Giovedì, 23 Settembre 2021
SENTENZA DIAZ

G8 Genova: "Chi era coinvolto nella tortura ha fatto carriera"

Il presidente del Pd attacca l'ex capo della polizia del 2001: assolto dalle accuse di istigazione alla falsa testimonianza, dopo i fatti di Genova ha fatto carriera. Ma dei coinvolti nel caso Diaz non è l'unico

All'indomani della sentenza della Corte di Strasburgo, arriva l'attacco del presidente del Pd Matteo Orfini. La sentenza della Corte europea per i Diritti umani ha qualificato il blitz alla scuola Diaz durante il G8 di Genova come "tortura", accogliendo il ricorso di Arnaldo Cestaro, uno dei 92 manifestanti picchiati e arrestati ingiustamente, che adesso verrà risarcito per i danni permanenti subìti durante il blitz. Orfini non usa mezze parole e affonda un colpo dal suo account Twitter nei confronti del presidente di Finmeccacnica Giovanni De Gennaro:


UNA GRAN CARRIERA - De Gennaro, capo della polizia ai tempi del G8, è stato pienamente assolto dalle accuse di istigazione alla falsa testimonianza nelle indagini inerenti ai fatti del G8 di Genova e in particolare i fatti della scuola Diaz. Ma le polemiche sulle sue nomine non si sono mai spente perché, dopo quei fatti, è salito al vertice dei servizi segreti, poi a palazzo Chigi con Mario Monti (come sottosegretario per la sicurezza della Repubblica), infine alla presidenza di Finmeccanica, dove è stato designato da Enrico Letta e confermato da Matteo Renzi.

Insomma dopo la "tortura" De Gennaro ha fatto carriera. E non è l'unico: molti dei personaggi implicati in quello che successe nella scuola di Genova hanno effettivamente fatto carriera negli anni. Lo spiega anche Simone Pieranni sulle pagine de Il Manifesto:

Durante i pro­ce­di­menti i poli­ziotti a pro­cesso per l’irruzione nella scuola Diaz, hanno dato prova di grande "soli­da­rietà" tra di loro. Alcuni hanno pro­ved­duto a "coprirsi", pro­vando anche a modi­fi­care l’esito del pro­ce­di­mento, almeno secondo i pub­blici mini­steri di Genova. Nel frat­tempo le loro car­riere pro­gre­di­vano o, nel peg­giore dei casi, nulla acca­deva. 

In effetti dall'ex capo dell'Ucigos (Ufficio centrale per le investigazioni generali e per le operazioni speciali) Giovanni Luperi al direttore dello Sco (servizio centrale operativo della polizia di Stato) i massimi vertici delle forze dell'ordine in quei giorni hanno continuato a lavorare (nonostante i procedimenti penali in corso) e hanno fatto anche carriera

LE CARRIERE DEGLI ALTRI  - A gen­naio del 2014 il tri­bu­nale di sor­ve­glianza ha sta­bi­lito arre­sti domi­ci­liari tre dei "super poli­ziotti" con­dan­nati per i fatti della Diaz: Fran­ce­sco Grat­teri, Spar­taco Mor­tola e Gio­vanni Luperi. 

?Gratteri era nel 2001 capo dello Sco e fu riconosciuto nel 2006 durante una deposizione del processo per i fatti della Diaz da uno dei ragazzi che fu vittima del blitz. Gratteri fu promosso negli anni a capo dell’antiterrorimo ita­liano, poi que­store a Bari, ed oggi è ai domiciliari. Mortola dirigeva la Digos nei giorni del G8. Nel 2004 fu il primo poliziotto a essere condannato e ritenuto responsabile di aver picchiato un minorenne. Lui fu rinviato a giudizio per i fatti della Diaz insieme ad altri 28 colleghi ma intanto era diventato questore di Alessandria e poi questore vicario di Torino: nel 2010 guidò le forze dell'ordine durante le manifestazioni NoTav in Val Susa. Luperi invece era capo dell'Ucigos e fu indagato. Promosso a capo del dipartimento analisi dell'Aisi (Agenzia informazioni e sicurezza interna). 

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