Martedì, 23 Luglio 2024
Serial killer

Uccideva e seppelliva donne nei campi: ora Gianfranco Stevanin chiede permessi premio

Gli avvocati di Gianfranco Stevanin, il "mostro di Terrazzo" condannato all'ergastolo per violenza sessuale l'omicidio e l'occultamento di almeno sette donne, hanno chiesto allo psichiatra Alessandro Meluzzi una consulenza, per poter poi chiedere permessi premio di uscita dal carcere di Bollate

Seppelliva le vittime, tutte donne, nei campi dietro casa e nel 1994 venne arrestato e condannato all’ergastolo. Gli avvocati di Gianfranco Stevanin, il "mostro di Terrazzo" condannato all'ergastolo per violenza sessuale, omicidio e occultamento dei cadaveri di almeno sette donne, hanno chiesto al noto psichiatra Alessandro Meluzzi una consulenza. L'obiettivo è poter poi chiedere permessi premio di uscita dal carcere di Bollate, dove è recluso.

L'istanza - riporta oggi il Corriere del Veneto - è stata avanzata al Tribunale di Sorveglianza di Milano dall'avvocato Francesco D'Andria, difensore di Stevanin, che oggi ha 62 anni e sarebbe un "detenuto modello". "Se c'è uno psichiatra libero dai preconcetti - ha affermato il legale - è proprio lui".

Una precedente richiesta di permesso era stata presentata e respinta nel 2017, quando una perizia della Casa di reclusione di Milano aveva definito quella di Stevanin "una personalità oscillante tra il narcisistico e l'istrionico, che mira a una realizzazione delle sue spinte, con dispregio della realtà e delle vite degli altri". Secondo D'Andria, invece, "Stevanin non è un mostro ma un essere umano e, se gli psichiatri confermeranno che non è più pericoloso, merita di ottenere i primi permessi premio per uscire dal carcere".

In carcere a Bollate ha frequentato corsi per fare il giardiniere. A Terrazzo la casa “degli orrori” è stata abbattuta, il campo completamente dissodato. Resta solo la rimessa, il capanno degli attrezzi dove i carabinieri scoprirono montagne di materiale pornografico e una scatola con i peli pubici delle vittime. Stevanin è in carcere da quasi 30 anni. Il suo caso ebbe grande risalto su molti media nazionali e sollevò un dibattito sulla questione dell'incapacità di intendere e volere.

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