Martedì, 11 Maggio 2021
Treviso

I genitori che ritirano i figli da scuola: "Se si contagiano finiamo in quarantena e addio lavoro"

Succede a Treviso. Alcune famiglie spingono per la didattica a distanza, ma una preside frena: "Possibile solo se lo studente vive una situazione di fragilità"

Foto archivio Ansa

Richieste di ritiro dei propri figli per paura dell'infezione, per non rischiare la quarantena che avrebbe conseguenze nefaste sui bilanci familiari: la scuola è anche questo ai tempi del coronavirus. Succede a Treviso, dove due studenti sono stati ritirati dalle rispettive scuole per paura del Covid-19. Se venissero contagiati tornando sui banchi di scuola - sostengono i genitori - tutta la famiglia sarebbe costretta a rimanere in quarantena tra le mura di casa. E non possono più permetterselo perché - dicono - perderebbero il lavoro.

"Non possiamo permetterci che nostra figlia si infetti - racconta una mamma proprietaria di un centro estetico al quotidiano Il Gazzettino -. Il Covid ha messo in ginocchio il nostro negozio, non resisteremmo ad un'altra chiusura". A spaventare i genitori dei ragazzi che non si siederanno sui banchi di scuola alla riapertura a settembre non ci sono però solo i problemi economici: come racconta la preside del liceo classico e linguistico Canova, "in un caso la preoccupazione è data dal fatto che nel nucleo famigliare c'è un elemento fragile e si teme che lo studente possa contagiare il congiunto".

I dirigenti scolastici di Treviso spiegano che stanno assistendo a casi di genitori che ritirano dalla scuola i figli anche per questo motivo. Nonni, pazienti oncologici o immunodepressi: le persone che convivono con una di queste categorie "a rischio contagio" si stanno orientando sempre di più verso le lezioni da privatista. E crescono anche le richieste per la didattica a distanza, nonostante le forti contestazioni ricevute nella parte conclusiva dello scorso anno scolastico.

L'opzione della "dad" però non può essere attivata con una semplice richiesta da parte dei genitori, ma deve essere accompagnata da problemi e motivazioni certificate. "Entrambi i casi che ci sono capitati - racconta la preside - hanno chiesto di poter usufruire della didattica a distanza, ma per legge questo è possibile solo se è il ragazzo a trovarsi in condizioni di fragilità". 
 

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