Domenica, 13 Giugno 2021
Cronaca Verbano-Cusio-Ossola

Il mistero del "forchettone": un errore umano dietro l'incidente alla funivia Stresa-Mottarone?

La rottura della fune traente non basta a spiegare l'accaduto. Perché il freno d'emergenza si sarebbe dovuto attivare, ma questo non è successo. Sotto la lente le "pinze", la "forchetta" o il "ferro", ovvero i cunei dei morsi. Lasciati lì per errore?

C'è un freno d'emergenza rotto o disattivato dietro l'incidente alla funivia Stresa-Mottarone. La rottura della fune traente da sola non basta a spiegare quello che è successo. Mentre le "pinze" del sistema d'emergenza che avrebbero dovuto scattare quando il cavo si è spezzato per frenare la corsa della cabina sulla fune portante non sono entrate in funzione. E la domanda a cui dovrà rispondere l'inchiesta del procuratore di Verbania Olimpia Bossi è una: perché?

Cos'è il forchettone che ha fermato il freno d'emergenza della funivia Stresa-Mottarone

Incidente funivia Stresa-Mottarone: perché non sono scattate le pinze del freno d'emergenza?

Le pinze del freno d'emergenza nelle funivie vengono bloccate aperte con dei cunei che ne impediscono la chiusura quando gli impianti vengono chiusi. Alla riapertura i cunei vengono rimossi e si verifica che tutto funzioni. Secondo alcuni rumors, riportati oggi da La Stampa, quei cunei non sarebbero stati rimossi per errore. Se questo fosse accaduto, la conseguenza sarebbe che la morsa non sarebbe potuta scattare. Ma c'è un sensore che avrebbe dovuto in ogni caso mettere in azione il freno. Perché non è scattato?

Come funziona il freno d'emergenza di una funivia? Il distacco è avvenuto quando la cabina era a tre o quattro metri dall'arrivo sul Mottarone. Non avendo più un traino la cabina è scivolata indietro e prendendo rapidamente velocità (si ipotizza sia arrivata anche a 120 km/h). Poi ha urtato con violenza contro l’ultimo pilone dell’impianto ed è precipitata per 30 metri. Quando è arrivata a terra ha rotolato per un centinaio di metri fermando la sua corsa sugli alberi. "Ogni notte, dopo l’ultima corsa, il sistema frenante della funivia veniva armato e disarmato. I tecnici usavano dei cunei per tenere separati i morsi. Certo, se quei cunei non fossero stati tolti domenica mattina, se il sistema non fosse stato armato, allora si spiegherebbe quell’accelerazione terribile fino al salto nel vuoto", dice oggi uno degli investigatori a La Stampa. Si parla anche di un attrezzo usato per le prove a vuoto della funivia, che impedisce alle ganasce di scattare. Si chiama “forchetta” o “ferro”. Quello sarebbe stato dimenticato, secondo questa ipotesi. 

Franco Corso, ingegnere di Cavalese, in Trentino, dirigente di servizio degli impianti a fune della ski area San Pellegrino, spiega oggi a Repubblica che il primo mistero da risolvere è il cedimento della fune traente: "Si tratta di materiali con grado di sicurezza 5, cioè progettati per resistere a carichi cinque volte superiori rispetto al massimo previsto durante l’esercizio normale. La rottura di una fune è un evento rarissimo: si può verificare, in linea teorica, quando la fune si impiglia, e la tensione supera il grado di sicurezza, oppure per un evento esterno". Mentre per il freno d'emergenza c'è un'unica spiegazione: "I freni dovrebbero essere sempre attivati, anche durante le corse di prova, ed entrare in funzione automaticamente se la cabina prende velocità. Ma se la cabina, in seguito a un contraccolpo, si stacca dalle funi portanti i freni potrebbero non essere efficaci perché le ganasce vanno ad agire proprio sulle funi portanti". È possibile disattivare il freno d'emergenza, ma può essere fatto per interventi di manutenzione e quando l'impianto è in funzione deve essere sempre attivato.

Il mistero del "forchettone": un errore umano dietro l'incidente della funivia Stresa-Mottarone?

Ecco quindi che ad oggi l'unica spiegazione possibile per l'incidente della funivia Stresa-Mottarone è quella di un errore umano. O meglio: mentre va spiegato il motivo della rottura della fune traente, la mancata attivazione del sistema d'emergenza che avrebbe dovuto fermare la cabina anche con il cavo rotto si può spiegare con la mancata rimozione dei cunei che vengono messi sul sistema frenante a fine giornata. Piergiacomo Giuppani, ingegnere elettrotecnico e tra i maggiori esperti in Italia di impianti a fune, dice a Repubblica che il cuneo, la forchetta, il forchettone o il ferro che serve a bloccarlo "si sarebbe trovato. O gli inquirenti lo troveranno, se è stato utilizzato". Se il ferro c'è, deve trovarsi ancora sul carrello secondo gli esperti. Il Corriere della Sera spiega che il "forchettone" blocca il sistema frenante, tenendo aperte le ganasce della fune portante.

