Venerdì, 14 Maggio 2021

Pestato in strada dal branco perché gay: "Ecco come trattiamo quelli come te"

Forse c'è un gruppo di estrema destra dietro il pestaggio di Federico, 20 anni, preso a calci e pugni a Roma, vicino alla stazione Tiburtina. Il giovane ha parlato a RomaToday: "Non sono io che mi devo nascondere, ma loro"

Immagine d'archivio

Calci ai testicoli, ginocchiate alle costole e pugni al volto. Federico, 20 anni, fiorentino trapiantato a Roma da qualche mese, è stato massacrato di botte perché gay. L’aggressione giovedì scorso nei pressi della stazione Tiburtina.  

Erano le 17:30 circa, ero appena uscito dal lavoro. Il mio primo giorno – racconta Federico a Lorenzo Nicolini di RomaToday -. Stavo camminando in direzione di via di Portonaccio. Ero vestito normalmente, scarpe alla moda, una camicia ed una porta documenti, quando ho visto che 4 ragazzi mi seguivano". Prima gli insulti ("frocio di merda", "Ora ti facciamo vedere cosa facciamo ai froci a Roma"),poi le botte.

"Mi hanno preso alle spalle. Prima i calci, poi i pugni e mi hanno fatto cadere per terra". Federico si ripara come può. Il branco, famelico, lo attacca. Un calcio ai testicoli, ginocchiate alle costole e pugni al volto, dove il giovane ha riportato le ferite più evidenti. Uno di loro, finito il 'lavoro' gli ruba smartphone, documenti e portafoglio. Poi la minaccia: "Chiama le guardia e te venimo a cercà". 

“Ho gridato, nessuno mi ha aiutato”

"Ho gridato, chiesto aiuto. Nessuno è intervenuto. Ma non ce l'ho con chi, eventualmente, ha assistito alla scena. Mi è parso però strano che nessuno abbia notato la scena. Eravamo fuori Tiburtina, alle 17:30 del pomeriggio, non un posto isolato insomma". 

Dopo le cure in ospedale il ventenne è stato dimesso con una prognosi di cinque giorni. Ma non ha nessuna intenzione di stare zitto. Ha denunciato i suoi aggressori, che al momento restano ignoti. Uno di loro aveva una croce celtica tatuata sulla nuca, ma anche l'abbigliamento degli altri (anfibi e giacche nere) lascia pochi spazi a dubbi (anche se il 20enne non lo dice apertamente): è stata un'aggressione squadrista. Federico però non ci sta a farsi intimidire: "Non sono io che mi devo nascondere, ma loro. Roma è la città che ho scelto per vivere la mia vita".
 

Fonte: RomaToday →
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