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Venerdì, 3 Dicembre 2021
Immigrazione

La "farsa" del funerale alle vittime di Lampedusa

Il funerale ad Agrigento, l'assenza dei superstiti e la presenza del governo eritreo: l'inutilità di un gesto che l'Italia non sente proprio

ROMA - Sul molo di Agrigento non ci sono stati mai né i vivi, né i morti. Nessuna delle 366 vittime del naufragio dello scorso tre ottobre a Lampedusa ha mai messo piede sul molo del porto turistico di San Leone. Nessuno dei 157 superstiti ha potuto camminare su quel pezzo di legno per dire addio agli amici, ai parenti che ha visto annegare. Perché gli è stato impedito, perché la cerimonia non si è tenuta a Lampedusa, come forse sarebbe stato giusto, perché (perché?) si è deciso di dare l'ultimo saluto ai "disperati" ad Agrigento.

Un saluto in "grande stile" alla presenza del vice premier Angelino Alfano, costretto a "fuggire" da chi al termine della messa gli chiedeva di abolire la "Bossi-Fini", del ministro all'integrazione Cecile Kyenge, del ministro della difesa, Mario Mauro, e di una folta rappresentanza di governi stranieri, quello eritreo in testa. Che poi, a ben guardare, è lo stesso governo dal quale i disperati, quelli morti, fuggivano. Un saluto inutile, insomma: che l'Italia non sente proprio

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Privo di spirito, di credibilità: che conferma ancora una volta quel problema culturale tutto italiano che porta il governo, o chi per esso, ad abbandonare chi riesce ad arrivarci vivo in Italia. Un problema che i sopravvissuti di Lampedusa hanno già compreso e "accettato". 

Che senso ha avuto una cerimonia ad Agrigento senza i sopravvissuti? Una sfilata per Alfano e soci? Forse. Perché oggi, a diciotto giorni di distanza dal dramma, le uniche parole sui superstiti sono state "abbiamo assicurato massima assistenza", quasi biascicate da un vice premier in fuga? Che senso ha, se ce l'ha, dare la cittadinanza italiana ai morti? E' come volere tenere d'accordo tutti: non la si dà ai vivi per non "infastidire" chi è "contro" l'immigrazione, la si dà ai morti per regalare un contentino a chi, l'apprezzabile sindaco di Lampedusa in testa, chiede interventi seri. 

Seri, magari più di un funerale tenuto su un porto turistico. Il tutto, possibilmente, prima che chi è riuscito a sopravvivere continuia a chiedere scusa per non essere affogato

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