alla fotografia fatta i promotori ricordano come sulla questione 'droghe leggere' nello scenario internazionale profondamente ci stia stato un cambio di direzione, come nel caso dell'Uruguay, del Colorado e dello stato di Washington.

E' necessario un radicale mutamento di rotta nel nostro Paese che distingua nettamente le politiche sociali e sanitarie da quelle penali. Serve una compiuta depenalizzazione del possesso e della cessione gratuita di piccoli quantitativi di sostanze destinati all`uso personale, anche di gruppo. Serve poi una regolamentazione legale della produzione e della circolazione dei derivati della cannabis e della libera coltivazione a uso personale

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