Lunedì, 20 Settembre 2021
Il caso

Prende a pugni il giornalista e in casa ha armi legalmente detenute: abbiamo un problema di "licenze facili"?

Giorgio Beretta (OPAL) spiega a Today che l'aggressione a Giovannetti "dimostra per l'ennesima volta come persone propense alla violenza possono essere in possesso di armi. I controlli medici richiesti per il rilascio delle licenze sono troppo blandi"

Pugni in faccia, minacce pesanti: "Ti taglio la gola". Protagonista è un legale detentore di armi. Tutto ok? Ieri è stato immediatamente identificato dagli agenti della Polizia di Stato il responsabile dell'aggressione ai danni di un videogiornalista, Francesco Giovannetti, nel corso di una manifestazione, svoltasi  dinanzi al MIUR, indetta dal Coordinamento Nazionale Docenti ATA per protestare contro il green pass. Sul posto la Questura di Roma aveva disposto degli specifici servizi di ordine e sicurezza pubblica.

L'aggressore è un collaboratore scolastico, precario, romano. Non ha precedenti penali e non risulta iscritto a nessun partito o movimento politico. Per Giovannetti i giorni di prognosi sono al momento quindici. Tutti gli altri manifestanti si sono dissociati, si legge in una nota della Questura di Roma. Il collaboratore è stato condotto presso gli uffici del commissariato Trastevere: è poi stato denunciato per minacce aggravate, quella per aggressione potrebbe arrivare in seguito dopo la querela di parte.

Come specificato dalle forze dell'ordine, l'aggressore è risultato essere detentore di armi e di relativa licenza (licenza per tiro sportivo a quanto pare, ma su questo dettaglio non c'è conferma al momento). Gli agenti hanno proceduto tempestivamente in via cautelare al ritiro delle armi e alla sospensione della licenza. In casa aveva tre carabine, un fucile e una pistola.

Beretta (OPAL): "Persone propense alla violenza hanno armi, controlli medici per licenze troppo blandi"

"Il fatto che l’aggressore del giornalista di Repubblica fosse in possesso di una licenza per detenere armi - commenta per Today Giorgio Beretta, analista dell’Osservatorio permanente sulle armi leggere e le politiche di sicurezza e difesa (OPAL) - dimostra per l’ennesima volta come persone propense alla violenza possono essere in possesso di armi. Questo accade perché i controlli medici richiesti per il rilascio delle licenze sono troppo blandi".

"Se è vero - continua Beretta - che non si può prevedere del tutto la deriva violenta di una persona è però importante accertarne preventivamente e di frequente lo stato di salute mentale con esami clinici che invece attualmente non sono generalmente richiesti. Anche per questo da anni l’Osservatorio OPAL chiede che venga resa obbligatoria una valutazione psichiatrica e test tossicologici annuali sui legali detentori di armi. Le aggressioni a giornalisti e le minacce ai medici da parte di persone violente si collocano in una clima crescente di intimidazioni verso categorie di persone che il Dossier del Viminale sulla sicurezza pubblicato a ferragosto ha ben evidenziato. Se vogliamo evitare che qualche malintenzionato ricorra alle armi per far valere le proprie ragioni è urgente procedere a controlli precisi anche su chi le detiene con regolare licenza".

Armi: come vengono rilasciate le licenze

Oggi infatti gli "accertamenti" medici sullo stato di salute psico-fisica si basano solo sul certificato anamnestico, di fatto un modulo di autocertificazione compilato da chi richiede la licenza per armi e convalidata con una firma dal medico di base e un breve esame all’ASL: una procedura paragonabile a quella per la patente di guida. Troppo poco.

In seguito le licenze per detenere armi valgono cinque anni, sia per un diciottenne sia per un ottuagenario. Allo scadere del quinto anno, bisogna presentare la domanda di rinnovo corredata da un certificato di idoneità psico-fisica rilasciato dall’Asl, ma anche in questo caso non è generalmente previsto alcun esame clinico o psichiatrico.

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