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Sabato, 27 Novembre 2021
Il modus operandi

Il finto ginecologo che chiede alle pazienti di spogliarsi via webcam: già decine di segnalazioni

Il caso è partito dopo la denuncia di una 24enne salentina. Con il pretesto di comunicare informazioni sullo stato di salute il sedicente medico avrebbe chiesto un controllo in videochiamata. Polizia postale e procura in allerta

La prima segnalazione è partita da Lecce, ma l'uomo avrebbe cercato di fare altre vittime in tutta Italia. Parliamo di un sedicente ginecologo che nei giorni scorsi, con un numero privato, ha contattato una giovane studentessa salentina, con il pretesto di comunicare informazioni dettagliate sul suo stato di salute, ma in realtà con l'unico intento di compiere una vera e propria molestia a sfondo intimo o sessuale. 

Dopo l'allarme lanciato sul web e sui canali social dal parte della giovane 24enne, originaria della provincia di Lecce, continuano ad aggiungersi nuove testimonianze di situazioni analoghe vissute da altre donne (non solo della Puglia, ma anche della Lombardia, Toscana o Piemonte), anch'esse contattate con le medesime modalità dal finto ginecologo. Sarebbero circa una quarantina le potenziali vittime accertate - scrive LeccePrima nel ricostruire la vicenda -, più altre 25 che in un solo giorno hanno contattato la giovane salentina per raccontare la loro storia.

La denuncia della studentessa

La procura di Lecce intanto, sulla base già delle prime denunce prodotte, ha aperto un fascicolo d'inchiesta per fare luce proprio sul caso dell'identità del falso ginecologo e della richiesta a dir poco inusuale di visita in videochiamata. La Polizia postale di Roma ha raccolto la testimonianza della ragazza salentina. Tutto è partito proprio dalla denuncia della 24enne. 

"Oggi in data 1 Novembre - si legge nel post -, che dovrebbe essere di festa sono stata chiamata da un numero privato". Il sedicente medico, del cui nome non si trova traccia sui social, "sapeva la mia data e luogo di nascita e mi ha chiesto se ho fatto delle analisi ginecologiche negli ultimi mesi, per poi avvertirmi di un'infiammazione che non mi era stata comunicata. Io, ingenuamente e nonostante la festività - prosegue la vittima -, ho pensato che fosse tutto ok, specialmente perché questo dottore sapeva il fatto suo in questo campo e spiegava in modo molto sicuro i perché e i come". 

"Mi ha fatto molte, e sottolineo molte domande private - racconta ancora la 24enne - e ai miei continui dubbi sul perché dover dare certe info, mi ha risposto che era per capire meglio da cosa fosse causata questa infiammazione. Le sue parole hanno confermato la maggioranza dei miei sintomi. Nella chiamata parlava con una collega e riceveva chiamate da altre pazienti. Ho quindi chiesto il nome e che il trattamento dei miei dati fosse tutelato e mi è stato risposto quasi con stizza: assolutamente sì! ".

Ben presto la chiamata ha però preso un'altra piega. "Il dottore in questione mi ha poi richiesto una chiamata tramite Zoom o Hangout. Io ho pensato volesse farsivedere per una consultazione più diretta, finché non mi ha chiesto di mostrare  'le mie grazie' per analizzare al meglio i miei sintomi. Mi sono rifiutata e innervosita, così ha continuato a farmi domande e mi ha detto che domani riceverò un'email con tutti i dati per fare a fine mese un pap-test".

Il modus operandi del finto medico sarebbe sempre lo stesso. "Tante delle 25 vittime o più che ho sentito oggi" racconta in uno dei suoi post la studentessa che ha scoperchiato il caso, "non hanno denunciato. Forse perché pensavano fosse uno scherzo, o perché hanno paura, o ancora perché proprio chi hanno accanto le ha accusate di stupidità. Chi ha denunciato invece, o ci ha provato, è stata tratta con aria di sufficienza. Me compresa".

Chi è il sedicente medico?

Una vicenda dai contorni raccapriccianti e anche inquietanti per diversi aspetti. Primo tra tutti il fatto che l'autore delle telefonate è un uomo che potrebbe avere in mano dei dati sensibili relativi ad analisi e referti medici di ragazze e donne di ogni età. 

Che si tratti in realtà di un medico o operatore sanitario o di una persona estranea alla professione ospedaliera, ma con possibili ramificazioni all'interno delle strutture o con la possibilità di accesso ai database, con grave pregiudizio per la privacy delle pazienti, ancora non è dato saperlo. Ma l'invito è quello di segnalare qualsiasi situazione riconducibile a casi analoghi direttamente alle forze dell'ordine e ai centri antiviolenza. 

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