Lunedì, 18 Ottobre 2021
Cronaca Turchia

Gabriele Del Grande, l'avvocato: "Le autorità turche ci hanno impedito di vederlo"

Il presidente della Commissione per i Diritti umani Luigi Manconi riferisce di un colloquio telefonico con l'avvocato del giornalista bloccato in Siria da dieci giorni, che non ha potuto incontrare il viceconsole italiano di Ankara e il suo legale turco

Da più di una settimana Gabriele Del Grande è ancora bloccato in Turchia. Il giornalista e documentarista italiano è stato fermato dalla polizia lo scorso 10 aprile ad Hatay, vicino al confine sud-orientale con la Siria, e ora si trova in a Mugla, in un centro di identificazione ed espulsione sulle coste turche. Una delegazione del consolato italiano di Smirne si è recata nel centro di detenzione amministrativa dove Del Grande è trattenuto, conferma l'Ansa, ma l'incontro non c'è stato. "Il vice console italiano ad Ankara e il legale turco di Gabriele Del Grande sono andati nel carcere dov'è detenuto il giornalista italiano, ma le autorità turche gli hanno impedito di vederlo", ha riferito in una conferenza stampa al Senato il presidente della Commissione per i Diritti umani Luigi Manconi, che ha avuto un colloquio telefonico con l'avvocato di Del Grande, come riporta sempre l'Ansa.. L'invio di una rappresentanza consolare era stato disposto dal ministro degli Esteri, Angelino Alfano, mentre l'ambasciatore d'Italia ad Ankara, Luigi Mattiolo, ha trasmesso alle autorità turche la richiesta di visita consolare, come previsto dalla Convenzione di Vienna del 1963.

DEL GRANDE E' IN SCIOPERO DELLA FAME

Ieri gli è stato concesso di fare una telefonata, la prima dopo il fermo, la cui trascrizione è stata pubblicata sulla pagina Facebook del documentario "Io sto con la sposa", diretto da Del Grande nel 2014 insieme ad altri tre colleghi.

I miei documenti sono in regola, ma non mi è permesso di nominare un avvocato, né mi è dato sapere quando finirà questo fermo. Sto bene, non mi è stato torto un capello ma non posso telefonare, hanno sequestrato il mio telefono e le mie cose, sebbene non mi venga contestato nessun reato. La ragione del fermo è legata al contenuto del mio lavoro. Ho subito ripetuti interrogatori al riguardo. Ho potuto telefonare solo dopo giorni di protesta. Non mi è stato detto che le autorità italiane volevano mettersi in contatto con me

La sua situazione è in stallo e Del Grande ha annunciato uno sciopero della fame affinché vengano rispettati i suoi diritti.

#IOSTOCONGABRIELE

La Farnesina e l'Ambiasciata italiana ad Ankara stanno seguendo il caso "con la massima attenzione", fa sapere una nota del ministero degli Esteri, che chiede che il giornalista e documentarista "sia rimesso in libertà nel pieno rispetto della legge". Intanto su Twitter vola l'hashtag #iostocongabriele, per sollecitare l'intervento delle autorità italiane su quelle turche per ottenere il rilascio del giornalista. Sul caso sono intervenute anche la Federazione Nazionale della stampa italiana, il comitato Lsdi, l'Isf (Information safety and freedom) e diverse personalità del mondo della politica e dell'informazione. La prima pagina di oggi del quotidiano Il Tirreno è dedicata a Del Grande, con la richiesta: "Gabriele libero"

Il sindaco di Lampedusa, Giusi Nicolini, ha dedicato a Del Grande il premio Houphouet-Boigny per la ricerca della pace dell'Unesco per aver salvato la vita a numerosi rifugiati. Del Grande "è stato il primo attraverso un sito a contare i morti nel mediterraneo, quando ancora nessuno sapeva che si moriva nel mediterraneo. Adesso è prigioniero in Turchia, pretendo che il governo del nostro paese riporti a casa presto Gabriele". 

CHI E' GABRIELE DEL GRANDE

Nato a Lucca trentacinque anni fa, nel 2006 Gabriele Del Grande ha fondato l'osservatorio Fortress Europe, correlato da un blog, che raccoglie e cataloga tutti gli eventi riguardanti le morti e i naufragi di migranti africani nel Mediterraneo. Come giornalista, ha collaborato con l'Unità, Redattore Sociale, Peace reporter e Internazionale, per il quale nel 2013 ha realizzato un reportage sulla guerra civile siriana.  Ha scritto i libri "Mamadou va a morire", "Il mare di mezzo" e "Roma senza fissa dimora". Nel 2014, ha girato il documentario "Io sto con la sposa" insieme ad Antonio Augugliaro e Khaled Soliman Al Nassiry: è la storia vera di cinque profughi palestinesi e siriani che da Lampedusa cercano di arrivare in Svezia con la scusa di un finto matrimonio, per un viaggio di quattro giorni e tremila chilometri che li vedrà attraversare mezza Europa.

Quando è stato fermato dalla polizia turca, Del Grande si trovava nella zona per intervistare dei profughi siriani per il suo ultimo libro, "Un partigiano mi disse", un progetto finanziato tramite crowdfunding sulla guerra in Siria e la nascita dell'Isis "raccontate attraverso l'epica della gente comune in un intreccio di geopolitica e storytelling". 

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