Venerdì, 18 Giugno 2021
La storia

Giada, vittima di abusi dal parroco: "Ma solo fino a 14 anni, poi per la giustizia ci fu consenso"

Il caso di Giada Vitale approda in un incontro alla Camera. Il prete è stato condannato in via definitiva a 4 anni e 10 mesi di reclusione per ciò che è avvenuto prima che la ragazza compisse 14 anni, mentre il secondo procedimento a suo carico è stato archiviato. "Sono alla ricerca di giustizia, io non mollo", dice la giovane a Today

"Sono Giada Vitale e sono stata vittima di abusi sessuali dall’età di tredici anni fino all’età di diciassette. Anni di abusi e una giustizia parziali". Si presenta così Giada Vitale. Ad abusare di lei è stato l’ex parroco della chiesa di Portocannone (Campobasso), don Marino Genova, all’epoca 55enne, condannato in via definitiva a 4 anni e 10 mesi di reclusione per gli abusi commessi sulla ragazza prima che Giada compisse 14 anni. Pochi mesi appena. Dal giorno successivo al compimento dei 14 anni fino ai 17, prima che la ragazza trovasse il coraggio di denunciare, secondo i giudici Giada è stata "consenziente" e quello che ci fu tra lei e il ben più adulto don Marino non sarebbe stato un abuso bensì una relazione tra persone consenzienti.

I fatti risalgono al 2009, quando gli abusi sono iniziati, per poi proseguire fino al luglio 2012. Poi Giada ha trovato la forza prima di confidarsi con un'altra parrocchiana e poi di denunciare sia al vescovo di Termoli sia alla Procura cosa era successo. Don Marino Genova è stato sottoposto a due differenti procedimenti, uno esclusivamente per gli abusi commessi su Giada Vitale fino ai suoi 14 anni, e un secondo, riguardante i fatti successivi al suo 14esimo compleanno, che è stato archiviato. Il mese scorso la Procura di Larino ha detto no alla riapertura delle indagini sugli abusi denunciati da Giada Vitale dai 14 anni fino ai 17.  

A settembre 2020 l’onorevole Stefania Ascari del Movimento 5 Stelle, insieme alla collega Rosa Alba Testamento, ha presentato un'interrogazione parlamentare sul caso di Giada Vitale, nella quale, ricostruendo le tappe della vicenda, ha ricordato anche che la ragazza, orfana di padre da quando aveva tre anni e mezzo, dopo la sua denuncia è stata oggetto di bullismo, insulti, isolamento, accusata di essere una calunniatrice, anche dai suoi stessi compaesani. Oggi Giada Vitale era alla Camera, a un incontro organizzato proprio da Ascari e Testamento, per portare la sua testimonianza all’interno delle istituzioni e chiedere che sul suo caso sia fatta giustizia. Con lei c’erano anche i suoi avvocati, il penalista Francesco Stefani e la civilista Melody Ciattini, che hanno parlato della situazione, ripercorrendo i percorsi accidentati di questi anni, insieme anche alla criminologa e psicoterapeuta Luisa D’Aniello, che ha seguito il caso. L'incontro è stata l'occasione per dare maggiore risalto alla storia di Giada Vitale e parlare del concetto di "consenso" alla luce della sua vicenda. Non è un caso che fosse presente anche Maria Gabriella Carnieri Moscatelli, presidente dell’associazione Telefono Rosa.

"La stessa Cassazione che ha condannato don Marino Genova ha fatto presente che il tribunale di Larino poteva approfondire con un’istruttoria dibattimentale i fatti", ha ricordato l’avvocato Stefani. "Pensavamo ci sarebbe stato un minimo di apertura, che il pm titolare delle indagini disponesse un incidente probatorio o facesse espletare una perizia che non è mai stata fatta, quando in un caso del genere si tratta di un passo dovuto. La pm ha deciso di rigettare richiesta di riapertura delle indagini pochi giorni dopo che era stata presentata, dicendo in sostanza che adesso non è più possibile effettuare alcuna perizia perché non si possono fare perizie 'ora per allora'", ha aggiunto il legale, che ha poi ribadito: "Noi non ci arrederemo".

"Dopo anni, Giada ha trovato coraggio e fiducia per confidarsi prima con una parrocchiana e poi con la Procura e il vescovo. Questo dimostra quanto sia devastante l’impatto che una violenza ha sulla psiche di una persona. Bisogna ribadirlo e sottolinearlo, qui, all’interno delle istituzioni", ha detto Ascari durante l’incontro. Quando ha denunciato Giada aveva 18 anni, "quattro in più di quanti ne aveva quando il prete la portò per la prima volta in sagrestia" e da lì è iniziata una "drammatica storia giudiziaria che vede scontrarsi da un lato il sacerdote e dall’altro la vittima riconosciuta tale solo fino alla soglia dei 14 anni", ha aggiunto la deputata, impegnata nel contrasto alla violenza di genere e prima firmataria e relatrice della legge cosiddetta Codice Rosso. Giada, ha detto, "è una vittima che di fatto viene trasformata in complice dalla giustizia italiana. Oggi è un'occasione di riflessione per noi legislatori all’interno di Parlamento e per chi a vario titolo si occupa di norme, di diritto e di come viene amministrata la giustizia in Italia. Una vicenda che ci spinge ad avviare una profonda analisi sul concetto di consenso all’interno di una relazione e in situazioni di violenza e abusi". 

"Sull’attenzione alla vittima c’è da lavorare. Il problema è ancora oggi soprattutto culturale - ha detto poi l’onorevole Ascari a Today - Noi come legislatori non abbiamo la bacchetta magica e non possiamo dare vita a una legge perfetta, ma a una legge che sia più condivisa e che dia tutti quei suggerimenti, quelle best practises che vadano a tutelare la vittima nel miglior modo possibile". Ascari è una delle voci che all'interno del M5S hanno commentato in maniera molto critica il video del fondatore Beppe Grillo per difendere suo figlio Ciro accusato di violenza sessuale di gruppo. Quel video, ha ribadito a Today, lei "non lo avrebbe fatto". "Ho detto che a mio avviso quella era una vicenda che doveva essere circoscritta allo sfogo umano di un padre ma che dal punto di vista delle battaglie che noi stiamo facendo all’interno del Parlamento, come donne, come parlamentari e come M5s, il messaggio deve essere chiaro: bisogna denunciare. La violenza è così devastante e con un impatto orribile che spesso per metabolizzare ci vogliono anche anni, tanto che ho presentato una proposta di riforma della legge Codice Rosso per estendere a due anni il lasso temporale in cui si può presentare denuncia". 

"Sono passati quasi dieci anni e sento un dolore profondo. Sono alla ricerca di giustizia, sono qui in Parlamento. Io non mollo, continuerò a combattere perché è un mio diritto. Chi ha sbagliato deve pagare. Io non mi fermo", ha detto Giada Vitale a Today

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