Venerdì, 30 Luglio 2021
Cronaca

G7 a Taormina, povertà nel mondo e cooperazione internazionale: poca conoscenza e molta incertezza tra gli italiani

Quali sfide attendono i leader al Vertice e qual è il punto di vista dell'opinione pubblica italiana prima di questo appuntamento? Un sondaggio Ipsos per ActionAid rivela come l'Italia guardi con ambivalenza al fenomeno della povertà del mondo e della cooperazione interanzionale

Il 50 per cento degli italiani considera gli immigrati come una minaccia e pensa che stiano rovinando le nostre tradizioni e la nostra cultura, ma al tempo stesso, mentre c'è chi grida sempre il famigerato "Aiutiamoli a casa loro", in molti ignorano la situazione degli aiuti per lo sviluppo ai Paesi poveri dati dall'Italia e cosa si muove a livello internazionale su immigrazione e sviluppo.

E' quanto rivela un'indagine condotta da Ipsos per ActionAid sull'interesse e la sensibilità degli italiani per il G7 e per i temi come la cooperazione interazionale, l'immigrazione e la Nuova Agenda 2030 delle Nazioni Unite. L'indagine è stata presentata nel corso di un evento organizzato da Action Aid a Roma, presso il Tempio di Adriano, dal titolo "L'Italia e il G7: come essere protagonista del nuovo scenario globale", insieme alla ricerca "L’ltalia e la lotta alla povertà nel mondo. Una leadership per un futuro sostenibile",giunta ormai all'undicesima edizione. 

"Con la Presidenza del Vertice il nostro Paese ha l’occasione di giocare un ruolo importante, contribuendo a ricostruire un clima di fiducia e mettendo in chiaro quelli che sono gli elementi irrinunciabili della convivenza sostenibile tra le nazioni", dice Marco Da Ponte, segretario generale di ActionAid Italia, che indica i tre punti fondamentali su cui i leader dei sette paesi più ricchi devono dare risposte concrete: "dare un segnale forte sulla questione delle migrazioni; dare sostanza e concretezza all’Agenda 2030 e agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile per diminuire diseguaglianze sociali e povertà, promuovendo lo sviluppo agricolo soprattutto in Africa; restituire un ruolo forte alla cooperazione internazionale investendo maggiori risorse".

Ma cosa pensano gli italiani in vista di questo nuovo appuntamento mondiale? Sono molti gli intervistati Ipsos che si dichiarono abbastanza interessati a temi di politica internazionale, ma poi questo orientamento non sembra tradursi in un reale coinvolgimento nei confronti di tematiche legate allo sviluppo sostenibile di Paesi poveri.

Il 21% degli intervistati non sa cosa è il G7 e ben due italiani su tre non sanno che si terrà a Taormina. La maggioranza inoltre non crede che il vertice contribuirà ad aumentare il prestigio internazionale dell'Italia. Quanto all'agenda 2030 e i singoli obiettivi di sviluppo sostenibile, appena il 5% sa di cosa si sta parlando e il 34% ammette di ricordare di averne solo sentito parlare dopo averne letto una descrizione. Tra le tematiche più importanti che il G7 dovrebbe trattare, per gli intervistati ci sono il lavoro e la crisi economica (26%), seguiti dalla gestione dei flussi migratori e dall'accoglienza dei rifugiati (18%). Proprio su questi temi, però, gli italiani sembrano avere una percezione della realtà che li circonda minata da timori e pregiudizi. Pochissimi sono a conoscenza degli aiuti per lo sviluppo ai Paesi poveri dati dall'Italia: il 79% del campione intervistato da Ipsos ammette di essere poco o per nulla informato sull'argomento mentre il 73% non è in grado di indicare l'ammontare in relazione al PIL stanziato dall'Italia per tali aiuti. 

Le opinioni degli italiani registrate da Ipsos sono spesso ambigue. Se la metà degli intervistati considera gli immigrati come una minaccia, il 63% è d'accordo ad accogliere chi è perseguito politicamente o scappa da guerre e fame. "Prevale però un generale atteggiamento di preoccupazione", spiega Nando Pagnoncelli, presidente Ipsos, durante il suo intervento al convegno di ActionAid. "Le preoccupazioni riguardano l'accesso al lavoro, ai servizi, la sicurezza, la minaccia di infiltrati terroristi e ora anche le malattie. Ma quando poi andiamo a chiedere se conoscono davvero qualcuna di queste persone, la riposta è: 'Sì, ma loro sono diversi'. La prospettiva cambia quando si confronta la quotidianità, fatta di badanti, artigiani, compagni di scuola dei figli o dei nipoti". 

Questo il punto di vista dell'opinione pubblica italiana prima dell'appuntamento del 26 e 27 maggio, quando sette Capi di Stato e di governo si incontreranno per dare una risposta efficace e di sistema alle tante sfide globali, dalle migrazioni alla fame nel mondo, dalla tutela dell'ambiente alla parità di genere.

Proprio l'empowerment femminile è stato al centro di molti degli interventi del convegno di Action Aid. "Non c'è altra strada che l'integrazione, specie per un continente come quello europeo, il più ricco del mondo ma anche in constante declino demografico, che si trova a 300 km da un'esplosione d'infanzia - ha detto Emma Bonino, politico di lungo corso e Co-Chair dell’European Concil on Foreign Relations - Bisogna rivedere il nostro welfare, completamente inadatto agli anni '20 del Duemila. Se non si affronta il problema demografico se ne esce. E l'unica strada è l'emancipazione femminile. Una parola che per molti paesi è ancora un tabu. Una buona integrazione da più sicurezza e consente di affrontare meglio lo sviluppo economico". 

Tante le sfide da affrontare, quindi, ma "è impensabile che possano essere gestite da singoli paesi e c'è bisogno di un approccio realistico e pragmatico che porti i potenti attorno a un tavolo per una assunzione di responsabilità", dice Elisabetta Belloni, segretario Generale del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, e questa spinta deve partire proprio dall'Italia. 

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