rotate-mobile
Mercoledì, 26 Gennaio 2022
Costa Concordia, 10 anni dopo

Che fine ha fatto Francesco Schettino

Da oltre 4 anni è detenuto a Rebibbia per scontare la condanna a 16 anni. A maggio 2022 potrà chiedere di essere ammesso a misure alternative. Il suo avvocato: "Lui è l’unico a pagare con il carcere, ma all’origine del naufragio c’è stato un errore organizzativo". Il giudice: "Sentenza perfetta"

Sono passati quasi dieci anni dal naufragio della Costa Concordia. Era il 13 gennaio 2012 quando la nave di Costa Crociere naufragò di fronte all’isola del Giglio. Morirono trentadue persone, tra cui una bimba di 5 anni. L'ex comandante Francesco Schettino, 61 anni, da oltre 4 anni e mezzo è detenuto nel nuovo complesso del carcere di Rebibbia per scontare la condanna a 16 anni per omicidio colposo plurimo, naufragio colposo, lesioni colpose plurime, abbandono nave, false comunicazioni.

Francesco Schettino oggi

A maggio 2022, dopo aver scontato un terzo della pena, potrà chiedere di essere ammesso a misure alternative rispetto alla detenzione in prigione. Dalle pagine della Stampa, tramite il suo legale, Schettino spiega di attendere la sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo per la revisione del processo, che dopo 4 anni ancora non si è espressa in merito: "Non posso nascondere la mia perplessità per un tempo di attesa così lungo".

"Il comandante Schettino ha fatto e sta continuando a fare un percorso psicologico non facile - sottolinea l’avvocato Laino -. Anche lui in fondo è un naufrago, pensa e ripensa a quella maledetta notte e a quei trentadue morti. Lui è l’unico a pagare con il carcere, ma la verità è che all’origine del naufragio c’è stato un errore organizzativo. Si è voluto cercare un colpevole, non la verità". Ritiene di essere stato vittima "di un processo mediatico prima ancora che giudiziario".

In carcere è un detenuto modello, gentile e rispettoso di tutti, benvoluto secondo il cappellano, segue due corsi universitari, si dedica allo sport e attende gli incontri con la figlia Rossella. Per 500 giorni causa Covid erano stati sospesi. Lei tramite social si batter per dimostrare la presunta esistenza di altri responsabili del naufragio: "Mio padre è rimasto solo fin dal primo momento in plancia dove l’intero bridge team è mancato nel suo ruolo".

Al quotidiano la Nazione un paio di settimane fa Giovanni Puliatti, il giudice che guidava il collegio giudicante, ricordava: "Fu un processo difficile, emozionante. E la sentenza, visti anche i successivi gradi di giudizio, fu perfetta". Sulla sentenza non ha dubbi: "E’ stata confermata in tutti i gradi. Giudicando bisogna spogliarsi del lato emotivo e sentimentale. Adesso posso dire che il calcolo fatto era giusto. Schettino? Non mi ha mai fatto pena e non è stato il capro espiatorio come qualcuno ha voluto far credere".

"Ci sono stati momenti drammatici - ha raccontato il giudice - Quello forse più toccante fu l’udienza della ricostruzione della morte della piccola Dayana. Il testimone, che era il vicesindaco Mario Pellegrini, stava raccontando la spola che faceva per salvare persone che erano precipitate in un corridoio, che era diventato un pozzo. A un certo punto interruppe il suo racconto come se avesse cancellato dalla memoria quei momenti. Fu il pm Navarro a incalzarlo e disse, tra le lacrime, che vide la bambina sparire nell’acqua. E il babbo che lasciò la corda e cadde nell’acqua per cercare di recuperarla. Nessuno li vide più, se non morti abbracciati. Non riuscimmo a continuare".

Il naufragio della Costa Concordia

Salpata dal porto di Civitavecchia in direzione di Savona per l'ultima tappa della crociera "Profumo d'agrumi", nelle acque dell'arcipelago toscano, nei pressi dell'Isola del Giglio, la nave Costa Concordia, urtò uno scoglio riportando l'apertura di una falla lunga circa 70 metri sul lato di sinistra della carena. L'impatto provocò la brusca interruzione della navigazione, un forte sbandamento e il conseguente incaglio sullo scalino roccioso del basso fondale prospiciente Punta Gabbianara, a nord di Giglio Porto, seguito dalla parziale sommersione della nave.

L'11 febbraio 2015 Francesco Schettino è stato condannato a 16 anni; sia Schettino, sia Costa Crociere sono stati condannati al pagamento di risarcimenti di 1,5 milioni di euro per il Ministero dell'ambiente, un milione per la Presidenza del Consiglio dei ministri, 500.000 euro per i Ministeri della difesa, delle infrastrutture, dell'interno e per la Protezione civile, 300.000 euro per il Comune del Giglio e numerosi altri risarcimenti ai parenti delle vittime e ai feriti e naufraghi. In precedenza la Costa Crociere aveva già risarcito 2.623 passeggeri e 906 membri dell'equipaggio con 85 milioni.

Il 31 maggio 2016 la condanna a 16 anni è stata confermata anche in secondo grado dalla Corte d'appello di Firenze. Le provvisionali a favore dei passeggeri che si sono costituiti parte civile anche in questo secondo grado di giudizio sono state tutte elevate. Il giudizio penale è confermato in via definitiva dalla Corte di cassazione nel 2017. Schettino si costituì al carcere romano di Rebibbia subito dopo la sentenza.

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Che fine ha fatto Francesco Schettino

Today è in caricamento