Sabato, 19 Giugno 2021
"Vogliamo giustizia" / Verbano-Cusio-Ossola

La strage della funivia e la rabbia dei parenti: "Li avete ammazzati per soldi, nessun perdono"

Mentre emergono le responsabilità dell'incidente, i familiari chiedono giustizia per i tre fermati. Il ministro delle Infrastrutture Enrico Giovanni in un'informativa alla Camera: "Emersi gravi indizi di colpevolezza"

È attesa per oggi la convalida del decreto dei fermi di gestore, direttore di esercizio e capo servizio della funivia del Mottarone, dopo la tragedia in cui hanno perso la vita quattordici persone. Dagli accertamenti degli inquirenti, il freno sarebbe stato manomesso per evitare disservizi. Un gesto "consapevole", secondo le accuse, per ovviare ai problemi tecnici della funivia ed evitarne lo stop, a discapito della sicurezza dei passeggeri.

"Funerali di Stato? Promesse da marinaio fatte dalla politica"

Tra i parenti delle vittime della funivia Stresa-Mottarone cresce la rabbia. I familiari chiedono giustizia per i tre fermati. "Me li avete ammazzati: non ci sarà nessun perdono", scrive su Instagram Angelica Zorloni, figlia di Vittorio, morto con la compagna Elisabetta e il figlio Mattia di 5 anni. Corrado Guzzetti, zio di Mattia e Angelica, esprime tutto il suo orrore per quanto accaduto: "Fa schifo pensare che siano morti per i soldi, sempre i soldi stanno dietro a tutto". E attacca anche la politica: "Ci hanno detto che si sarebbero fatti i funerali di Stato e che avrebbero pensato a tutto loro, poi si sono rimangiati tutto negandosi al telefono. Sono amareggiato per me e per i miei nipoti e voglio smascherare a nome di tutte le vittime queste promesse da marinaio fatte dalla politica". A Diamante, il paese di Serena Cosentino - morta con il compagno Mohammedreza Shahaisavandi -, lo zio della 27enne commenta: "Siamo costernati nel sapere che tutto poteva essere evitato e che il dolore di tante famiglie è dipeso dalla superficialità umana".

Sul fermo dei tre responsabili della funivia Stresa-Monterone "sarebbero emersi gravi indizi di colpevolezza in ordine al reato di rimozione o omissione dolosa di cautele contro infortuni del lavoro, dal quale sarebbe derivato il disastro. In particolare l'attività investigativa ha permesso di accertare gravi e concreti elementi di responsabilità in capo al Tadini, il quale pur consapevole dei potenziali rischi, con l'assenso del Perrocchio e del Nerini, ha consentito la messa in funzione dell'impianto con la presenza su una delle due cabine del dispositivo cosiddetto a 'forchetta' che impedisce l'eventuale attivazione del sistema di frenaggio di emergenza, al fine di evitare il continuo blocco dell'impianto". Lo sottolinea il ministro delle Infrastrutture e della mobilità sostenibili, Enrico Giovannini, in un'informativa alla Camera sul tragico incidente.

"La presenza della 'forchetta' - ha sottolineato il ministro - ha impedito all'atto della rottura del cavo traente l'arresto della cabina, che in quel momento sta salendo in vetta, con il conseguente verificarsi dei fatti". Giovannini ha poi aggiunto che "il freno sulla fune portante è costituito da pinze che possono stringere la fune portante e generare l'azione frenante per arrestare il carrello per effetto dell'attrito. Pertanto una riduzione della tensione o un suo annullamento dovuto alla rottura della fune traente, per altro un evento molto raro nell'esperienza italiana, provoca automaticamente l'intervento del freno e all'arresto del veicolo".

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