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Mercoledì, 5 Ottobre 2022
Cronaca Turchia

Del Grande, Manconi: "Situazione aggravata", parte la mobilitazione per riportarlo a casa

Cresce la tensione fra Italia e Turchia per il caso del giornalista e scrittore arrestato. La compagna Alexandra D'Onofrio: "Gabriele Del Grande voleva incontrare siriani fuggiti in Turchia, il 9 aprile l'ultimo messaggio WhatsApp poi il silenzio".

"Era la mezzanotte del 9 aprile quando mi è arrivato l'ultimo messaggio WhatsApp di Gabriele".  La compagna di Gabriele Del Grande ha deciso di lanciare l'allarme dopo che il blogger italiano fermato in Turchia le ha raccontato di essere trattenuto da nove giorni senza un'accusa formale e senza la possibilità di parlare con un avvocato. Alexandra D'Onofrio, antropologa e regista, è anche madre dei due bimbi di 4 e 2 anni di Del Grande, ha avuto una sola telefonata con il compagno, fermato il 9 aprile dalle autorità turche. 

"Gabriele voleva incontrare siriani fuggiti in Turchia. Lui va zaino in spalla e chiacchiera, passa ore a parlare con le persone nella loro lingua senza mediatori, in maniera spontanea. "Quando è andato in Siria la prima volta, nel 2011, ero in apprensione. Ma da quando abbiamo bambini, era poco interessato ad andare al fronte. E ora era lì al confine turco per ricostruire in un libro la memoria di quella guerra. Non aveva alcuna intenzione di passare il confine con la Siria. Era lì vicino e aveva trovato storie importanti. Anche alla Farnesina mi hanno spiegato che i confini non sono ben segnalati, potrebbe avere sbagliato strada. Si tratterebbe di un reato amministrativo".

Le procedure per la liberazione di Gabriele Del Grande, però, “potrebbero non essere brevi poichè un quadro che sembrava tendente ad una soluzione positiva si è improvvisamente aggravato ed è per questo che riteniamo indispensabile la mobilitazione”, aggiunge Luigi Manconi, presidente della Commissione Diritti Umani del Senato, in conferenza stampa a Palazzo Madama insieme agli amici di Gabriele del Grande.

Nell’appello presentato in Senato si legge che è “necessario che le massime istituzioni del Paese si attivino con urgenza nei confronti delle autorità turche per garantire la tutela dei diritti di un proprio cittadino nonché di un professionista di altissimo spessore e valore civile. Chiediamo- conclude- che Gabriele torni quanto prima libero e possa riacquistare i suoi diritti di cittadino e giornalista”.

Manconi informa che da un colloquio avuto con l’ambasciatore turco in Italia è emerso che “il fermo sia legato a profili di sicurezza nazionale” e avverte che “l’attività della Farnesina, senza una vera e propria attività di vigilanza dei cittadini, sarà meno efficace”.

Il presidente della Commissione diritti umani del Senato sintetizza quindi cinque richieste per risolvere il caso. La prima è che “l’ambasciatore italiano ad Ankara possa incontrare Del Grande perché finora non ha potuto incontrare le autorità consiliari e questa è una gravissima violazione dei diritti”. La seconda richiesta è che un medico possa visitare Gabriele, la terza che “un avvocato di fiducia turco possa incontrare il prima possibile Gabriele ed accedere agli atti giudiziari, che non sappiamo neanche se esistono, per capire le accuse sulla base delle quali è stato fermato”.

La quarta richiesta è che Gabriele possa avere “relazioni assidue con i familiari e gli avvocati”, infine il ministro degli Esteri turco “che sei giorni fa aveva promesso una nota al nostro ambasciatore sui motivi del fermo dia seguito alla promessa”.

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