Giovedì, 16 Settembre 2021
La storia

Francesca Picilli: la donna che uccise il fidanzato è stata graziata da Mattarella

Accoltellò al torace Benedetto Vinci, durante una lite. All'epoca dei fatti aveva 27 anni: "Non voleva ucciderlo"

Francesca Picilli è una delle due persone graziate dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella dopo la condanna a dieci anni e sei mesi di reclusione per il delitto di omicidio preterintenzionale commesso nel 2012. Durante una violenta lite la donna, nella notte tra il 4 e il 5 marzo 2012, ferì al torace con un coltello a serramanico a Sant'Agata di Militello, in provincia di Messina, il fidanzato Benedetto Vinci. L'uomo morì dieci giorni dopo in ospedale.

Chi è Francesca Picilli, la donna graziata da Mattarella

Francesca Picilli, che all'epoca dei fatti aveva 27 anni, fu condannata dalla Corte d'assise d'appello di Reggio Calabria, dove la Cassazione rinviò il processo accogliendo il ricorso del difensore contro la condanna dei giudici d'appello di Messina che avevano comminato una pena di 14 anni. A Reggio Calabria furono riconosciuti all'imputata le attenuanti generiche perché fu provato che non colpì il fidanzato con l'intenzione di ucciderlo. Per Picilli ora è stata disposta una riduzione della pena di quattro anni. 

Il secondo graziato è Ambrogio Luca Crespi, condannato a sei anni di reclusione per il delitto di concorso in associazione di tipo mafioso, per fatti commessi dal 2010 al 2012. Per lui una riduzione della pena di un anno e due mesi. "Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha firmato - ai sensi di quanto previsto dall'art. 87 comma 11 della Costituzione - due decreti con i quali è stata concessa grazia parziale - fa sapere il Quirinale -. Le decisioni tengono conto del parere formulato dalla Ministra della Giustizia a conclusione della prescritta istruttoria". 

"Per effetto dei provvedimenti del Capo dello Stato - viene spiegato - agli interessati rimarrà da espiare una pena non superiore a quattro anni di reclusione, limite che consente al Tribunale di sorveglianza l'applicabilità dell'istituto dell'affidamento in prova al servizio sociale (art. 47 dell'ordinamento penitenziario). Nel valutare le domande di grazia presentate in favore degli interessati, il Presidente della Repubblica ha tenuto conto del positivo comportamento tenuto dai condannati durante la detenzione e della circostanza che il percorso di rieducazione sino ad ora compiuto dai predetti potrebbe utilmente proseguire - qualora la competente Autorità giudiziaria ne ravvisasse i presupposti - con l'applicazione di misure alternative al carcere".

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