Il patto dell'omertà nell'omicidio di Willy Monteiro

Francesco Belleggia è stato l'unico a collaborare con gli inquirenti che indagano sulla morte del giovane. Gli indagati si erano accordati per dare la colpa a un altro. Ma poi qualcosa è andato storto

Nella foto: Francesco Belleggia

Francesco Belleggia, secondo il giudice delle indagini preliminari, è stato l'unico a dire la verità negli interrogatori dopo l'omicidio di Willy Monteiro a Colleferro. Per questo, a differenza di Marco e Gabriele Bianchi e di Mario Pincarelli, gli sono stati concessi gli arresti domiciliari. 

Francesco Belleggia: chi ha colpito per primo Willy

Pur sottolineando il rischio di reiterazione di «condotte criminali analoghe» e aggiungendo che è stato lui a dare il primo pugno a Willy Monteiro, il giudice ha quindi deciso di distinguere il suo ruolo da quello degli altri tre nella vicenda. "Mi sono trovato in mezzo alla lite mio malgrado ho chiesto anche scusa all’altra comitiva per le frasi di Mario (Pincarelli, ndr), poi ho reagito alla provocazione di Zurma, ma ero lontano quando gli altri hanno picchiato Willy", ha sostenuto. Anche se tra i testimoni c'è chi invece lo accusa di aver colpito per ultimo Willy a terra, in base alle prove di oggi il suo ruolo risulta ridimensionato. 

Chi era presente durante l'aggressione che è costata la vita a Monteiro Duarte dice che aveva il gesso al braccio e questo potrebbe aiutare nell'identificazione anche in base ai filmati già acquisiti dalla procura. Lui ha 23 anni, è fidanzato da sei con una coetanea di Velletri ed è amante dei cavalli e del karate oltre che amico soprattutto di Pincarelli. 

Nell'ordinanza è contenuto il racconto della notte conclusasi a Largo Oberdan a Colleferro: comincia con Belleggia che arriva ad Artena e si conclude con il ritorno nel paese a bordo dell'Audi Q7 nera dove i fratelli Bianchi, Pincarelli e altri si dicono che non parleranno con nessuno di quello che è successo e, a quanto pare, per dare la colpa a Pincarelli di tutto:  «L’indagato Francesco Belleggia riferiva che i due fratelli Bianchi gli avevano consigliato di mantenere il silenzio sulle loro condotte», scrive il Gip. 

"Saltavano sopra al corpo di Willy steso in terra e già inerme"

Il patto dell'omertà nell'omicidio di Willy Monteiro

Un patto dell'omertà che si fondava sulla paura che incutevano i due fratelli Bianchi e che però Belleggia ha rotto dichiarando agli inquirenti di aver visto Marco colpire con un calcio sul petto Willy, il ragazzo italiano di origine capoverdiana che cadeva indietro e poi Gabriele che picchiava il suo amico. Gli altri invece dicono che è stato Pincarelli a colpire per ultimo. Questa è la ricostruzione dei fatti fornita dal Corriere della Sera

Belleggia passa gran parte della serata del 5 settembre nel ristopub “Duedipicche”. Si ritrova a bere con Pincarelli, anche lui di Artena. «Non è mio amico, ma ci conosciamo dai tempi delle scuole». Pincarelli, ubriaco, si lascia andare a commenti volgari diretti ad Azzurra, la fidanzata di uno dei ragazzi di Colleferro ed è Belleggia che si va a scusare con il fidanzato. È Belleggia, però, che più tardi sferra il primo pugno di questa serata infame: a Federico Zurma, amico del fidanzato di Azzurra, gettandolo a terra sulle scalette davanti al locale. «Credevo mi stesse per colpire lui con una testata», si giustifica.

Ed è ancora Belleggia che, stando a quanto riferito da alcuni testimoni, pur scusandosi continua a spintonarlo fino al piccolo parco privo di illuminazione lì davanti, inducendo Willy a intervenire per calmare gli animi e difendere Zurma, suo ex compagno di scuola. «La posizione di Belleggia appare più sfumata», conclude il giudice.

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Ma «Le dichiarazioni rese da tre testimoni (due amici di Willy e una ragazza presente per caso sul posto) consentono di apprezzare anche a suo carico gravi e precisi indizi di colpevolezza per il reato cui si procede», conclude il Gip. 

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