Giovedì, 25 Febbraio 2021

Fumare è una scelta: nessun risarcimento per chi muore di cancro

Il fumatore incallito che si ammala e muore di tumore non ha diritto ad alcun risarcimento, né da parte delle multinazionali del tabacco, né da parte del Monopolio di Stato: la sentenza della Cassazione

Foto di repertorio

Fumare fa male, questo è abbastanza chiaro da moltissimi anni, e chi lo fa è a conoscenza delle conseguenze nefaste che potrebbe avere sulla sua salute. Proprio per questo motivo le multinazionali del tabacco e i Monopoli di Stato non sono tenuti a pagare alcun risarcimento ad un fumatore che si ammala e muore per un cancro ai polmoni provocato dalle sigarette. 

La conferma arriva dalla sentenza n° 11272 della Cassazionedepositata il 10 maggio, in cui viene respinto il ricorso della famiglia di un tabagista, deceduto a causa di un cancro ai polmoni. La Cassazione ha confermato quanto era stato deliberato dalla Corte d'Appello, per cui il vizio di fumare viene ritenuto una scelta libera, attuata con la consapevolezza dei danni provocati dal tabacco. 

La sentenza della Cassazione: il documento ufficiale

La vicenda

Protagonista di questa storia, purtroppo comune a moltissimi fumatori, è un uomo che aveva iniziato a consumare due pacchetti di Marlboro al giorno fin dalla giovane età. Un vizio interrotto soltanto nel 2000 dopo aver ricevuto la diagnosi della malattia, contratta proprio a causa delle 'bionde'. Il medico era riuscito a convincere l'uomo a smettere soltanto facendo leva sulle terribili conseguenze a cui sarebbe andato incontro se non avesse lasciato stare le sigarette. Ma l'uomo accusava i produttori e i distributori di sigarette (Philip Morris Italia e l’Eti) di essere responsabili del suo male. Secondo lui la multinazionale del tabacco aveva inserito nel prodotto delle sostanze che creano dipendenza fisica e mentale che lo aveva trasformato in un fumatore incallito. L'uomo aveva in prima battuta citato in giudizio la Philip Morris Italia, insieme ai ministeri delle Finanze e della Salute. Una battaglia legale proseguita dalla famiglia dopo il decesso del diretto interessato. 

La differenza tra un polmone sano e quello di un fumatore incallito

La sentenza 

Ma come avvenuto in un primo momento in Corte d'Appello, i giudici della Cassazione non hanno avvalorato le accuse contro il ministero della Salute, colpevole secondo l'uomo e la sua famiglia di non aver salvaguardato la salute pubblica, e contro lo Stato che non ha offerto un prodotto più naturale. Il protagonista della vicenda aveva anche chiesto che venisse accertata la presenza di sostanze che danno assuefazione nelle sigarette e il collegamento tra il fumo e la malattia contratta. Ma le richieste rinnovate in tribunale dalla famiglia non hanno sortito l'effetto desiderato, anzi, il verdetto non è stato ribaltato e i familiari sono stati condannati al pagamento di 20mila euro di spese legali. Come si può leggere nella sentenza, i giudici motivato così la loro decisione: “La dannosità del fumo costituisce da lunghissimo tempo dato di comune esperienza perché anche in Italia era conosciuta dagli anni 70, la circostanza che l’inalazione da fumo fosse dannosa alla salute e provocasse il cancro”. 

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