Giovedì, 13 Maggio 2021
Operazione Donkey

Rubavano auto di lusso su commissione: 12 arresti, tra le "vittime" la Delta di Miki Biasion

La banda di ladri è stata sgominata dai carabinieri di Cremona: il gruppo, attivo in diverse province tra il Centro e il Nord Italia, riusciva a soddisfare in tempi molto brevi le richieste dei "clienti"

Il furto della Lancia Delta Integrale "Martini Racing" appartenuta a Miki Biasion

I carabinieri di Cremona hanno sgominato una banda specializzata nel furti su commissione di auto di lusso, supercar e auto d'epoca, che poi venivano rivendute o smontate in pezzi e spedite all'estero.  Dodici le persone in arresto: dieci di loro sono finite in carcere e due ai domiciliari, tutti su ordinanza di custodia cautelare firmata dal Gip di Cremona. La banda aveva colpito in diverse province italiane, da Cremona a Brescia, passando per Piacenza, Bergamo, Lodi, Milano, Monza-Brianza, Pavia, Parma e Torino.

Furti di auto di lusso su commissione: come agiva la banda

Nell'operazione Donkey, portata a termine dai carabinieri comandati dal maggiore Rocco Papaleo, è emerso il modus operandi dei ladri: da un carrozziere o da un collezionista d'auto arrivava la richiesta di una precisa tipologia di automobile. Una volta individuato il modello chiesto dal ''cliente'', la banda metteva in atto il piano per sottrarla, anche attraverso un periodo di monitoraggio delle abitudini di vita dei legittimi proprietari. Dei veri e propri professionisti che riuscivano, in un ristretto intervallo di tempo, a portare a termine questi furti ''mirati''. Tra le vittime della banda un'auto unica al mondo di altissimo valore, una Lancia Delta Integrale "Martini Racing" che era appartenuta al due volte campione mondiale di rally, il pilota italiano Massimo ''Miki'' Biasion.

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Come spiegato in una nota dai carabinieri, il destino delle auto rubate spesso non era soltanto la rivendita: ''I criminali si occupavano anche di rubare auto al fine di ''cannibalizzarle'' per carrozzieri o privati cittadini ma, nel corso del tempo, si era anche specializzato a soddisfare il mercato di nicchia, quello dei collezionisti veri e propri''. Secondo i militari, il gruppo era anche in possesso di attrezzature altamente professionali per di alterare le centraline elettroniche e di ''jammer'', dispositivi in grado di inibire gli allarmi delle abitazioni e disturbare le comunicazioni telefoniche dei centri in cui aveva individuato l’obiettivo da colpire, al fine di ritardare o impedire l’intervento delle Forze dell’Ordine.

''Nonostante il lockdown dovuto alla pandemia – sottolineano i carabinieri - il gruppo ha continuato ad operare anche con l’estero ed è riuscito ad esportare, soprattutto in Slovenia e Croazia, attraverso la collaborazione di un compiacente rivenditore sloveno, ingenti carichi di pezzi di ricambio provenienti dalla “cannibalizzazione” di autovetture rubate''. 

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