Il forchettone si usa normalmente quando le cabine sono vuote e viene fatto un giro di prova senza vetturino per vedere se tutto funziona bene. In questo modo il gestore evita perdite di tempo nel caso in cui scatti il freno bloccando la cabina in mezzo al percorso, co- stringendo un operatore ad andare sul posto per disattivarlo. Succede per esempio quando salta la corrente o si verifica un guasto del sistema idraulico. Se c’è il forchettone, la vettura scende ugualmente. Se non c’è bisogna andarla a sbloccare ed è una complicazione. Tutto ciò a cabine vuote.

Se il freno d'emergenza avesse funzionato il disastro si sarebbe evitato, perché la cabina non avrebbe preso a correre veloce e incontrollata verso valle finendo per scarrucolare e precipitare una volta giunta al primo pilone. La presenza del forchettone sul freno d'emergenza può spiegare la mancata attivazione del sistema d'emergenza. 

In ogni caso si tratterebbe di una terribile e incredibile coincidenza di eventi. Il cavo traente che si rompe (per cause ancora sconosciute e incomprensibili) e il freno d'emergenza che non si attiva per un errore umano (proprio quel giorno, proprio quando si rompe la fune). Sabato pomeriggio era stato segnalato un guasto, poco prima dell’orario di chiusura della funivia. Un altro malfunzionamento era stato indicato il 7 maggio. Sono stati sequestrati tutti i documenti dell’impianto, le schede tecniche e ogni filmato delle tante telecamere presenti sulla linea. 

Come funziona il freno d'emergenza di una funivia 

Ieri nell'inchiesta sono finiti anche tutti i video delle telecamere del sistema di sorveglianza della struttura finita sotto sequestro, anche relativi ai giorni precedenti alla caduta della cabinovia. Nelle immagini a bassa definizione si vede anche l'ultima corsa verso l'alto interrotta a pochi metri dalla vetta quando si è spezzato il cavo trainante e la cabinovia ha 'scarrellato' verso il basso a velocità crescente dato che il sistema frenante di sicurezza non è entrato in funzione impedendo alla cabina di restare ancorata ai due cavi portanti.Oltre ai video di domenica, la procura ha deciso di sequestrare anche i filmati dei giorni prima per capire se si sia verificata qualche anomalia che possa spiegare l'incidente.

Il freno d'emergenza di una funivia sono il dispositivo di sicurezza più importante di qualunque altro in ogni mezzo che si muova sulle ruote. Si trovano ovunque in questo tipo di impianti, così come sugli ascensori. Che cosa li ha mandati in tilt? I racconti dei vecchi manovratori o quelli del personale di bordo, che un tempo viaggiava sui vagoncini, vanno tutti nella direzione di suggerire una questione. Che tira i ballo il motore che fa girare tutto l’impianto.

Solo con uno stop improvviso del motore «magari si è inchiodato» potrebbe spiegare la rottura del cavo. Ma è soltanto una ipotesi. Ed uno degli elementi che dovranno prendere in considerazione i periti, quando finalmente potranno controllare ogni singola parte della cabina, della sala di controllo, ispezionando i cavi, motori, e freni.

E infine c'è il retroscena della gara d'appalto del 2015 che aveva assegnato i lavori per la ristrutturazione. Si erano candidati Leitner e Ferrovie del Mottarone. Un altro soggetto si era accreditato ma poi aveva ritirato l'adesione perché riteneva che fosse necessaria una totale ristrutturazione dell'impianto, più di quanto previsto dal bando. E i costi sarebbero stati insostenibili. 

Errore umano o mancato funzionamento della frenata di sicurezza

Fra le ipotesi al vaglio dunque anche quella di un "errore umano" così come il mancato funzionamento del sistema di frenata di sicurezza. A riferirlo il procuratore capo di Verbania, Olimpia Bossi in riferimento all’inchiesta per omicidio plurimo colposo sull'incidente. "Non sappiamo - ha aggiunto - se c’è una scatola nera".

"Il giorno prima dell’incidente - spiega Bossi - ci è stato riferito che è stato un blocco dell’impianto, si è fermata la funivia e c’è stato un intervento per rimetterla in funzione. Se questo sia collegato o meno con l’incidente ancora non lo sappiamo, così come non sappiamo se erano presenti all’interno della cabinovia delle persone". Nei video del sistema di sorveglianza dell'impianto sequestrati dopo l'incidente, continua il procuratore capo, "si vede la funivia che improvvisamente torna indietro, sono immagini in bianco e nero e non particolarmente nitide".

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