Mercoledì, 4 Agosto 2021
Cronaca Salerno

Cade cinque volte in clinica e muore in ospedale: 9 medici a processo

Il caso a Nocera Inferiore, nel salernitano. Nove persone tra medici e infermieri sono state rinviate a giudizio per omicidio colposo

Villa Chiarugi

Dopo due settimane di ricovero era morto in ospedale, ma prima era caduto almeno cinque volte dal suo letto a Villa Chiarugi. Con l'accusa di omicidio colposo sono state rinviate a giudizio nove persone, tra medici ed infermieri, della struttura sanitaria di via Atzori. Il processo comincerà il prossimo 13 luglio. La persona deceduta si chiamava Gennaro Barba ed aveva 88 anni.

La morte avvenne all’ospedale Umberto I, verso la fine di luglio 2012. Le indagini condotte dal sostituto procuratore Ernesto Caggiano individuarono per i nove indagati gravi responsabilità che avrebbero, in una fase successiva, aggravato il quadro clinico del paziente. Tra il 4 e il 5 luglio vengono circoscritti i fatti: Gennaro Barba era ricoverato al centro per problemi di natura neuropsichiatrica. A distanza di un giorno, cadde cinque volte dal letto: alle 7.30, poi alle 16.07, 17.00, 22.15 e all’01.00. Ma fu dopo la prima caduta che per la Procura sarebbero state evidenti le mancanze del personale sanitario.

Le accuse a medici ed infermieri

Nessuno degli indagati si sarebbe mosso o impegnato nell’evitare nuove cadute, come piazzare una «tempestiva applicazione di barre di contenzione al letto a seguito della prima». Se gli infermieri furono definiti «inermi», non avrebbero fatto meglio i medici, che «operarono il trasferimento in ospedale quando le condizioni del paziente erano palesemente gravissime». Gli stessi non avrebbero tuttavia svolto neanche quegli approfondimenti di tipo clinico necessari - secondo le indagini ed una perizia medico legale - per risalire alle cause di quelle cadute. Né avrebbero vigilato sulla «necessaria ma mancata applicazione di misure assistenziali».

Quando Gennaro Barba fu trasferito in ospedale, il personale di Villa Chiarugi non dialogò preventivamente con quelli dell’Umberto I. Secondo la Procura, i medici avrebbero dovuto prevedere con il trasferimento anche una lettera di accompagnamento che indicasse la diagnosi del paziente, il motivo del ricovero e i farmaci da assumere per «agevolare il tempestivo intervento del presidio sanitario ricevente». Diciassette furono i giorni di ricovero, poi sopraggiunse la morte. Le cadute di cui fu vittima l’ottantottenne favorirono l’insorgenza di una «emorragia sub aracnoidea», che a sua volta avrebbe aperto la strada ad una malattia polmonare. 

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